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Da Ilaria la bancarellaria arriva un numero d’annata di “Segretissimo” (Mondadori) dell’epoca della gestione Laura Grimaldi.

La copertina è come di consueto firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

376. È arrivata una nave carica di… spie (Code of Conduct, 1970) di Elliot Arnold [11 febbraio 1971] Traduzione di Liliana Schwammenthal

La trama:

Owen Quade è quello che veramente può definirsi un agente segreto. Tanto segreto che nemmeno sua moglie Margaret conosce la sua attività. Margaret è convinta, infatti, che Owen lavori per il Dipartimento del Tesoro. Così, quando i due vanno in Svizzera per concedersi una vacanza e si trovano a dover accettare l’ospitalità di due austriaci, Margaret, è il caso di dirlo, «dorme sonni tranquilli». Ancor più tranquilli del solito, anzi, dal momento che le è stato propinato a sua insaputa un sonnifero efficace. In uno chalet isolato, tra montagne di neve, Owen Quade si trova ad affrontare un interrogatorio serrato, in piena regola, condotto da professionisti, su un argomento a dir poco scottante: la nave carica di… spie catturata dai coreani tempo prima. La versione di Quade, naturalmente, è diversa da quella dei suoi «carcerieri», i quali sostengono che la nave in questione è stata usata come specchietto per le allodole dai servizi segreti statunitensi, allo scopo di scaricare sulle spalle dei loro avversari una documentazione del tutto fasulla.
Elliott Arnold affronta per la prima volta il giudizio del pubblico italiano. Siamo certi che “Segretissimo” gli porterà fortuna.

L’incipit:

Lunedì, ore ORE 16,13
A Ginevra faceva caldo nonostante la leggera pioggia, quando Margaret e Owen Quade scesero dall’aereo della Swissair. Mentre entravano nel nuovo terminal tutto vetri, un’impiegata in uniforme stava chiamando:
— Signor Quade! Passeggero Owen Quade.
Owen lanciò un’occhiata a Margaret e vide un’ombra attraversarle lo sguardo. Mostrò il passaporto all’impiegata, che gli porse sorridendo un telegramma sigillato e si allontanò in fretta.
— Hanno dimenticato che questo è un paese neutrale — esclamò Margaret. — Non hanno mai sentito parlare della Svizzera?
Lo disse con noncuranza, ma Owen Quade sapeva che i telegrammi la sconvolgevano, da quando un messaggio del genere le aveva annunciato la morte di Larry. Sapeva anche quale era lo stato d’animo di Margaret in quel momento mentre cercava per la prima volta di sfuggire a quel ricordo, dopo sei mesi di inutili sforzi.
Aprì il telegramma, pregando mentalmente che un ordine non lo costringesse a interrompere le Vacanze e lasciare Margaret da sola. Lesse:

CASO HEFFERNAN ANCORA APERTO.
Firmato MERINO.

Lo sguardo di Margaret era ostinatamente rivolto altrove: osservava la pioggia che cadeva pian piano sulla pista e un aereo dell’Air France che rullava lentamente. Owen le mostrò il telegramma e dopo che lei gli dette Un’occhiata con ostentata indifferenza, se lo mise nella tasca della giacca di “tweed”. Si diressero alla piattaforma mobile. Owen Quade accese una sigaretta e ne offri una alla moglie.
— Cosicché hai una donna — disse lei.
— Be’, spero proprio di sì — dispose Owen, continuando a fissare sulla parete i pannelli luminosi che reclamizzavano certi orologi svizzeri.
— Non parlo di me. Penso a una seducente italiana di nome Sophia Merino. Occhi neri, grossi zoccoli e aglio.
— Perché gli zoccoli?
— Per il nome Merino — rispose Margaret. — È una varietà di pecore. È lanosa?
— Devi domandarlo ad Alberto.
— Chi è?
— Il marito. Un collega. Un simpatico ometto dagli occhi liquidi. E lei si chiama Kate ed è greca.

L.

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