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Trovato su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1939. A colpi di cristallo [Andrew Basnett 3] (The Crime and the Crystal, 1985) di Elizabeth Ferrars [30 marzo 1986] Traduzione di Marcella Dallatorre
Inoltre contiene il racconto:
Travestimenti (The Taunter, da “EQMM”, ottobre 1985) di Isaac Asimov

La trama:

L’uomo scoperto nella cava è stato ucciso a colpi di cristallo. Anche per il secondo omicidio, quello di una donna su una spiaggia assolata, l’assassino usa un cristallo ornamentale, lasciando poco distante un asciugamano sporco di sangue. La sorella della vittima, anche se ha un alibi di ferro, scompare. È fuggita o è “stata fatta sparire”? Nella già ricca Australia, attorno a questi personaggi gira un ingente patrimonio, e Andrew Basnett, inglesissimo professore di botanica con la passione della detection, si trova a dissentire in proposito con il sergente Ross della polizia australiana, e così con metodo ed estrema flemma, procede nella verifica di quella che secondo lui è l’innegabile verità.

L’incipit:

La strada era lunga, il vento era freddo,
debole e vecchio era il menestrello…
La strada che doveva affrontare era davvero lunga, la sera d’inverno era proprio fredda, e, quanto a lui, Andrew Basnett, sebbene non fosse affatto un menestrello, ma un professore di botanica in pensione, che per molti anni aveva insegnato in una delle numerose facoltà dell’Università di Londra, si sentiva davvero debole e vecchio al pensiero del viaggio che in quei giorni lo aspettava. Dopo tutto settantun anni compiuti erano molti per intraprendere mezzo giro del mondo…
Non sempre si sentiva così vecchio: a volte gli sembrava di aver appena superato la mezza età. Ma il fatto di dover portare una valigia che, chissà perché, adesso gli sembrava molto più pesante di qualche anno prima, e di dover stare continuamente attento a non lasciare da qualche parte il bagaglio a mano e il libro che intendeva leggere in aereo, e di doversi assicurare in continuazione che il biglietto e il passaporto fossero dove dovevano essere, cioè in tasca, gli dava un senso di impotenza che gli faceva sentire fino in fondo il peso dei suoi settantun anni.

Pibroch di Donuil Dhu,
Pibroch di Donuil,
Risveglia la tua voce possente,
Chiama a raccolta il Clan Conuil…
Da parecchi giorni la mente di Andrew era come stregata dai versi di Walter Scott. Non che Andrew li ammirasse, tutt’altro. Qualche romanzo di Scott lo poteva anche accettare, ma quasi tutti i suoi versi gli erano insopportabili. Eppure aveva una cadenza così ossessiva che ogni volta che gli tornavano in mente non riusciva più a liberarsene, e ad un certo punto finiva invariabilmente per prendersela con se stesso per il fatto di non riuscire a concentrarsi su qualche cosa di più valido, come un sonetto di Shakespeare, magari, o dei versi di Milton o di Donne.
Il guaio era che da piccolo gli piaceva moltissimo Walter Scott, e fino a dodici anni aveva continuato a imparare automatica- mente a memoria tutti i versi dotati di forti cadenze che gli capitasse di leggere, soprattutto se parlavano di sangue, tradimenti e terrore, per cui tutto ciò che aveva letto gli era rimasto impresso in modo indelebile nella mente. Il suo antico interesse per la violenza era piuttosto strano, in quanto da piccolo era un bambino tranquillo, per niente portato a litigare o a venire alle mani. Ma forse la ragione del suo interesse era proprio quella: probabilmente se fosse stato più aggressivo avrebbe avuto il gusto delle liriche delicate e delle fantasie gentili.
Adesso, naturalmente, quando gli capitava di sentirsi martellare nella testa gli stessi versi, Andrew riusciva a spiegarsene facilmente la ragione: i versi lo aiutavano a tener lontano dalla mente qualche pensiero che preferiva evitare: un pensiero che lo sconvolgeva, o gli faceva paura, o esigeva da lui qualcosa che lui non era in grado di dare. In quel momento, mentre se ne stava seduto nella sala d’aspetto del Terminal 3 dell’aeroporto di Heathrow, era naturalmente il pensiero del viaggio che lo aspettava a metterlo a disagio, a fargli ripetere mentalmente una stanza di Scott dopo l’altra.

L.

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