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Non so se i fan di Star Wars sono violenti e razzisti come quelli di Alien, ma mi chiedo cosa ne pensino quei due o tre veri fan italiani (cioè non solo a chiacchiere) del rapporto tra il film Han Solo (2018) e La Trilogia di Han Solo (1997) di A.C. Crispin: quale delle due opere racconta la vera giovinezza del personaggio? Possibile che il cinema abbia tenuto conto delle opere scritte in precedenza? Di solito non lo fa…
Se qualcuno ne sa qualcosa, mi faccia sapere.

Nel 2014 la Edizioni Multiplayer porta in Italia la trilogia narrativa della brava A.C. Crispin, autrice di Star Trek ma a me particolarmente cara per Alien, la clonazione (1997): l’unica novelization dell’universo alieno meritevole di dignità letteraria.

Le schede di Uruk:

Star Wars. La trilogia di Han Solo 1. La trappola (The Paradise Snare, 1997) di A.C. Crispin [2014] Traduzione di Christian La Via Colli

Star Wars. La trilogia di Han Solo 2. Il complotto degli Hutt (The Hutt Gambit, 1997) di A.C. Crispin [gennaio 2015] Traduzione di Christian La Via Colli

Star Wars. La trilogia di Han Solo 3. L’alba della ribellione (Rebel Dawn, 1998) di A.C. Crispin [gennaio 2015] Traduzione di Christian La Via Colli

Le trame:

La Trilogia di Han Solo ha inizio dieci anni prima degli eventi narrati in Star Wars: Episodio IV Una Nuova Speranza e segue le vicende di Han Solo dalla gioventù fino all’incontro con Obi-Wan Kenobi e Luke Skywalker.
Han Solo trascorre i suoi primi anni di vita a bordo della Trader’s Luck, una nave pirata comandata da Garris Shrike: questi ha scovato Han su Corellia da bambino e lo ha portato con sé. Han e altri ragazzi di strada fanno così la fortuna di Shrike mendicando per le vie dei vari mondi. La vita a bordo della nave è dura, ma il giovane riesce a trovare affetto e conforto dalla cuoca wookiee Dewlanna, grazie alla quale inizia a comprendere lo Shyriiwook. Han progetta la sua fuga: deve solo viaggiare come clandestino a bordo di un cargo droide per Ylesia. Il suo piano però viene scoperto da Shrike che furibondo si scaglia contro di lui; ancora una volta è Dewlanna che, per difenderlo, sacrifica se stessa. Colpito dal dolore, Han è riluttante a lasciare la sua amica morente, ed è lei a incitarlo, per fare in modo che la sua morte abbia significato. Con Dewlanna morta e Shrike a terra, Han Solo sale a bordo del cargo e inizia il suo viaggio verso Ylesia.

Han Solo è ricercato dalla Flotta Imperiale, ma ha trovato un grande amico e alleato in Chewbacca, un Wookiee che gli deve la vita.
Han ha bisogno di tutto l’aiuto possibile perché anche gli Hutt di Ylesia sono sulle sue tracce e hanno assoldato il famigerato cacciatore di taglie Boba Fett per trovare l’uomo che li ha già raggirati una volta.
Inoltre, Han e Chewie finiscono ancor più nei pasticci quando decidono di lavorare per i signori del crimine Jiliac e Jabba the Hutt: all’improvviso i due contrabbandieri si trovano coinvolti in una battaglia tra l’Impero e i loro alleati fuorilegge… uno scontro in cui persino la vittoria può significare la morte!

Il Millennium Falcon è “il più veloce pezzo di ferraglia di tutta la galassia”, così dopo averlo vinto a una partita a sabacc, Han Solo e Chewbacca sono divenuti i re incontrastati del contrabbando. Con l’Impero alle calcagna, però, Han sa che la sua fortuna non durerà a lungo. In ogni caso, quando una vecchia fiamma a capo di un gruppo di Ribelli gli offre l’occasione per guadagnare un’incredibile ricchezza, Han non può dire di no. Il piano sembra perfetto, i pericoli trascurabili e il bottino gigantesco: Han e i suoi amici lo divideranno con i Ribelli. Peccato che il pianeta Ylesia sia tutt’altro che un luogo di vacanza, che i Ribelli abbiano altri piani e che i contrabbandieri che Han considera amici possono diventare alla velocità della luce i suoi peggiori nemici…

L’incipit del secondo volume:

