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Arriva in libreria un nuovo grande romanzo inedito di Georges Simenon.

La scheda di Uruk:

Il sospettato (Le suspect, 1938) di Georges Simenon [14 febbraio 2019] Traduzione di Marina Karam

La trama:

Quando, in una notte di pioggia scrosciante, Pierre Chave attraversa illegalmente la frontiera tra il Belgio e la Francia (dov’è ricercato per diserzione), non ignora che la sua sarà una corsa contro il tempo: per evitare che una bomba scoppi in una fabbrica di aerei nella periferia di Parigi, facendo decine di vittime innocenti, deve a ogni costo riuscire a trovare Robert, il «ragazzino» fragile, infelice e bisognoso di affetto – Robert che, dopo averlo venerato come un maestro, si è sottratto alla sua influenza lasciandosi indurre a compiere un attentato. Lo scopo di Chave non è soltanto salvare gli operai della fabbrica, ma impedire che Robert si macchi di una colpa orrenda. Perché, pur credendo fervidamente nell’ideale anarchico, aborre la violenza, ed è persuaso che il terrorismo come metodo di lotta politica sia una strada senza uscita. L’uomo è consapevole che la sua è una missione quasi disperata: su di lui pesano infatti i sospetti della polizia, e insieme quelli dei suoi stessi compagni, convinti di essere stati traditi.
Un romanzo à bout de souffle, uno dei pochi di Simenon, ha scritto André Gide, in cui il protagonista agisce dall’inizio alla fine «spinto da una volontà ferrea».

L’incipit:

Doveva essere fuori di sé, il portiere, se Chave, nonostante la distanza che li separava – una porta, una scala, un corridoio -, poté sentirlo gridare al telefono:
«Ma è in palcoscenico, gliel’ho già detto!».
E magari fosse stato solo per il portiere e per quel telefono insistente, che fin dall’inizio del primo atto continuava a squillare!… Ma poi, perché il portiere, invece di sgolarsi in quel modo, non staccava la cornetta?
Chave indietreggiò di qualche centimetro, perché uno spettatore in prima fila, incuriosito dalla sua presenza, si era chinato in avanti per vederlo meglio. Chave seguiva meccanicamente sul copione il testo che gli attori stavano recitando e allo stesso tempo si occupava di un mucchio di altre cose, come se possedesse più di un cervello.
Innanzitutto continuava a chiedersi se era morbillo o no Sua moglie gli aveva telefonato alle cinque, dopo la visita del medico. Anche allora il portiere si era messo a sbraitare: è vero che lo spettacolo non era ancora iniziato, ma era comunque il momento cruciale delle prove. Il medico si era limitato a dire che le cose si sarebbero chiarite entro un paio di giorni.
Intanto Pierrot era a letto, rosso e febbricitante, con una strana espressione imbronciata, una sorta di rimprovero agli adulti impotenti.
«Tocca a te!» sussurrò Chave a un collega vestito da guardia municipale, con i baffi tenuti su da fili che gli attraversavano le guance.
Poi alzò le spalle in risposta all’occhiata furibonda che il grande attore venuto da Parigi lanciava verso le quinte. Era forse colpa sua se non aveva trovato una tromba? Mica poteva fare tutto lui: il direttore di palcoscenico, l’attrezzista, il suggeritore e, per giunta, anche la parte del «terzo viveur».

L.

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