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Dallo scrigno di 80 romanzi di SAS, trovati questa estate 2016 su una bancarella fortunella, ecco questo numero di “Segretissimo” (Mondadori) risalente alla direzione Laura Grimaldi.
L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1320. SAS: risoluzione 687 [SAS 121] (La résolution 687, 1996) di Gérard de Villiers [1° dicembre 1996] Traduzione di Mario Morelli

La trama:

La risoluzione 687 dell’ONU impone a Saddam Hussein di smantellare tutte le sue fabbriche di armi chimiche. Per superare l’embargo il dittatore iracheno ha ordito un piano diabolico. SAS è ancora una volta intrappolato in un labirinto mediorientale dove fidarsi significa morire…

L’incipit:

Tadeusz Zirkowski sorrise calorosamente al soldato iracheno che sollevava la sbarra del posto di confine per lasciare entrare la sua Mercedes in territorio giordano. In quell’istante, il nodo che gli attanagliava lo stomaco da quando era partito da Baghdad si sciolse di colpo. Era salvo! Aveva l’impressione di avere vinto una lunga corsa a ostacoli, tutti mortali. A ognuno dei tanti check-point disposti lungo i quattrocento chilometri della strada tra Baghdad e la frontiera, aveva temuto di essere arrestato.
L’ultimo era il più pericoloso. Decine di camion e di automobili private erano in coda davanti all’edificio del posto di confine di Turaybil. Il passaggio richiedeva da un quarto d’ora a otto ore di tempo, a seconda dell’umore dei poliziotti e della consistenza della mancia data. Grazie al suo passaporto diplomatico, Tadeusz Zirkowski aveva potuto imboccare la corsia dei VIP, dove aveva atteso, col cuore in tumulto, che l’ufficiale iracheno esaminasse con fare sospettoso il documento e poi glielo restituisse con un bel sorriso propiziato dal biglietto da dieci dollari infilato tra le pagine.
Euforico, il diplomatico polacco accelerò per raggiungere più in fretta il posto di confine giordano, un chilometro più avanti. Modificò leggermente la posizione del retrovisore per non essere abbagliato dal sole che si alzava dietro di lui. Il deserto e i monti tutt’intorno assumevano colori stupendi sotto i raggi orizzontali, passando pian piano dal violetto all’ocra. Persino le vaste distese di basalto nerastro che si stendevano a perdita d’occhio sembravano più allegre.
Le sei e dieci. Tenendo una buona andatura, Tadeusz Zirkowski pensò che sarebbe arrivato ad Amman verso le nove e mezzo.
Tadeusz Zirkowski sorrise calorosamente al soldato iracheno che sollevava la sbarra del posto di confine per lasciare entrare la sua Mercedes in territorio giordano.
In quell’istante, il nodo che gli attanagliava lo stomaco da quando era partito da Baghdad si sciolse di colpo. Era salvo! Aveva l’impressione di avere vinto una lunga corsa a ostacoli, tutti mortali. A ognuno dei tanti check-point disposti lungo i quattrocento chilometri della strada tra Baghdad e la frontiera, aveva temuto di essere arrestato.
L’ultimo era il più pericoloso. Decine di camion e di automobili private erano in coda davanti all’edificio del posto di confine di Turaybil. Il passaggio richiedeva da un quarto d’ora a otto ore di tempo, a seconda dell’umore dei poliziotti e della consistenza della mancia data. Grazie al suo passaporto diplomatico, Tadeusz Zirkowski aveva potuto imboccare la corsia dei VIP, dove aveva atteso, col cuore in tumulto, che l’ufficiale iracheno esaminasse con fare sospettoso il documento e poi glielo restituisse con un bel sorriso propiziato dal biglietto da dieci dollari infilato tra le pagine.
Euforico, il diplomatico polacco accelerò per raggiungere più in fretta il posto di confine giordano, un chilometro più avanti. Modificò leggermente la posizione del retrovisore per non essere abbagliato dal sole che si alzava dietro di lui. Il deserto e i monti tutt’intorno assumevano colori stupendi sotto i raggi orizzontali, passando pian piano dal violetto all’ocra. Persino le vaste distese di basalto nerastro che si stendevano a perdita d’occhio sembravano più allegre.
Le sei e dieci. Tenendo una buona andatura, Tadeusz Zirkowski pensò che sarebbe arrivato ad Amman verso le nove e mezzo.
Dovette fare un’altra volta la coda. Stessa noia, ma senza angoscia. Davanti a lui, sei o sette taxi collettivi giordani sparivano sotto montagne di bagagli sistemati sul tetto. Erano pieni di iracheni per i quali uscire dal paese era un vero e proprio percorso di guerra, dal momento che richiedeva una sacco di autorizzazioni e quasi ottocentomila dinari iracheni, corrispondenti a circa mille dollari: una grossa somma, in quel paese in rovina.
La fila avanzava rapidamente, dato che i giordani non erano troppo scrupolosi.

L’autore:

Nato a Parigi nel 1929 da una famiglia di militari con ascendenze aristocratiche, Gérard de Villiers inizia la carriera come giornalista, dopo essersi laureato in Scienze politiche. Nel 1965 scrive il primo romanzo con protagonista SAS, Sua Altezza Serenissima Malko Linge: SAS a Istanbul. Seguiranno 200 avventure di SAS, e De Villiers introdurrà nella spy story elementi di sesso e di violenza prima sconosciuti. L’autore è scomparso nel 2013.

L.

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