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Trovato su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

Da questo romanzo il film Mica scema la ragazza! (Une belle fille comme moi, 1972), adattato e diretto da François Truffaut.

La scheda di Uruk:

1089. Un fior di figlia come me (Such a Gorgeous Kid Like Me, 1967) di Henry Farrell [14 dicembre 1969] Traduzione di Laura Grimaldi
– Inoltre contiene il racconto:
Giù per la discesa (The Bargain Hunter, da “EQMM”, settembre 1968) di April Aarons

La trama:

L’Intervistatore: un assistente universitario della facoltà di Sociologia, uomo sensibile, colto, raffinato, dotato di infinito rispetto per i suoi simili. Il Soggetto: una ragazza giovanissima, un «fior di figlia», sboccata, amorale, condannata per omicidio; e, ancora, astuta, ambiziosa, capace di sottigliezze impensabili. L’ambiente: un penitenziario americano. Lo Studio: un tentativo di scandagliare le profondità dell’animo umano, di inserire certe azioni criminose in un contesto sociale e freudiano, di giustificarle alla luce di lontani traumi psichici, di ridimensionarle, di capirle. Henry Farrell, autore di «Che fine ha fatto Baby Jane?», di «Morte al sesto giorno» e di «Ostaggio», ci offre ancora una volta un quadro sconcertante e crudo di un certo mondo americano, denso di contraddizioni e di violenza, popolato di personaggi-limite ma non per questo meno credibili. Camilla, il Soggetto della vicenda, richiama alla mente i protagonisti dei romanzi più veri della narrativa americana. Forse un «cattivo Soggetto»? Sarà il lettore a scoprirlo, condotto per mani dalla penna magistrale di Farrell, giallista particolarissimo.

L’incipit:

Questo Studio, in origine, era inteso come progetto di ricerca psicologica da utilizzare durante le mie lezioni presso l’Università di California, dove lavoro come Assistente di Sociologia. Doveva essere composto per la maggior parte di registrazioni su nastro, e quindi estremamente fedeli, di colloqui con venti donne colpevoli di omicidio.
Ai colloqui con le detenute andavano inoltre aggiunti ulteriori colloqui con membri delle loro famiglie e con amici che potevano aver avuto su di loro un’insolita influenza.
Ove possibile, lo Studio doveva essere poi completato, entro i limiti delle disponibilità economiche concessemi dall’Università di California, con incontri con eventuali insegnanti dei Soggetti.
Speravo che i dati risultanti potessero fornire importanti paralleli fra le condizioni dei vari Soggetti, tanto da rendere più chiare le ragioni che avevano spinto i Soggetti stessi all’abominevole atto per il quale erano stati condannati: la soppressione di un essere umano.
Le venti assassine avevano già un fattore in comune: avevano commesso il loro crimine durante la media o tarda adolescenza. In particolare, avevo deciso di svolgere innanzitutto ricerche sul tessuto connettivo esistente fra gli omicidi e qualunque tipo di esperienza negativa subita dai Soggetti durante l’infanzia e la preadolescenza, come ad esempio acute frustrazioni fisiche o emotive. Gli altri aspetti del problema dovevano essere approfonditi man mano che si presentavano, e inseriti nello Studio.
Quanto sopra, come già detto, è un’enunciazione delle intenzioni originali dello Studio. Va spiegato che, con mio sommo rammarico, le circostanze mi costrinsero invece a limitare la mia indagine a un unico Soggetto. È con altrettanto rammarico che devo ammettere di non aver avuto il tempo neppure per valutare in modo più approfondito il materiale raccolto su quest’unico Soggetto, come d’altra parte dimostrano gli appunti scarsi, e a volte addirittura inesistenti, che seguono la trascrizione dei colloqui. Nonostante questo, però, sono convinto che molti giudicheranno la storia di Camilla Bliss ugualmente interessante e degna di pubblicazione. In ogni caso, mi auguro che quanto dirò possa servire se non altro ad approfondire la comprensione reciproca di tutti gli individui coinvolti nella vicenda.

L.

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