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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di aprile (n. 1419) presenta un grande recupero: dopo più di quarant’anni torna in edicola l’ultima indagine di Charlie Chan.

La prima apparizione italiana del romanzo risale al 1935, come numero 11 della collana “I Romanzi della Sfinge” (Salani), con il titolo Quello che teneva le chiavi. Riappare nel 1972 per Mondadori con il titolo Charlie Chan e il canto del cigno e subito nel 1975 Salani lo ristampa come Perché mi hai mentito? e la traduzione di Luisa Caloci.
Ritradotto nel 1984 da Donatella Molinari per SugarCo con il titolo Il custode delle chiavi, così viene ristampato dalla Compagnia del Giallo Newton (1994) e De Agostini (2007).

La scheda di Uruk:

1419. Charlie Chan e il canto del cigno [Charlie Chan 6] (Keeper of the Keys, 1932) di Earl Derr Biggers [aprile 2019] Traduzione di Lia Volpatti
Inoltre contiene il racconto:
La gatta sul caso che scotta, di Annamaria Fassio

La trama:

Riunire in una residenza sulle rive del lago Tahoe una donna e i suoi quattro ex mariti è sicuramente una pessima idea. Se poi lei, Ellen Landini, è una famosa cantante lirica e tutti gli altri hanno ragioni più o meno valide per volerle male, è molto probabile che succeda qualcosa di brutto. Lo conferma il colpo di pistola che la uccide. Si annunciano tuttavia momenti difficili per l’assassino, dato che all’insolito convegno partecipa anche l’ispettore Charlie Chan della polizia di Honolulu, in trasferta fra le montagne californiane. Di fronte alla lunga lista di sospettati dai moventi più vari, Charlie è nel suo elemento. Non conta quanto si trovi lontano da casa; combinando saggezza orientale e genio investigativo è in grado di risolvere enigmi a ogni latitudine. Perché il suo segreto è saper scandagliare il cuore dell’uomo.

L’incipit:

Il treno si era lasciato alle spalle Sacramento e ora stava coraggiosamente affrontando la salita che portava sull’alta Sierra e alla città di Truckee. Lungo il percorso, piccole chiazze di neve scintillavano nel sole pomeridiano e a un tratto comparvero all’orizzonte, stagliate contro il cielo pallido di una primavera tarda a venire, le vette incappucciate di bianco.
Due controllori, che viaggiavano assieme forse per una misura di sicurezza, si incamminarono lungo il corridoio e si fermarono davanti allo scompartimento numero sette. — Passeggeri saliti a Sacramento, biglietti, prego! — disse il capo. Una biondina che occupava lo scompartimento e che non dimostrava più di vent’anni gli porse i talloncini verdi. Lui li guardò e poi ne diede uno al suo collega. — Posto numero sette — disse a voce alta. — Reno!
— Reno — fece eco il collega con tono ancora più marcato. Passarono oltre e la biondina rimase sola nella carrozza e cominciò a guardarsi attorno con un aria tra il timido e il provocatorio. Era la prima volta, da quando era partita da casa il giorno precedente, che le veniva così apertamente messo addosso il nome della sua destinazione. Lungo il corridoio passavano altri viaggiatori e strani visi si voltavano a guardarla con distratta curiosità. Qualcuno sorrideva intenzionalmente, altri avevano un espressione fredda e distante. Il pubblico in uno dei suoi momenti più impietosi.
Soltanto un passeggero non mostrò alcun interesse. Dall’altra parte del corridoio, nello scompartimento otto, la ragazza aveva notato le spalle larghe e la schiena di un uomo in abito scuro. Sedeva accanto al finestrino e guardava fuori e anche visto da dietro dava la sensazione che fosse profondamente immerso nei suoi pensieri. La ragazza diretta a Reno in un certo senso provò gratitudine per lui.
L’uomo si voltò e la ragazza, scoprendo che era cinese, capì. Una razza che pensa agli affari propri. Una razza ammirevole. Questo esemplare della razza era un individuo grassoccio di mezza età. I piccoli occhi neri brillavano come per qualche emozione interna; le labbra erano aperte in un sorriso che pareva indicare un’improvvisa gioia intima. Lanciò uno sguardo allo scompartimento sette, si alzò e si incamminò lungo la carrozza.

L’autore:

Earl Derr Biggers (1884-1933), statunitense, è stato anche giornalista e commediografo oltre che autore di gialli. Grazie al personaggio del detective sinoamericano Charlie Chan, nel quale si fondono due culture così diverse e distanti, ha ottenuto un enorme successo che dai romanzi si è esteso al cinema, alla radio, ai fumetti.

L.

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