Han Solo, ex ufficiale dell’Impero, se ne stava seduto con aria avvilita dietro il tavolino di una squallida taverna di Devaron, intento a sorseggiare la sua birra alderaaniana di bassa qualità col desiderio di non avere nessuno intorno. Non che gli altri avventori gli dessero fastidio: Devish maschi cornuti, Devish femmine irsute e altri alieni provenienti dai pianeti più disparati. Han aveva fatto il callo agli alieni; era cresciuto con loro a bordo della Trader’s Luck, un’enorme astronave mercantile costantemente in viaggio per la galassia. Ancora prima di compiere dieci anni, Han sapeva già parlare e capire almeno cinque o sei lingue aliene diverse.
No, il problema non erano gli alieni tutt’intorno, ma quello accanto a lui. Han bevve un sorso di birra, digrignando i denti per il suo sapore amaro, e poi scoccò un’occhiata in tralice alla causa di tutti i suoi problemi. La creatura, enorme e irsuta, rispose con uno sguardo preoccupato dei suoi occhi azzurri. Han sospirò profondamente. Se solo se ne fosse tornato a casa… Peccato che il Wookiee – Chew-qualcosa – si fosse categoricamente rifiutato di tornare su Kashyyyk nonostante tutte le insistenze di Han. L’alieno sosteneva di aver contratto un “debito di vita” nei confronti del tenente Han Solo.
Un debito di vita… fantastico. Proprio quello che mi ci voleva, pensò amaramente Han. Una grossa balia pelosa che mi segue dappertutto, mi offre i suoi consigli e mi rimprovera se bevo troppo perché deve prendersi cura di me. Fantastico. Veramente, veramente fantastico.
Han abbassò lo sguardo corrucciato sulla birra, e il liquido scolorito riflesse il suo viso, distorcendone i lineamenti fino a farli sembrare alieni tanto quanto quelli del Wookiee. Com’è che si chiamava? Chew-qualcosa.
Il Wookiee gliel’aveva detto ma Han, pur comprendendo perfettamente la sua lingua, non riusciva a pronunciarla bene.
E poi non gli interessava affatto imparare il nome di quel Wookiee. Se lo avesse fatto, non sarebbe mai più riuscito a scrollarselo di dosso. Han si sfregò il viso tra le mani, avvertendo al tatto la barba incolta di diversi giorni.
Continuava a dimenticarsi di radersi sin da quando era stato congedato. Quando era stato un cadetto, e poi un sottotenente prima e un tenente dopo, si era preso meticolosamente cura del suo aspetto, proprio come avrebbe dovuto fare ogni ufficiale e gentiluomo. Ora, però, non faceva più alcuna differenza.
Han alzò il bicchiere con la mano leggermente tremante e mando giù un’altra bella sorsata di quella birra amara. Poi posò il boccale vuoto e si guardò intorno in cerca del cameriere.
Mi serve un altro bicchierino. Solo un altro ancora, e mi sentirò molto meglio. Solo un altro…
Il Wookiee ringhiò piano. Han aggrottò la fronte ancora di più. “Tienti le tue osservazioni per te, palla di pelo”, sibilò. “Lo so io quando smettere. L’ultima cosa che mi serve è un Wookiee che mi faccia da balia”.
Il Wookiee — Chewbacca, ecco come si chiamava — ruggì sottovoce, un’ombra di preoccupazione negli occhi azzurri. Han storse la bocca. “Sono perfettamente in grado di badare a me stesso, e cerca di non scordartelo. Solo perché ti ho salvato le chiappe pelose prima che fossero vaporizzate non significa che mi devi un accidenti di niente. Te l’ho già detto prima: tanto tempo fa ero in debito con una Wookiee. Mi ha salvato la vita almeno un paio di volte. Ecco perché io ho salvato la tua”.
Chewbacca fece un verso a metà fra un ringhio e un lamento. Han scosse la testa. “No, significa che non mi devi nulla, lo vuoi capire o no? Ero in debito con lei ma non potevo ripagarla. E così ti ho aiutato e ora siamo pari. Perciò, ti prego, accetta i crediti che ti ho dato e tornatene su Kashyyyk. Non ho bisogno di te, palla di pelo. Mi sei utile come una bruciatura di blaster sul sedere”.
Offeso, Chewbacca si erse in tutta la sua statura di Wookiee con un ringhio cavernoso.
“Sì, lo so che ho gettato al vento la mia carriera e la mia vita su Coruscant quando ho impedito al comandante Nyklas di spararti. Odio la schiavitù, e le frustate a energia di Nyklas non sono esattamente un bello spettacolo. Conosco bene i Wookiee, sai. Quando ero piccolo, la mia migliore amica era una Wookiee. Non potevo stare fermo a guardare mentre ti uccideva. Però tu devi smetterla di considerarmi un eroe, Chewie. Non mi serve un socio e non voglio amici. Il mio nome dice tutto, bello: Solo”.
Han si indicò il petto con il pollice. “Nella mia lingua significa solitario, per conto suo. Hai capito? È così che stanno le cose, e a me sta bene. Quindi… non offenderti, Chewie, ma devi toglierli dai piedi. Te ne devi andare. Per sempre”.
Chewie fissò Han per un lunghissimo istante, poi ringhiò con aria sdegnata, si girò e uscì dal locale.
Han si chiese disinteressatamente se fosse riuscito a convincere l’alieno irsuto ad andarsene una volta per tutte. In quel caso, valeva la pena festeggiare.
Con un altro bicchierino.

