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La collana TimeCrime (Fanucci) porta in libreria un nuovo grande thriller firmato da David Baldacci.

La scheda di Uruk:

La fuga [John Puller 3] (The Escape, 2014) di David Baldacci [13 marzo 2019] Traduzione di Federica Raverta

La trama:

Robert, fratello maggiore dell’agente speciale John Puller, è stato condannato per alto tradimento e crimini contro la sicurezza nazionale. La sua inspiegabile evasione da un famoso penitenziario militare degli Stati Uniti lo rende il ricercato numero uno del Paese. Alcuni esponenti del governo sono convinti che l’agente speciale rappresenti la loro migliore occasione per catturare Robert vivo, ma il quadro emerso dalle indagini di Puller, in collaborazione con l’agente della NSA Veronica Knox, si mostra da subito più complesso del previsto. Ci sono altre persone sulle tracce di Robert e il loro obiettivo è ucciderlo. Come se non bastasse, procedendo nelle ricerche, Puller non solo scopre che la lealtà della sua collega è in dubbio, ma apprende anche dettagli preoccupanti riguardanti la condanna del fratello e l’esistenza di qualcuno interessato a non far emergere la verità. Mentre la caccia all’uomo si fa sempre più serrata, le sue eccellenti abilità come investigatore e combattente potrebbero non bastare a Puller, stavolta, per salvare Robert e nemmeno se stesso.
Nel terzo episodio della serie di John Puller, un’indagine al cardiopalma, un inquietante viaggio nei meccanismi dell’intelligence statunitense e un’acuta riflessione, nell’era della sorveglianza globale, sul diritto alla privacy.

L’incipit:

La prigione assomigliava più a un campus universitario che a un luogo in cui gli uomini venivano tenuti in cella per dieci anni o più per i reati commessi mentre indossavano l’uniforme del loro Paese. Non c’erano torri di guardia ma due recinzioni di sicurezza scaglionate alte più di tre metri e mezzo, numerose pattuglie armate e una nutrita serie di telecamere di sorveglianza che tenevano puntato il loro occhio elettronico praticamente su ogni millimetro di quel posto. Situato all’estremità settentrionale di Fort Leavenworth, il carcere noto come United States Disciplinary Barracks si ergeva vicino al fiume Missouri su una quarantina di ettari di colline boscose del Kansas, un cumulo di mattoni e filo spinato abbracciato da una distesa verdeggiante. In tutta la nazione, quella era l’unica prigione militare di massima sicurezza esclusivamente maschile.
Il carcere militare più importante di tutta l’America veniva chiamato USDB e abbreviato in DB. Il penitenziario federale di Leavenworth che ospitava i civili, una delle tre prigioni che sorgevano nell’area di Fort Leavenworth, era sei chilometri e mezzo più a sud. Oltre al Joint Regional Correctional Facility, anche quello riservato ai detenuti militari, a Leavenworth c’era una quarta prigione gestita privatamente, che portava la popolazione totale dei carcerati delle quattro prigioni a circa cinquemila uomini. L’ufficio del Turismo di Leavenworth, che sembrava cercare di trarre profitto da ogni tipo di notorietà per attirare visitatori nella zona, aveva inserito il carcere nei suoi opuscoli promozionali con lo slogan “Scontate la pena a Leavenworth”.
I fondi federali fluivano attraverso questa parte del Kansas e varcavano il confine nel Missouri come un’inondazione di locuste di carta verde, dando impulso all’economia locale e riempiendo le casse delle imprese che rifornivano i soldati di costolette affumicate, birra fredda, auto veloci, prostitute economiche e in pratica tutto quel che restava.
All’interno del DB c’erano circa quattrocentocinquanta detenuti. I carcerati erano alloggiati in una serie di unità a prova di fuga, inclusa un’unità abitativa speciale detta SHU. La maggior parte di quelli che stavano lì aveva compiuto crimini sessuali. Erano perlopiù giovani e scontavano lunghe condanne.
In genere una decina di prigionieri veniva tenuta in isolamento, mentre i restanti erano alloggiati con gli altri detenuti. Le porte non avevano sbarre ma erano fatte di pesanti lastre di metallo, con una fessura nella parte inferiore per permettere il passaggio dei vassoi di cibo. La stessa apertura permetteva anche di mettere i ceppi alle caviglie ai carcerati, quasi fossero un nuovo paio di scarpe di ferro, quando dovevano essere trasferiti da qualche parte.
A differenza di altri penitenziari statali e federali di tutto il Paese, al DB la disciplina e il rispetto erano obbligatori e osservati scrupolosamente. Non c’erano lotte di potere tra i detenuti e i loro guardiani. Vigeva la legge militare e le uniche risposte di coloro che si trovavano lì erano “Sì, signore” e “No, signore”.
Nel DB c’era un braccio della morte in cui viveva una mezza dozzina di assassini, tra cui il killer di Fort Hood C’era anche una stanza per le esecuzioni. Se uno qualsiasi dei detenuti del braccio della morte avrebbe mai visto l’ago dell’iniezione letale era una questione che solo gli avvocati e i giudici avrebbero potuto determinare, probabilmente dopo una miriade di anni di dibattimenti e diversi milioni di dollari di spese legali.

L’autore:

David Baldacci è nato a Richmond, in Virginia, nel 1960. Ha esercitato per nove anni la professione di avvocato a Washington prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Autore di 24 romanzi tradotti in 90 Paesi, che hanno venduto circa 110 milioni di copie, David Baldacci è ai primissimi posti nella classifica degli scrittori di maggior successo della storia. Fa inoltre parte del Kindle Million club con un milione di copie vendute in e-book: solo altri nove autori nel mondo hanno raggiunto un risultato simile. Vive a Vienna, in Virginia, con la moglie Michelle e i due figli. Dopo diversi romanzi pubblicati per Arnoldo Mondadori Editore, con L’innocente (2012), primo volume della serie di Will Robie, ha esordito per il marchio Timecrime, per il quale sono usciti anche i romanzi Sotto tiro (2013) e La sfida (2014).

L.

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