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Il cinquantaseiesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo aprile un nuovo titolo.

La scheda di Uruk:

56. Sherlock Holmes. Il segreto del Thor Bridge (Seventeen Minutes to Baker Street, 2016) di Daniel D. Victor [aprile 2019] Traduzione di Marco Bertoli

La trama:

Una scena di indicibile orrore si presenta agli occhi del dottor Watson. Sul divano del soggiorno di Baker Street, in una gelida mattina di aprile, giace esanime Sherlock Holmes. Il viso di un biancore spettrale, il braccio sinistro abbandonato con le dita contratte ad artiglio sul tappeto, una strana chiazza scarlatta sul bavero. Il pensiero corre allo stuolo di malfattori assicurati alla giustizia dall’infallibile detective. Uno di loro ha dunque attuato la sua vendetta? Per fortuna il buon dottore può tirare un sospiro di sollievo, poiché l’amico risulta ferito solo nell’amor proprio: vittima non di una lama affilata, bensì di una penna altrettanto tagliente. Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain, ha osato metterne alla berlina in un libro la figura professionale. Il celebre segugio potrebbe aver commesso un errore nell’affrontare il caso dell’omicidio di una donna avvenuto qualche tempo prima nei pressi del Thor Bridge, nello Hampshire. E strappare il velo su quella vicenda potrebbe far emergere altri delitti, magari un diverso colpevole, oltre a una sconcertante rivelazione. Holmes, forse, non è davvero infallibile.

La nota iniziale:

Il seguente manoscritto è riprodotto come il dottor Watson l’ha redatto; mi sono tuttavia preso licenza di dare al suo resoconto un titolo, di dividerlo in sezioni e di apporre a ogni capitolo un passo introduttivo tratto dalle opere di Mark Twain. Devo anche precisare che molte delle arguzie di Samuel Clemens qui registrate dal dottor Watson potranno suonare familiari al lettore, dal momento che il signor Clemens le ha pubblicate in varie forme.

Daniel D. Victor
Gennaio 2016

L’incipit:

— Holmes! — gridai, e cominciai a tremare.
La primavera del 1902 aveva prolungato il freddo dell’inverno e l’aria era gelida. Tuttavia, in quella mattina d aprile non era per il gelo che rabbrividivo, ma per l’indicibile orrore che avvertii allorché, appena varcata la soglia del soggiorno, vidi Sherlock Holmes sul divano, in apparenza esanime.
Evidentemente gli era stata inferta una ferita terribile. I suoi occhi erano chiusi e il viso quasi riluceva di un biancore spettrale. Il bavero della veste da camera era adorno di un vistoso distintivo scarlatto e il braccio sinistro gli pendeva dal divano, le lunghe dita sottili contratte come artigli a contatto con il tappeto bordeaux.
Dalla soglia della stanza potevo vedere che ancora respirava; accorsi al suo fianco, gli sbottonai i primi bottoni della camicia e gli massaggiai le mani, per ristabilire la circolazione sanguigna. Pur spaventato com’ero, non posso dire che fossi molto sorpreso. Holmes non era reticente sui pericoli mortali dei quali soleva andare in cerca; era una consapevolezza che accompagnava come un cane fedele tutti i suoi passi. Non poteva fare diversamente, con malfattori del calibro del professor Moriarty e del colonnello Moran votati a rivalersi su di lui, per tacere dei tanti criminali minori e di molti aristocratici che covavano risentimento nei suoi confronti.
“Mai abbassare la guardia, vecchio mio” si era raccomandato molte volte.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes e l’ostico Samuel Langhorne Clemens di Luigi Pachì:

«Chi segue da tempo la nostra collana ricorderà certamente il nome di questo autore di pastiche sherlockiani. Abbiamo infatti proposto Daniel D. Victor con i romanzi Sherlock Holmes: La misteriosa scomparsa del signor Crane e Sherlock Holmes: Baker Street, il lungo addio. Nel primo caso avevamo incontrato il personaggio di Stephen Crane, importante autore della letteratura americana, caduto poi nel dimenticatoio almeno fino agli anni Venti, quando i critici letterari ripresero a interessarsi alla sua vita e alle sue opere. Nel secondo, Victor aveva ipotizzato che Billy, il pageboy impiegato presso il 221B di Baker Street, fosse nientemeno che lo scrittore Raymond Chandler.
Il lavoro che presentiamo qui, dal titolo originale
Seventeen Minutes to Baker Street, rientra in quello che l’autore definisce il ciclo “Sherlock Holmes and the American Literati”, che nel momento in cui scrivo è composto da quattro romanzi. I primi due sono quelli citati più sopra, quindi abbiamo il presente libro e, a completare la quadrilogia, l’ancora inedito in Italia The Outrage at the Diogenes Club.»

L.

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