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Vecchio numero de “I Capolavori dei Gialli Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è firmata da Mario D’Antona.

La scheda di Uruk:

160. Un colpo di fucile [Gideon Fell 15] (Till Death Do Us Part, 1944) di John Dickson Carr [11 dicembre 1960] Traduzione di Livio Cortesi
* [Già edito in Italia nel 1951 con il titolo Fino alla morte, numero 121 de “I Libri Gialli” Mondadori]

La trama:

Dick Markham è fidanzato con Lesley Grant; la quale, sia pure per disgrazia, ha sparato un colpo di fucile contro un noto criminologo. Più tardi lo stesso criminologo, che è rimasto lievemente ferito nell’incidente, svela a Dick cose terribili sul passato della ragazza. Lesley è dunque una assassina? La matassa si fa sempre più imbrogliata, finché entra in scena il dottor Gideon Fell che pone il proprio cervello contro lo scaltro criminale che ha creato un’atmosfera d’incubo nel tranquillo villaggio di Six Ashes.

L’incipit:

Più tardi, ripensando agli avvenimenti, Dick Markham avrebbe potuto vedere un sinistro presagio in quel temporale estivo, nella tenda del chiromante, nel tiro al bersaglio e in una mezza dozzina di altre cose di quella fiera di beneficenza.
Ma resta il fatto che egli a malapena s’accorse del tempo che faceva: ed era troppo felice, in quel momento.
Davanti, mentre lui e Lesley varcavano i cancelli dai pilastri di pietra sormontati dallo stemma araldico raffigurante il grifone ed il frassino, si stendevano i prati di Ashe Hall. Sulle distese erbose spiccavano gaie bancarelle e tende a strisce contro lo sfondo rosso del lungo muretto di cinta del castello.
Era una scena che, quattro o cinque anni dopo, Dick Markham avrebbe rammentato con nostalgia quasi angosciosa: un’Inghilterra verde, lussureggiante, ardente; un’Inghilterra da partite di cricket e pomeriggi oziosi; un’Inghilterra che voglia Iddio non si debba mai estinguere, sostituita dalle tanto decantate sciocchezze di un mondo migliore. Si stendeva in tutta la sua opulenza, circa un anno prima che iniziasse la guerra di Hitler, sebbene l’aggettivo “opulento” mal si adattasse al patrimonio di George Converse, ultimo barone Ashe. Tuttavia Dick Markham, un giovanotto alto, dotato di un’immaginazione eccessiva, se ne accorse appena.
– Siamo terribilmente in ritardo, sai – ansimò gaiamente Lesley con tutta l’aria di infischiarsene.
Avevano camminato rapidamente, ma ora si fermarono di colpo mentre una folata d’aria fredda, a paragone del pomeriggio torrido, spazzava i campi con improvvisa violenza. Il vento prese di mira il cappello di Lesley, un assurdo copricapo da stella del cinema, con una grande ala palpitante di velo, costringendola ad afferrarlo con tutt’e due le mani. Il cielo, percorso da lente nuvole fumose, s’era fatto di un’oscurità crepuscolare.
— Guarda! — esclamò Dick. — Che ore sono?
— Certo le tre passate.
Il giovane accennava davanti a sé, là dove l’ombra del temporale conferiva a ogni cosa un aspetto fantomatico e irreale; tende e bancarelle, animate dal vento, parevano deserte.
— Ma… dove sono andati a finire tutti quanti?
— Probabilmente alla partita di cricket. Sarà meglio affrettarci. Lady Ashe e la signora Price saranno furiose.
— Te ne importa?
— No — confessò ridendo Lesley. — No davvero.

L.

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