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La Multiplayer.it, storicamente attenta alla narrativa tratta da film e videogiochi, dal 2017 ha iniziato a portare in Italia una serie di romanzi tratti dal celebre videogioco del 2007 e targati Titan Books.

La scheda di Uruk:

Mass Effect: Andromeda – Initiation (id., 2017) di N.K. Jemisin e Mac Walters [27 febbraio 2019] Traduzione di Christian Colli

La trama:

Un romanzo inedito scritto dal vincitore del premio Hugo N.K. Jemisin e dal direttore creativo della serie Mac Walters.

Il tenente Cora Harper si è unita all’Alleanza dei Sistemi per sviluppare i suoi straordinari poteri biotici ed è stata assegnata all’unità militare Asari delle Figlie di Talein, grazie alle quali ha migliorato le sue conoscenze ed è diventata un letale agente speciale. Tornata sulla Terra, Cora fatica a integrarsi con gli altri esseri umani e così decide di unirsi all’Iniziativa Andromeda come vice capitano di Alec Ryder. La missione consiste nel viaggiare nello spazio per seicento anni insieme a centomila coloni, ma il furto di un importante quanto pericoloso congegno tecnologico costringerà Cora a cercare il colpevole prima che possa usarlo contro l’Iniziativa, mettendo fine al loro viaggio prima ancora che inizi.

L’incipit:

«Arriva sempre un momento in cui si fatica a riconoscere qualcosa che prima era assolutamente familiare», recitò Cora, mentre si guardava intorno nell’affollata piattaforma di attracco di Tamayo Point. «Osserva la tua stessa mano e noterai le piccole variazioni nella superficie della pelle, le unghie che crescono e le cicatrici che sbiadiscono, la peculiarità di avere cinque dita invece di tre.»
Cora non pensava che le parole di Sarissa Theris avessero mai avuto più senso. Stava vivendo un momento che avrebbe dovuto essere veramente familiare, dopotutto, dato che era già sbarcata centinaia di volte con la sua vecchia unità dell’alleanza e ancor prima con la navetta della sua famiglia. Aveva già visitato Tamayo Point, il portale galattico di Sol per chi amava viaggiare senza troppi fronzoli, anche se non lo ricordava bene con tutte le volte che aveva fatto porto nel corso degli anni. Troppe folle di viaggiatori impegnati a vociare, mormorare e gesticolare sempre allo stesso modo… E nonostante ciò, c’era qualcosa, in
quella folla, che non quadrava. Era familiare e strana al tempo stesso.
Dalla posizione sopraelevata offerta dal punto di attracco ombreggiato, vicino al condotto di sbarco della sua navetta, Cora si ritrovò a studiare, sempre più affascinata, la prima folla umana che vedeva da quattro anni. Il modo in cui gli umani si comportavano quando facevano gruppo era intrinsecamente
alieno, vero? Be’, quella folla non era del tutto umana, e i suoi occhi da cacciatrice esperta individuarono subito i movimenti lenti e sinuosi di un paio di Hanar, ma anche il Salarian fermo immobile a controllare il suo factotum. Gli umani, tuttavia, erano a centinaia: si affrettavano a raggiungere le navette, litigavano coi manovali, protestavano raccolti in gruppetti che gridavano slogan e agitavano cartelli, chiamavano i loro compagni, figli o nonni per avvertirli che, ehi, al bar servivano veri gamberetti invece che quelle porcherie proteiche.
Cora sapeva che le Asari mantenevano la stessa andatura e si tenevano a una certa distanza le une dalle altre. Aveva letto da qualche parte che il loro concetto di educazione prevedeva il rispetto degli spazi personali, sufficientemente ampi da impedire il contatto fisico. Gli adulti nella folla di Turian tendevano a serrare i ranghi, probabilmente senza neppure accorgersene, dopo tanti anni trascorsi nel servizio mutare. Forse era per lo stesso motivo che i Krogan cercavano di resistere all’impulso della loro formazione: ogni volta che serravano i ranghi, si guardavano istintivamente intorno come se cercassero un capoguerra o un condottiero che li guidasse alla carica. Superare i gruppi di Krogan era sempre un’impresa ardua, dato che si fermavano tutto a un tratto e senza alcuna ragione precisa; d’altra parte, l’alternativa era rischiare una lunghissima zuffa tra due armate improvvisate che avrebbe finito per coinvolgere l’intera stazione.
Almeno cera una
ragione che giustificava i loro comportamenti. Lo stesso non si poteva dire per gli umani.
Era proprio ciò che Cora si scoprì a notare mentre il suo sguardo si posava su centinaia di scenette. Gli umani si fermavano di colpo a leggere i messaggi ricevuti sul factotum; camminavano avanti e indietro, saltellavano sul posto o si appoggiavano alle pareti; si infastidivano se li precedeva qualcuno di molto più lento e affrettavano il passo per superarlo anche se sarebbe servito a ben poco in mezzo a quella folla. Cora continuava a osservarli perché, in una situazione diversa, quelle piccole stranezze sarebbero apparse sospette. Potenzialamente minacciose, persino. Eppure si moltiplicavano sotto i suoi occhi per il semplice fatto che non erano minacce.
Erano soltanto umani… E appartenevano a una specie incredibilmente confusionaria.

Gli autori:

N.K. Jemisin è una scrittrice afro-americana nata in Iowa e cresciuta a New York ed Alabama. Laureata in psicologia alla Tulane University, ha scritto racconti e romanzi: nel 2010 il suo racconto Non-Zero Probabilities è stato finalista al Premio Hugo e Nebula. Oggi vive a Brooklyn ed alterna la scrittura alla carriera di consulente.

L.

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