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Trovato su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1268. Solista della rapina (Blood on Pale Fingers, 1969) di Peter Malloch (W. Murdoch Duncan) [20 maggio 1973] Traduzione di Luciana Crepax
– Inoltre contiene il racconto:
Dall’altra parte della parete (The Other Side of the Wall, da “EQMM”, agosto 1972) di Stanley Ellin

La trama:

La busta era lì, sul pavimento, sotto la porta. Casey la raccolse. Niente nome, niente indirizzo. Soltanto una scritta a matita: ATTENZIONE! APRI E LEGGI! E un foglietto: Mi serve uno come te. Vai alla cabina telefonica all’angolo tra Kilner e Trench. Ti chiamerò alle sei e mezzo. Potrei farti guadagnare parecchio. Non c’era altro. Ed ecco Casey, il solista della rapina, in attesa spasmodica, nell’angusto spazio della cabina. Le sei e trenta… trentadue. Chi può sapere della sua doppia vita? Si tratta davvero di una proposta di «lavoro», o di una trappola? Il telefono squilla. «Casey?» «Può darsi. Chi parla?» «La mia proposta ti interessa?» «Può darsi.» «Faresti meglio a trovarla interessante.» Il tono è minaccioso. «Chi vi ha parlato di me?» «Te lo dirò dopo. «Com’è la proposta?» «Lo saprai quando ci vedremo. Ci potrebbero essere parecchi soldi… Cinquecento e anche più.» Casey comincia a interessarsi. «Cosa dovrei fare?»… Così il piccolo, meschino rapinatore, capace solo di alleggerire un povero diavolo della busta-paga, si troverà a partecipare al Grande Colpo. Suo malgrado, poiché non potrebbe rifiutare, nemmeno se lo volesse, ma non a malincuore. Ha un gran bisogno di quattrini, Casey, per darli alla bella Valerie. Ma non sa, Casey, che Valerie ha deciso di piantarlo comunque. Non sa di essere sull’orlo di un orrendo precipizio. Non sa che oltre la barricata c’è l’ispettore Norton, più temibile di un indiano sul sentiero di guerra. Se vi piace un giallo con le carte in regola, Peter Malloch è il «vostro» autore.

L’incipit:

La pioggia veniva da est, con fredde raffiche oblique, taglienti come lame. Le strade erano vuote, soltanto una fila sottile di macchine scorreva, come un rivolo, verso la città. Si stava alzando il vento. Aveva cominciato a soffiare forte col sopraggiungere della notte e ora spingeva l’acqua, che si stava gonfiando in onde alte e scure, all’interno del bacino Nord con battiti ininterrotti, che risuonavano in lontananza come colpi di cannone.
Così almeno sembrava all’agente di polizia Carter mentre, comodamente seduto sul sedile anteriore di una grossa “Riley”, guardava fisso davanti a sé, nell’oscurità.
— Ascolta, Jack — disse — sai che cosa mi fa venire in mente , questa pioggia? Mi fa venire in mente uno di quei bombarda- menti della malora. — Accese una sigaretta e aggiunse pigramente: — Lascia che piova. Noi qui stiamo bene, eh, Jack?
L’agente Page appoggiò le mani al volante. Lui era giovane, ambizioso, e gli pareva che ci fossero modi migliori per passare la notte. — Non so se sono d’accordo, Tom. È quasi un mese che si va avanti così, ne ho fatto una indigestione. Sarà anche comodo, ma tutto viene a noia, prima o poi.
Carter aspirò due o tre boccate. Sputò un pezzettino di tabacco che gli si era fermato sulle labbra. — Ah, non sei d’accordo, eh? Allora ti dico che ti sbagli. Quanti anni hai? Ventitré? Al giorno d’oggi, cosa diavolo volete capire alla vostra età? Io a ventitré anni ne avevo già passati cinque nell’esercito. Francia, Nord Africa, Italia e poi di nuovo Francia. E per che cosa poi? — Tacque un momento. — Certe volte me lo domando, sai.
Un colpo di vento improvviso diede uno scossone alla macchina.
Page mise una mano nella tasca del cappotto e tirò fuori una tavoletta di cioccolato. — Ne vuoi un pezzo, Tom?
— Grazie. Ancora mezz’ora e poi andiamo in Vine Street. Voglio mangiare una focaccia al prosciutto.

L.

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