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Il cinquantacinquesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo marzo un nuovo romanzo di Martin Davies.

La scheda di Uruk:

55. Sherlock Holmes. La signora Hudson e il testamento di Lazzaro (Mrs Hudson and the Lazarus Testament, 2015) di Martin Davies [marzo 2019] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

Se un uomo finisce sotto le ruote di una carrozza in una via di Londra, è un incidente come tanti. Se succede in Baker Street, allora forse c’è dell’altro. A scoprirlo è Flotsam, la giovane assistente della signora Hudson, soccorrendo il malcapitato in fin di vita e raccogliendone le ultime, raggelanti parole. Si tratta di un messaggio per Sherlock Holmes, a proposito di un morto che è stato visto risorgere dalla tomba. Malgrado le apparenze, non è una storia di fantasmi a richiedere l’intervento del grande investigatore, ma qualcosa di più: l’enigma di una straordinaria reliquia conosciuta come il Testamento di Lazzaro. Oggetto mitico al pari del Graal, il documento costituirebbe la testimonianza diretta di colui che fu resuscitato per mano di Cristo. E donerebbe al suo possessore lo stesso miracoloso potere. Al razionalista Holmes poco si addice indagare su leggende e superstizioni. Così, di fronte al manifestarsi di forze oscure, la pragmatica signora Hudson si rivelerà il suo asso nella manica.

L’incipit:

La morte raggiunse Baker Street un giorno in cui la primavera era nell’aria e le fioraie si piegavano sotto il peso dei narcisi precoci; un giorno così luminoso, dopo il buio dell’inverno, che mi fece dimenticare lo stato deplorevole della mia gonna imbrattata di fango e pensare invece a quelli più lieti che ci attendevano, quando i pomeriggi si sarebbero allungati e il sole avrebbe fallo sparire definitivamente la melma maleodorante attraverso cui arrancavano le carrozze.
Se non fosse stato per l’insolita mitezza della giornata, forse non mi sarei mai accorta dell’uomo che occupò così spesso i miei pensieri nei giorni seguenti. E se nell’aria ci fosse stata ancora neve, come il giorno prima, mi sarei trascinata fino a casa con il bavero rialzato e gli occhi bassi, preoccupata solo di sfuggire alla furia degli elementi. Ma quella mattina di sole aveva portato un forte cambiamento nella città. Gli impiegati pallidi che uscivano dagli uffici si fermavano per alzare lo sguardo al ciclo, mentre anziani gentiluomini tenevano la testa un po’ più in alto notando i visi aggraziati delle commesse. Anch’io mi sentii sollevata nel morale alla vista del sole e della luce che faceva scintillare i pannelli delle finestre e le targhe di ottone delle porte, così rivolsi ogni mio pensiero ai fiori di ciliegio e alle magnolie.
Poi, mentre aspettavo di attraversare la strada, notai un uomo con l’orologio in mano. Era un signore sulla sessantina, elegante nel suo completo di tweed, con una figura snella e capelli ingrigiti solo sulle tempie. Si era fermato accanto a me, sull’orlo del marciapiede; e il fatto che continuasse a lanciare occhiate alla strada davanti a sé mi fece pensare che fosse diretto alla mia stessa destinazione, perché cercava chiaramente di individuare con lo sguardo la porta blu dietro la quale il signor Sherlock Holmes continuava la sua famosa camera e io, sotto la tutela della sua formidabile governante, la signora Hudson, dovevo lucidare i pavimenti, lavare i piatti e spolverare praticamente tutto.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Una nuova avventura per la signora Hudson e per la sua assistente di Luigi Pachì:

«Nella nostra collana mensile dedicata a Sherlock Holmes, abbiamo incontrato Martin Davies già un paio di volte: nel volume 48, con il romanzo La signora Hudson e la maledizione degli spiriti (titolo originale, Mrs Hudson and the Spirits’ Curse), e nel volume 52, con La signora Hudson e la Rosa del Malabar (Mrs Hudson and the Malabar Rose).
L’autore è cresciuto nel Nordovest dell’Inghilterra e successivamente si è trasferito a Londra. Come ama ricordare, tutti i suoi scritti holmesiani, compreso questo romanzo, nascono nei momenti di pausa: nei locali di qualche
café, sui bus e sui treni. Scrive sempre a mano le prime bozze. Conosco pochi altri autori che utilizzano questo sistema, supportati ormai da una tecnologia portatile e pervasiva. Di se stesso dice che la carriera di scrittore è iniziata alla Barnston Primary School, dove la sua scrittura creativa non è stata però considerata fra le migliori. Da allora, spinto dal desiderio di dimostrare che i suoi insegnanti si sbagliavano, ha provato a intraprenderla come professione. Parallelamente ha sostenuto vari esami, ha studiato inglese e storia all’università, ha lavorato nel mondo della televisione e letto molti gialli. Attorno al trentesimo anno d’età ha pubblicato il suo primo romanzo, La signora Hudson e la maledizione degli spiriti, scritto come semplice regalo per il padre, che si era sempre interrogato sulla figura della governante di Sherlock Holmes, e uscito prima in olandese, poi negli Stati Uniti, così come il sequel, La signora Hudson e la Rosa del Malabar.»

L.

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