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Trovato su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

917. Un Barbablù per Hildegarde [Hildegarde Withers 11] (Four Lost Ladies, 1949) di Stuart Palmer [28 agosto 1966] Traduzione di Luciana Tabacchi
Inoltre contiene il racconto:
Ogni promessa… (The Man Who Kept His Promise, da “EQMM”, agosto 1966) di L.E. Behney

La trama:

Alla Centrale della polizia di New York c’è un nuovo vice-capo. Tira aria di riforme e si profila per il famoso ispettore Oscar Piper uno «spostamento» che per lui è sinonimo di degradazione. Ufficialmente si vuole snellire l’organico della Squadra Omicidi che sarà diretta da un tenente. Per giunta, Piper è accusato di aver dato corda a «certi investigatori dilettanti» e gli se ne fa una colpa. L’allusione ai «dilettanti» riguarda inequivocabilmente la sua, e nostra, amica Hildegarde Withers, l’appassionata investigatrice i cui metodi disinvolti non possono piacere ai custodi dell’ordine. Piper suda freddo poiché, proprio in questi giorni, Hildegarde si è lanciata a corpo morto alla ricerca di una conoscente scomparsa e ha scoperto che, in un ristretto lasso di tempo, altre donne sono sparite, o morte, in circostanze tali da giustificare, secondo lei, l’ipotesi che si tratti di una serie di delitti. Il guaio è che Piper, soggiogato dalle sue argomentazioni, ha già riesumato l’incartamento di una delle «donne di Hildegarde» il cui decesso è stato catalogato come suicidio. Bisognerebbe tirare i remi in barca, ma quando la signorina Withers è lanciata su una pista, chi mai la può fermare? Quella non molla nemmeno quando finisce in prigione, e buon per lei… e per Oscar Piper, che, col suo infallibile fiuto, le riesce di smascherare uno spietato assassino, un autentico Barbablù il quale per puro miracolo fallisce il colpo quando tenta di aggiungere la stessa Hildegarde all’elenco delle sue vittime.

L’incipit:

Rimasta in albergo tutto il pomeriggio, Harriet Bascom ingannò il tempo covando la sua rabbia per tenerla calda. Incominciò a vestirsi prima del tempo, armandosi di coraggio e fiducia man mano che si infilava la biancheria rifinita di pizzo Chantilly, le calze nere trasparentissime, le scarpette che le erano costate molto più di quanto prendesse un tempo di stipendio e, per ultimo, l’abito da sera con crinolina e scollatura provocante, firmato da una sartoria di Parigi. Questa era la sua armatura.

Mentre si vestiva faceva mentalmente le prove. Era molto importante aprire la scena nella chiave giusta. Doveva assalirlo subito e continuare a colpirlo fino alla vittoria finale, senza permettergli di rimettersi in equilibrio. Ma Harriet immaginava un’arena di tutt’altro tipo: la Plaza de Toros, che l’aveva tanto emozionata ed eccitata alcuni anni prima durante quel costosissimo viaggio a Città del Messico. Il toro, che era entrato caricando e puntando gli zoccoli con tutta la violenza del suo orgoglio di maschio e aveva esaurito le forze in giri e passi mutili intorno a un drappo vuoto, cominciò a sentire sulle spalle le trafitture delle banderillas e infine la spada ricurva che il matador gli aveva conficcata nel collo nel «Momento della verità», come poeticamente lo definiscono gli spagnoli.
Harriet ripassò parecchie volte il discorso d’attacco apportandovi delle variazioni. Perché non demolirlo con un atteggiamento gelido e vagamente amareggiato? Quando lui fosse entrato tendendole le braccia, sarebbe sgusciata via dicendo: «Ti prego…! Ogni cosa a tempo e luogo, ragazzo mio. Adesso tu e io faremo quattro chiacchiere su alcuni punti fondamentali». Il tutto detto col tono di Tallulah Bank head nello spettacolo teatrale, la sera prima.
O forse era meglio farsi portare dal bar dei cocktails e aspettarlo? In questo caso lo avrebbe accolto col bacio di Giuda. Poi, mentre lui se ne sarebbe stato comodo, rilassato e soddisfatto, a sorseggiare quel miscuglio di alcool e ghiaccio, gli avrebbe dato la botta in testa.
«A proposito, tesoro, come bugiardo non vali proprio un granché. Credevi davvero di riuscire a prendermi in giro con le tue storielle, ieri sera? Guarda caso, so tutto, “tutto”, capisci?» C’era forse una cosa sola: quella scena avrebbe saputo un po’ troppo di teleromanzo a puntate.
Harriet aveva deciso di adeguare l’inevitabile scena alla sua nuova personalità, al suo nuovo modo di vestire, al suo nuovo ambiente. Da donna di mondo, avrebbe dovuto tener testa a un momento tanto delicato. Per esempio, non doveva esprimere a parole certi argomenti, ma comunicarli semplicemente con sguardi o con impercettibili movimenti delle spalle.
L’importante era tenerlo in sospeso il più a lungo possibile, per prolungargli la punizione. Al momento giusto, poi, gli avrebbe detto quello che aveva scoperto e lo avrebbe osservato sudare, annaspare e dimenarsi da verme qual era.

L.

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