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Spero siate anche voi completamente infognati con “Killing Eve“, la serie televisiva britannica creata da Phoebe Waller-Bridge partendo dal romanzo omonimo di Luke Jennings. La prima puntata non solo non mi è piaciuta ma mi ha addirittura infastidito: troppi luoghi comuni, troppa roba già vista. Va be’, giusto un’altra puntata. Va be’, una terza puntata non si nega a nessuno… e alla fine niente, sono finito nella rete insieme a milioni di spettatori che hanno decretato un successo mondiale della serie.

Per un ricco estratto del primo capitolo, con l’addestramento di Oxana, rimando al blog Il Zinefilo.

La scheda di Uruk:

Killing Eve. Codename Villanelle (id., 2015) di Luke Jennings [novembre 2018] Traduzione di Sara Puggioni
* [da questo romanzo, la serie TV omonima di Phoebe Waller-Bridge, con Jodie Comer e Sandra Oh]

La trama:

Lei è l’assassina perfetta. Un’orfana russa salvata dalla pena di morte alla quale era stata condannata per essersi brutalmente vendicata contro i killer che avevano ucciso suo padre. Addestrata a essere spietata, le è stata data una nuova vita, una nuova identità. I mandanti che la pagano (profumatamente) si fanno chiamare i Dodici. Lei non sa nulla di loro, risponde solo a Konstantin, l’uomo che di volta in volta le affida le missioni.
Lei è Villanelle. Una sociopatica vera, bellissima e irresistibile. Ossessionata dalla moda. Attaccata al lusso che il suo mestiere violento le offre. Senza coscienza. Senza senso di colpa.
Eve Polastri è la donna che le dà la caccia. La prima a capire che la serie di efferati omicidi che sta sconvolgendo l’Europa non è opera di un uomo. Eve è la brillante ma annoiata addetta alla sicurezza dell’MI5, con l’incarico di offrire protezione speciale a soggetti in visita nel Regno Unito, che per un errore perde il posto.
Ma fermare un’assassina spietata può diventare più che un lavoro.
Può diventare una faccenda personale.
Un’ossessione.
Killing Eve – Codename Villanelle è un romanzo rivoluzionario che sfida gli stereotipi dei thriller affidando a due donne ruoli solitamente maschili, due donne tenaci, ostinate, a prova di bomba, ma al tempo stesso piene di contraddizioni e fragilità. Una storia cruenta e carica di tensione che riesce a toccare, con grande eleganza, i toni della commedia e dello humour nero. Da questo romanzo è stata tratta la serie tv omonima, che gli Stati Uniti hanno già consacrato come una delle più innovative e riuscite degli ultimi tempi.

L’incipit:

Palazzo Falconieri si erge sul promontorio di uno dei laghi italiani più piccoli. È fine giugno e una lieve brezza accarezza i pini e i cipressi raggruppati come sentinelle attorno allo sperone roccioso. I giardini sono imponenti, e forse anche belli, ma le ombre fitte conferiscono al luogo un’atmosfera minacciosa, resa ancor più cupa dalle linee severe del palazzo.
L’edificio dà sul lago, e la facciata ha alte finestre attraverso cui si vedono tendaggi di seta. Un tempo l’ala orientale era un salone per banchetti, ma adesso funge da sala conferenze. Al centro, sotto un pesante lampadario art déco, c’è un lungo tavolo su cui fa mostra di sé la scultura in bronzo di una pantera, opera di Rembrandt Bugatti.
A un primo sguardo i dodici uomini seduti attorno al tavolo hanno un aspetto piuttosto ordinario. Persone di successo, a giudicare dagli abiti sobriamente costosi. La maggior parte di loro ha un’età che si aggira tra i cinquantacinque e i sessant’anni, con il tipo di faccia che si scorda immediatamente. Tuttavia mostrano un livello di attenzione che non ha nulla di ordinario.
La mattina trascorre in discussioni condotte in inglese e russo, le lingue parlate da tutti i presenti. Poi viene servito un pranzo leggero sulla terrazza: antipasti, trota di lago, Vernaccia ghiacciata, fichi e albicocche. Quindi i dodici uomini si versano il caffè, contemplano la superficie del lago increspata dalla brezza e passeggiano nel giardino. Non ci sono addetti alla sicurezza, perché a questo livello di segretezza le guardie del corpo diventano un rischio in sé. Di lì a poco sono tornati ai loro posti nella sala conferenze ombreggiata. L’ordine del giorno dice semplicemente EUROPA

L’autore:

Luke Jennings è uno scrittore e giornalista che collabora con “The Observer”, “Vanity Fair”, “The New Yorker” e “Time”. Vive a Londra.

L.

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