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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1590. Lo sconosciuto n. 89 [Jack Ryan 3] (Unknown Man no. 89, 1979) di Elmore Leonard [22 luglio 1979] Traduzione di Ornella Bobba
Inoltre contiene il racconto:
Nemesi (What’s That Word?, da “EQMM”, giugno 1979) di Dorothy A. Collins

La trama:

Non è a caso che Jack Ryan sia conosciuto come il migliore ufficiale giudiziario di Detroit. Conosce a fondo il suo mestiere, riesce a scovare chiunque ha un segreto: non si lascia mai coinvolgere. Ryan mantiene sempre le debite distanze dalle persone con cui ha a che fare per motivi professionali; sempre, a meno che non si tratti di una bionda sexy e vulnerabile. Il lavoro che Ryan deve fare per Perez, un «gentiluomo» della Louisiana, prende il via come tutti gli altri. Deve semplicemente trovare un azionista scomparso. In cambio, Ryan sarà ricompensato profumatamente. Ma prima di rendersi conto di quello che sta accadendo, finisce per trovarsi ad essere il terzo componente di un triangolo di loschi individui, tutti sulle tracce dell’azionista, e per di più pronti a uccidere chiunque intralci loro il cammino. Tuttavia sarà solo dopo l’incontro di Ryan con la bella Lee che la missione diventerà qualcosa di diverso dalla semplice routine. Infatti, la vita sregolata di Lee susciterà in lui non solo pietà, ma un grande amore che lo spingerà a rischiare la vita per l’alta posta in gioco.

L’incipit:

Una volta, un amico gli aveva detto: – Sì, ma almeno tu non devi ingoiare rospi.
E Ryan gli aveva risposto: — Da come stanno andando le cose, ho l’impressione che presto dovrò ingoiarne anch’io.
Questo era capitato parecchi anni prima. Ryan se ne ricordò un mattino appena sveglio, e decise che era ora di alzare i tacchi e di mettersi in cerca di qualcosa da fare.
La sorella gli diede un passaggio fino alla periferia di Detroit, dove si vendevano all’asta le auto della polizia. Per duecentocinquanta dollari si comprò una Cougar bianca e marrone del ’70, che alla sorella non piacque, perché aveva quattro fori di proiettile sulla portiera sinistra. Ma a Ryan non importava, anzi, gli piaceva proprio per quel particolare.
L’amico che gli aveva parlato di quell’asta, era un agente di polizia, uno coi capelli lunghi, che girava in blue-jeans, con un grosso revolver sotto il giubbotto di cuoio, e che lavorava nel Reparto Investigazioni Criminali, Dick Speed. Dick portò Ryan a visitare il palazzo di Giustizia e gli spiegò quel che succedeva dietro le aule del tribunale ; gli parlò degli ufficiali giudiziari, di come riuscissero a cavarsela piuttosto bene, se non si scocciavano ad andare in macchina tutto il santo giorno. Da come ne parlava, non sembrava un lavoro troppo duro.
Ryan conobbe alcuni ufficiali giudiziari, e li osservò con attenzione per vedere se qualche particolare poteva rivelare il loro lavoro. Decisamente, no. Potevano sembrare operai a una catena di montaggio, o fattorini alle prese con le consegne. Uno solo lo colpì, un piccolotto, una specie di ebreo grasso, sempre in abiti sportivi, che sembrava conoscere tutti in quel tribunale. Si chiamava Jay Walt, e dava l’impressione di essere sempre molto sicuro di sé.
Ryan aveva allora trentasei anni, e cominciava a chiedersi se non era davvero lo spostato che dicevano sua sorella e suo cognato, e se per caso non avevano veramente ragione gli altri, quelli che lavoravano regolarmente dalle nove del mattino alle cinque di sera.

L’autore:

L’americano Elmore Leonard è nato a New Orleans, Louisiana, l’11 ottobre 1925. Ha studiato all’Università di Detroit. Dal 1943 al 1946 ha prestato servizio nella Marina degli Stati Uniti. Nel 1949 ha sposato Beverly Cline dalla quale ha divorziato nel 1977. Nel 1979 secondo matrimonio con Joan Shepard dalla quale ha avuto due figlie e tre figli. Lavori svolti: dal 1950 al 1961 copyright presso l’agenzia pubblicitaria Campbell Ewald di Detroit. 1950-1961 scrittore di documentari educativi per le scuole. 1963-1966 Direttore della Elmore Leonard Advertising Company e infine dal 1967 scrittore a tempo pieno. Nel 1984 ha vinto il premio Edgar Allan Poe dei Mystery Writers of America.
Romanziere prolifico e poliedrico, che ha operato con successo nei vari campi della narrativa popolare, Elmore Leonard è anche uno scrittore che sa cogliere perfettamente lo spirito del suo tempo. Pochi scrittori di crime novel sono così sensibili e percettivi delle specifiche tensioni della vita urbana nell’America del XX secolo. Al di là dell’analisi del costante enigma del comportamento umano, i suoi libri non forniscono misteri nel senso usuale. Anche se descrivono il lavoro dei poliziotti, certamente non possono essere definiti dei police- procedural. Sono invece intense storie di rapine a mano armata, delitti, traffico di droga, truffe, di investigatori e delinquenti, di tribunali. In sostanza di crimini autentici perpetrati contro gente credibile. La sua opera si distingue soprattutto per la sua sottesa eleganza, la supposizione che il lettore sia perfettamente conscio del mondo che lo circonda e quella sorta di spontaneità e di naturalezza che è il marchio inconfondibile della sua professionalità. Dai suoi romanzi traspare inoltre una profonda conoscenza della materia, dei luoghi e degli scenari, dei metodi di crimine e di indagine e della gente di ogni ceto sociale. I luoghi preferiti sono la Florida e, soprattutto, la tormentata città di Detroit, visitata in tutte le sue contraddizioni, dal ghetto suburbano ai quartieri alti le cui atmosfere riesce a catturare con la potenza e l’ardore di un moderno Dickens. E si trova a suo agio in una stazione di polizia o in un superattico, e allo stesso modo con eccentrici miliardari o con squallidi commessi viaggiatori. I suoi delinquenti, i suoi ruffiani, i galeotti e gli informatori, allibratori e narcotrafficanti, ex marines, poliziotti in pensione, bari agiscono, e soprattutto parlano, come noi sappiamo, o pensiamo che dovrebbero parlare. Leonard appartiene a quella scuola di narrativa Hemingway-Hammet-Cain. E anche se privo di una particolare eloquenza, il linguaggio di Leonard è terso e funzionale, il suo dialogo è realistico.
Leonard scrive da molti anni ma soltanto recentemente è stato scoperto dalla critica ufficiale come da tempo avrebbe meritato. Ora è considerato, e in effetti è, una delle punte della crime fiction mondiale.
A suo credito va comunque il fatto che nonostante sia diventato una star, lui continua a scrivere lo stesso genere di libri che ha sempre scritto, riuscendo a mantenere un ottimo livello sia quantitativo sia qualitativo (dal saggio di George Grella in XX Century Crime & Mystery).

L.

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