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Da Ilaria la bancarellaria arriva un numero d’annata di “Segretissimo” (Mondadori) dell’epoca della gestione Laura Grimaldi.

La copertina è come di consueto firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

343. Sam Durell e l’ultimo dei Rajah [Sam Durell 29] (Assignment White Rajah, 1970) di Edward S. Aarons [25 giugno 1970] Traduzione di Ugo Carrega
Inoltre contiene i saggi:
La prudenza non è mai troppa, di Pierre Nord
Perché una spia si brucia, di Giorgio Vaglio
Sasha la spia sciocca, di Louis Halasz

La trama:

Una decina di aerei della Marina statunitense sono svaniti nel nulla. È naturale che il governo americano si preoccupi e tenti di correre ai ripari. E ai ripari, in certi casi, si corre solo rivolgendosi a uomini come Sam Durell, il «Caimano» del servizio segreto. La missione porta Sam in Malesia, in una cittadina ai confini della giungla. Là vive isolato il vecchio «Rajah», un inglese che la popolazione rispetta e che le autorità tollerano benevolmente. «Contatto» di Durell, un funzionario dell’Ambasciata statunitense. Unica pista: il Rajah, appunto, e i suoi due nipoti. Un po’ poco, anche perché per accusare qualcuno di aver rubato nientemeno che degli aerei ci vogliono prove, e prove solide. L atmosfera in Malesia, è diversa da quella del resto del mondo: rarefatta, sfibrante, con personaggi che sembrano muoversi al di fuori di una realtà,contemporanea. Eppure Sam si «cala» in quest’atmosfera come in una seconda pelle, e riesce a risolvere l’enigma in un crescendo d’imprevedibilità e di violenza cieca.

L’incipit:

Durell correva. Cadde, si rialzò e riprese a correre.
Gli pareva di correre da un secolo, benché fosse solo mezz’ora, ma non voleva fermarsi e ucciderli. Era meglio scappare. Di morti ce n’erano già stati troppi.
Nel profondo della giungla, lontano dalla spiaggia, non avrebbe potuto dire se era giorno o notte. Non alzò la testa a guardare la cima degli alberi. Loro avrebbero potuto essere nascosti fra i rami, pronti a centrarlo; ma non poteva farci nulla. Nulla.
Bassi vapori nascondevano il suolo. Viticci, rampicanti e rami ostacolavano la sua corsa, lo colpivano, lo frustavano. Continuò la corsa sgambando nell’acqua fino alle caviglie; guadò più lento con l’acqua al ginocchio. Sentiva i piedi sprofondare nella melma di detriti putridi. Di tanto in tanto udiva il rumore degli inseguitori alle sue spalle. Calcolò di non essere a più di cinquecento metri dal fiume, ma ancora non riusciva a vederlo e cominciava a temere di aver sbagliato direzione. Forse il fiume si trovava sulla sua sinistra; forse si trovava sulla sua destra.
Continuò a correre.
Era stato sulla spiaggia, un incanto di sabbia bianca e acqua azzurra, all’ombra degli alti cocchi, circondato dal chiacchiericcio delle scimmie. La petroliera era all’ancora nella baia, lontana dai tumulti che ribollivano in città. Lui stava aspettando l’ora dell’appuntamento con Chiang Ci, quando loro erano apparsi, silenziosi e repentini, gli occhi lucidi di pazzia, le lame dei coltelli che scintillavano agli ultimi raggi del sole al tramonto.
Non c’era nulla di personale nella loro brama di ucciderlo. Questo era il peggio. Anche questo faceva parte della pazzia scoppiata in città. Una pazzia che aveva trascinato per le strade donne urlanti e uomini furenti; una pazzia che aveva travolto il quartiere di Chungsu, ora in preda alle fiamme, che aveva lasciato dietro di sé cadaveri, veicoli rovesciati, autobus sconquassati e negozi saccheggiati. I tumulti andavano consumandosi lentamente come un fuoco, lasciandosi dietro tracce di sangue, benzina e olio nei bei viali fiancheggiati di palme.
Andava avanti cosi da due giorni, e Sam Durell c’era cascato proprio nel bel mezzo.
Ora, col cuore che gli martellava furiosamente, Durell senti un tuono esplodere improvvisamente in cielo, e con uno di quei tipici mutamenti atmosferici dei tropici, cominciò a piovere.
Nello stesso tempo, Durell si rese conto che non ce la faceva più a correre.
Raggiunse un sentiero, svoltò a destra e rallentò l’andatura proseguendo al passo. Tirò fuori la pistola e la tenne nella mano senza stringerla, il braccio destro penzoloni lungo il corpo mentre con la sinistra si apriva la strada fra i rampicanti che sembravano cresciuti sul sentiero durante la notte. Un grosso albero di fico selvatico torreggiava davanti a lui; nonostante che la pioggia cadesse fitta, non era ancora riuscita a penetrare attraverso il folto ammasso delle foglie.

L.

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