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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante.

L’illustrazione di copertina è firmata da Manuel Prieto.

La scheda di Uruk:

2015. La paga del peccato (The Month of the Mangled Models, 1977) di Robert Player [13 settembre 1987] Traduzione di Rita Botter Pierangeli
– Inoltre contiene:
Incontri al Mystfest 1987: Lina Wertmüller, di Lia Volpatti
– Inoltre contiene i racconti:
[Omaggio a Sherlock Holmes] Il mistero delle paludi del “Fox Tor”, di Sergio Kraisky
Il secondo colpo (The Second Shot, da “EQMM”, settembre 1984) di John Lutz

La trama:

La grande stagione londinese si apre, come di solito, con il banchetto della Royal Academy. E il mondano principe di Galles è circondato dal fior fiore della società inglese. Ma, come un lampo che laceri il sereno, uno scandalo improvviso: il cadavere di una ragazza nuda viene trovato in cima alla grande scalinata, con addosso un messaggio minaccioso per chi osa peccare. E poi, altri morti, tutti giovani: sui gradini della casa di Rossetti a Chelsea, e nel castello di Kelmscott, e nella casa di William Morris. E a Parigi, e poi di nuovo a Londra, E sempre, il messaggio minaccioso. I tentativi di risolvere gli omicidi sono cauti e confusi. Tanto per cominciare, l’elenco dei possibili sospetti include troppi nomi illustri. E poi, la polizia di Londra è ancora agli inizi di quella che sarà una luminosa carriera, e non sa muoversi. Già perché questo è un giallo d’epoca, che si svolge nel periodo in cui il genere nacque, ricostruendo l’atmosfera magica e spaventosa assieme degli anni in cui il mistero era veramente mistero.

L’incipit:

Lo chiamarono “giugno maledetto”. Quell’anno la primavera era stata calda ed ora si era d’estate, una torrida estate dell’epoca vittoriana. Il Banchetto annuale della Royal Academy fu il primissimo evento della Stagione londinese. L’inaugurazione pomeridiana si era conclusa. La Regina aveva fatto la sua consueta visita, aveva comperato il solito Landseer e se n’era andata. In quel momento circa centocinquanta gentiluomini molto compiaciuti di se stessi, erano seduti intorno a una tavola apparecchiata con vasellame d’oro nella Galleria Grande della Burlington House. Erano state servite otto portate. I discorsi erano terminati. Il brindisi alla regina era stato fatto e adesso l’aria era profumata delle esalazioni del brandy e aveva preso un colore azzurrognolo per il fumo dei sigari. La cordiale e deliziosa euforia, penultimo stadio della convivialità, stava già trasformandosi in sonnolenza e le chiacchiere erano diventate un mormorio confuso. Più tardi sarebbe subentrato l’oblio.
Oltre la doppia porta di mogano che portava dalla Galleria Grande allo Scalone d’Onore, e poi giù fino all’atrio, regnava il silenzio. Sia le scale sia l’atrio erano deserti. Non c’era nessuno. Nessun essere vivente, cioè.
Solo fuori, nel cortile, sotto le stelle di una calda estate, c’era una fila di poliziotti in piedi e in silenzio. Di sopra, dopotutto, c’erano un paio di principi e una mezza dozzina di ambasciatori che avevano diritto a una parvenza di guardia del corpo. Nel cortile, le carrozze erano allineate ruota contro ruota, i cocchieri ornati di coccarde sedevano eretti sui loro sedili, mentre i lacchè erano in piedi accanto alle teste dei cavalli. Al chiarore delle lampade a gas tutto scintillava: cavalli lustri, carrozze lustre e cilindri lustri. Di tanto in tanto, in quella calda e afosa notte di giugno, greve per l’odore di escrementi equini, si udiva il rumore di un animale che mordeva il freno o picchiava con gli zoccoli sui ciottoli.
Più raramente e in lontananza, da Piccadilly, giungeva il rumore di ruote ghierate o il tintinnio di un calesse. Ma quello era solo l’inizio della Stagione. Non c’erano stati ancora balli e cene nelle grandi dimore di Mayfair e di Belgravia. Mancavano ancora tre o quattro ore prima che i carri passassero, goffi e pesanti, per raggiungere Smithfield o Convent Garden. Perciò, anche se era appena mezzanotte, il traffico era molto scarso. In strada non accadeva niente; solo un postino al suo ultimo giro e alcune prostitute, con i loro pallidi vestiti estivi e i lunghi boa che scintillavano come lanterne cinesi sotto i lampioni, dove attendevano gli artisti.

L’autore:

Robert Player è lo pseudonimo di Robert Furneaux Jordan. Nato a Birmingham, Warwickshire, il 10 aprile 1905, Player studia al King Edward VII di Birmingham, alla School of Art della sua città natale, alla Architectural School di Londra, dove si laurea nel 1928. Nel 1965 si sposa con Eira Furneaux Jordan. Insegna all’università di Leeds in Inghilterra e alla Syracuse University di New York.
Per anni tiene una rubrica fissa di architettura sull’“Observer”. Noto architetto – è membro del Royal Institute of British Architects – ha uno studio tutto suo che gli permette di vivere senza problemi finanziari. Fra le sue letture preferite, soprattutto quando intende rilassarsi dal troppo lavoro, i romanzi polizieschi. Tanto che gli nasce la voglia di scriverne qualcuno di tanto in tanto. Il primo nel 1945 The Ingenious Mr. Stone e altri quattro negli anni Settanta: da The Homicidal Colonel a The Month of the Mangles Models scritto nel 1977, un anno prima della morte avvenuta il 14 maggio 1978.
Lo scrittore ha pubblicato con il suo vero nome molte opere relative alla sua professione: da The Charm of the Timber House a The Picture History of the English House e Le Corbusier.
«Nei suoi gialli» ha scritto un critico «Robert Player non è mai convenzionale e non ricorre al personaggio fisso di un detective.»

L.

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