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Scomparso nel nulla da trent’anni, finalmente il 5 febbraio 2019 ha rivisto la luce un romanzo dimenticato di Donald E. Westlake, grazie alla britannica Titan Books e alla sua collana di romanzi “Hard Case Crime“: chissà se tornerà mai in Italia Brothers Keepers.

L’unica apparizione italiana nota del romanzo risale al 1977, quando la storica Editoriale Corno l’ha presentato con il titolo Dio ce l’ha dato, guai a chi lo tocca, tradotto da Maria Luisa Bocchino.

La copertina, in pieno stile Hard Case Crime, è un omaggio di Paul Mann al pulp classico.

La scheda di Uruk:

Brothers Keepers (1975) di Donald E. Westlake [5 febbraio 2019]

La trama in traduzione esclusiva:

Cosa farà un gruppo di monaci quando il loro secolare monastero a New York è minacciato di demolizione per fare spazio a nuove costruzioni? Nulla di lecito. “Non rubare” è l’unico Comandamento che vada infranto davanti a ciò che minaccia il luogo sacro.
Tornando in libreria per la prima volta dopo trent’anni, Brothers Keepers presenta non solo un romanzo capolavoro di commedia di uno dei più amati scrittori mystery di tutti i tempi, ma anche una meditazione sorprendentemente appassionata sulla perdita, la tentazione e su come trattiamo il nostro prossimo.

L’incipit in traduzione esclusiva:

«Mi perdoni, Padre, perché ho peccato. Sono passati quattro giorni dalla mia ultima confessione.»
«Sì, sì, vai avanti.»
Perché sembra sempre così impaziente? Di corsa, di corsa, di cosa: non è questo l’atteggiamento giusto. «Be’», dissi, «vediamo.» Cercai di non tremare. «Ho avuto un pensiero impuro», dissi, «martedì pomeriggio, durante una pubblicità deplatoria vista in TV.»
«Una pubblicità deplatoria?» Ora sembrava esasperato; già era seccante annoiarlo, all’apparenza, senza bisogno di lasciarlo sconcertato.
«È una pubblicità», dissi, «in cui una ragazza bionda con un accento svedese applica una crema depilatoria sl volto di un ragazzo dalla mascella prominente.»
«Prominente?» Più sconcertato che esasperato, stavolta; almeno avevo attirato la sua attenzione.
«Uh, significa marcata. Una mascella larga, accentuata.»
«Ha qualcosa a che vedere con il peccato?»
«No, no. È che pensavo, uh, pensavo volesse sapere, uh…»
«Questo pensiero impuro», disse, parlandomi addosso, «ha a che vedere con la donna o con l’uomo?»
«La donna, naturalmente! Cosa pensa?» Ero scioccato; non ti aspetti di sentira una cosa del genere in confessione.
«Va bene», disse. «Qualcos’altro?» Il suo nome è Padre Banzolini, e viene qui due volte a settimana per ascoltare le nostre confessioni. Gli prepariamo una buona cena e dopo gli forniamo un cappello da notte, ma è sempre burbero, un prete davvero rude. Immagino ci trovi noiosi, e preferirebbe ascoltare confessioni nel quartiere teatrale o giù a Greenwich Village. Dopo tutto, per quanto tempo può rimanere un agnello in un monastero?
«Uh», dissi, cercando di pensare. Ho organizzato mentalmente tutti i miei peccati prima di venire qui, ma come al solito la rudezza di Padre Banzolini mi ha fatto perdere il filo. Una volta ho pensato di annotare i miei peccati in anticipo, limitandomi poi a leggerli da un foglio di carta nel confessionale, ma in qualche modo veniva a mancare l’appropriato tono di contrizione e tutto il resto. Inoltre, cosa sarebbe successo se avessi perso il foglio e fosse finito in mani sbagliate?
Padre Banzolini si schiarì la gola.
«Um», dissi velocmente. «Io, uh, ho rubato una penna stilografica arancione da Fratello Valerian.»
«L’hai
rubata? O l’hai presa in prestito?»
«L’ho rubata», dissi, in un certo senso fiero della mia azione. «Di proposito.»
«Perché?»
«Perché stava facendo le parole crociate del “Times” della domenica e sa bene che quella è una mia prerogativa. Dice di averlod imenticato. Immagino che sentirà la sua versione dei fatti, più avanti.»
«Non badare ai peccati degli altri», disse Padre Banzolini. «L’hai restituita?»
«Chiedo scusa?»
Un sospiro volutamente rimarcato. «Hai restituito la penna?»
«No, l’ho persa. L’ha per caso vista in giro? È arancione…»
«No, non l’ho vista.»
«Oh, be’, so che è qui in giro, e quando la troverò la restituirò.»
«Bene», disse. «Naturalmente se non la troverai dovrai ricomprarla.»
Quarantanove centesimi. Sospirai, ma dissi: «Sì, lo so. Lo farò.»

L’autore:

Donald E. Westlake è ampiamente riconosciuto come uno dei grandi scrittori del XX secolo. Ha vinto tre volte il Premio Edgar ed è stato nominato Gran Maestro dalla Mystery Writers of America. Molti dei suoi libri sono stati adattati per il cinema; Westlake inoltre ha scritto la sceneggiatura per Rischiose abitudini (1990), per la quale ha ricevuto una nomination al Premio Oscar.

L.

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