L’incipit del terzo volume:

Han Solo si sporse sul sedile del pilota della Wayward Girl.
“Stiamo per entrare nell’atmosfera, capitano”, annunciò. Il grande sole pallido al centro del sistema scivolò dietro la curva di luce soffusa intorno al pianeta e scomparve. L’immensa sagoma scura di Bespin offuscò improvvisamente le stelle. Han controllò i sensori. “Pare che nell’atmosfera di Bespin ci siano delle enormi creature volanti – o meglio, fluttuanti – perciò è meglio tenere gli scudi anteriori alla massima potenza”.
Il secondo pilota regolò i sistemi con una mano sola. “Quanto manca a Cloud City, Han?”, domandò in tono un po’ preoccupato.
“Poco”, la rassicurò Han, mentre la nave attraversava a gran velocità gli strati superiori dell’atmosfera, superando il polo notturno del pianeta con i lampi sottostanti che formavano una tenue nebbiolina luminosa. “Ventisei minuti. Dovremmo arrivare giusto in tempo per la cena”.
“Meglio tardi che mai”, commentò l’altra con una smorfia, mentre fletteva il braccio destro avvolto nella benda a pressione. “Mi prude da morire”. “Tieni duro, Jadonna”, disse Han. “Ti porteremo subito a una stazione medica”.
Quella annuì. “Non mi stavo lamentando, Han. Sei stato grande. È che non vedo l’ora di immergere questo braccio nel bacta”.
Han scosse la testa. “Ti sono partiti cartilagine e legamenti… deve farti veramente male”, disse. “Però sono sicuro che a Cloud City ci sono degli ottimi dottori”.
L’altra annuì. “Ci puoi scommettere. Vedrai che bel posto che è, Han”.
Jadonna Veloz era una donna bassa e corpulenta, la pelle scura e i capelli nerissimi. Han l’aveva incontrata appena due giorni prima, dato che stava cercando un pilota che la portasse da Alderaan a Bespin.
Veloz si era ferita al braccio con un caricatore antigravitazionale guasto, tuttavia aveva deciso di rimandare le cure per rispettare i tempi di consegna del suo carico.
Dopo aver pagato il biglietto della navetta che aveva portato Han da Corellia ad Alderaan, Veloz gli aveva ceduto la barra di comando della sua nave e il giovane l’aveva pilotata fino a Bespin.
La Wayward Girl ora stava attraversando l’esosfera nuvolosa, scendendo sempre di più verso il tramonto, il cielo azzurro che si stendeva sopra di loro. Han virò a sudovest, in direzione del sole.
Nel frattempo, le cime delle nubi ammassate di sotto si erano fatte prima vermiglie, poi giallo-arancio.
Han Solo non aveva accettato quel lavoro per caso Se non fosse stato per l’inserzione di Jadonna, Han avrebbe dovuto spendere i pochi crediti che gli erano rimasti per pagarsi un posto a bordo di qualche astronave pubblica.
Per quanto lo riguardava, Veloz si era fatta male proprio al momento giusto. La paga gli avrebbe permesso di prenotare una camera economica e concedersi qualche buon pasto per tutta la durata del grande torneo di sabacc. La quota di partecipazione ammontava a ben diecimila crediti, che Han era riuscito a raggranellare vendendo la statuetta dorata che aveva rubato a Teroenza, il Gran Sacerdote di Ylesia, e la perla di drago che aveva trovato nell’ufficio dell’ammiraglio Greelanx.
Il Corelliano si rammaricò per un attimo che Chewie non fosse con lui, ma era stato costretto a lasciare il Wookiee nel loro appartamentino su Nar Shadda perché non era riuscito a permettersi un biglietto anche per lui.
Ormai erano sprofondati nell’atmosfera, e Han poteva scorgere il sole di Bespin, una sfera arancione schiacciata dietro una gigantesca coltre di nuvole. La Girl era circondata da una corona di nubi dorate come i sogni di ricchezza di Han.
Il giovane stava scommettendo tutto su quel torneo… ed era sempre stato molto fortunato a sabacc. Ma la fortuna gli avrebbe arriso anche questa volta? In fondo, avrebbe dovuto sfidare dei veri professionisti come Lando.
Il Corelliano deglutì, poi si concentrò intensamente sul volo.
Non aveva il tempo per preoccuparsi. Han modificò ulteriormente il vettore di avvicinamento della Girl, dato che da un momento all’altro sarebbero entrati nel raggio del controllo traffico aereo di Cloud City.
Una voce proruppe dal comunicatore come se gli avesse letto nel pensiero.
“Nave in avvicinamento, identificatevi”.
Jadonna Veloz allungò la mano sinistra per attivare il loro comunicatore. “Controllo traffico di Cloud City, qui è la Wayward Girl di Alderaan. Il nostro vettore di avvicinamento è…”, gettò un’occhiata agli strumenti di Han e snocciolò una serie di numeri.
“Confermiamo il vostro vettore, Wayward Girl. Siete diretti a Cloud City?”
“Affermativo, controllo traffico”, rispose Jadonna. Han sogghignò.

L.

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