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Prima di darlo via, dopo un decennio passato in un angolo buio della biblioteca casalinga, schedo questo vecchio numero della collana “La Ginestra” (Longanesi & C.).

La scheda di Uruk:

94. Ramage e le sue armi [Nicholas Ramage 2] (Ramage and the Drum Beat, 1967) di Dudley Pope [agosto 1971] Traduzione di Sebastiano Morin

La trama:

L’ammiraglio Morin, che ha tradotto questo romanzo di Dudley Pope, è stato per molti anni istruttore sulla nave scuola Amerigo Vespucci. Prima ancora di terminare la sua opera, l’ammiraglio ci inviò varie lettere colme di entusiasmo. Ciò non era dovuto, lo scoprimmo subito, tanto al fatto che un vecchio marinaio come lui si ritrovava a casa sua tra vele, fiocchi, parrocchetti e gabbie, o tra le abilissime manovre comandate dal giovane Lord inglese Ramage, protagonista di questo libro, che ha sostituito nell’affetto dei lettori Hornblower, quanto al fatto che la trama avventurosa del romanzo si svolge tra capo Argentario, la Sardegna e la Corsica, prima di Trafalgar. Oltre ai personaggi inglesi, e qui figurano Hornblower stesso e quella vecchia volpe di Nelson, se ne trovano anche di italiani: la romantica e bellissima marchesa di Volterra, suo cugino il marchese Pucci, affascinante ma traditore, e altri nemici di Napoleone, che Ramage deve portare in salvo.

L’incipit:

Il caldo e l’umidità dell’estate mediterranea facevano apparire la filigrana della carta come il segno di una vecchia cicatrice, e tracce di muffa avevano lasciato lungo i margini un orlo sudicio. Gli ordini, stesi con l’accurata calligrafia di un segretario, sufficientemente sbiadita per denunciare la deficienza di polverina per fare l’inchiostro, erano datati 21 ottobre 1796, con l’intestazione del «commodoro Horatio Nelson, comandante della nave di Sua Maestà Diadem e ufficiale più anziano delle navi e dei vascelli di Sua Maestà presenti a Bastia» e indirizzati al «tenente di vascello Lord Ramage, comandante della nave di Sua Maestà Kathleen». In sostanza dicevano, con la chiarezza e la decisione caratteristiche del commodoro:
«Vi ordino di ricevere a bordo della nave di Sua Maestà al vostro comando la marchesa di Volterra e il conte Pitti, e di partire con la massima urgenza per Gibilterra, avendo cura di seguire rotte meridionali per evitare possibili intercettazioni da parte di navi da guerra nemiche… All’arrivo a Gibilterra vi presenterete immediatamente all’ammiraglio comandante della piazza per ricevere ulteriori istruzioni».
E per essere informato, immaginava Ramage, che la marchesa e Pitti avrebbero proseguito per l’Inghilterra su una nave molto più grande. Il Kathleen avrebbe quindi ricevuto quasi certamente l’ordine di riunirsi alla divisione del commodoro, che doveva aver compiuto l’evacuazione delle truppe britanniche da Bastia (lasciando l’intera Corsica in mano ai ribelli e ai francesi) e doveva essere tornato all’isola d’Elba per salvare il salvabile, mentre le truppe del generale Bonaparte stavano dilagando verso il sud dell’Italia come un fiume in piena.
Genova, Pisa, Milano, Firenze, Livorno e forse, ormai, anche Civitavecchia e Roma… Ogni città e ogni porto bello e utile ai francesi avrebbe avuto un tricolore e un albero della libertà di ferro battuto (con l’assurdo berretto rosso della libertà in cima) piantato nella piazza principale, con una ghigliottina vicino, da servire per coloro che non se la sentivano di ingoiare l’amaro frutto dell’albero.
Eppure, pensava ironicamente, si tratta di un vento bizzarro… Grazie all’invasione di Bonaparte (un Cupido assai imprevisto), una delle persone che era riuscita a sfuggire alle sue truppe era a bordo del
Kathleen e il predetto tenente di vascello Ramage si era innamorato di lei…
Si stuzzicava il viso con la piuma della penna d’oca e pensava a un’altra specie di ordini, gli ordini segreti che come una miccia che conduce a una fila di barilotti di polvere, avevano dato il via a una serie di esplosioni che avevano sconvolto la sua carriera durante i due mesi precedenti.
Il primo di settembre, data in cui quegli ordini erano stati consegnati al comandante della fregata Sibella, lui, Ramage, vi era imbarcato come il meno anziano dei tre tenenti di vascello di bordo. Gli ordini, noti solo al comandante, disponevano che la Sibella dirigesse al largo della costa italiana e traesse in salvo vari nobili italiani, che sfuggiti ai francesi si nascondevano nelle vicinanze della spiaggia.
Ma il caso volle che una sera, incappando in un vascello di linea francese, la Sibella fosse ridotta a uno sconquassato relitto, con lui stesso come unico ufficiale superstite, e che quando era calata la notte gli riuscisse di fuggire con le imbarcazioni ancora intatte e con gli uomini indenni. E prima di abbandonare la Sibella sottrasse gli ordini segreti del defunto comandante.
E supponendo che li avesse invece gettati a mare servendosi della apposita cassetta zavorrata? Era quello che avrebbe dovuto fare, dal momento che v’erano serie probabilità di cadere in mano ai francesi.
Ebbene, non lo aveva fatto; li aveva invece letti, quando si trovava già nell’imbarcazione, e aveva appreso che a poche miglia di distanza la marchesa di Volterra e due suoi cugini, i conti Pitti e Pisano, con molti nobili attendevano di essere tratti in salvo. Il fatto che i Volterra fossero vecchi amici dei suoi genitori non aveva influenzato la sua decisione (no, ne era sicuro) di prendere una delle imbarcazioni e tentare ugualmente il salvataggio.

La presentazione del romanzo:

La recente pubblicazione dell’ultimo libro scritto da Forester, Il ritorno di Hornblower (edizione Longanesi & C.) è stata accolta dal grande interesse di tutti i seguaci delle avventure del famoso marinaio inglese, dagli elogi della stampa e da un rifiorire di curiosità sulla storia della guerra navale ai tempi di Napoleone. Il protagonista dei romanzi di Dudley Pope, altro esperto dello stesso periodo, è, come tutti sanno, un giovane comandante della flotta di Giorgio III: Ramage. Con la sua prima avventura, tradotta in otto lingue, si conquistò la fama di successore di Hornblower. Si ricorderà, di certo, che Ramage, nelle acque della Corsica, era riuscito tra l’altro, con un piccolo vascello, a farsi beffe dei francesi e a liberare la giovane marchesa di Volterra della quale si era innamorato. Gli ordini ricevuti da Nelson sono ora quelli di portare al sicuro, a Gibilterra, la marchesa sul piccolo cutter Kathleen. Ma ecco che Ramage incontra sulla sua rotta una fregata spagnola. Invece di allontanarsi, e anche per far bella figura di fronte alla marchesa, attacca la fregata e la cattura. Questa impresa non è certo approvata dai comandanti inglesi perché non corrisponde agli ordini di Nelson riguardanti la sicurezza della giovane donna… infatti, tale scontro con gli spagnoli è solo il principio di una serie di avventure che condurrà Ramage a partecipare alla battaglia di capo St. Vincent, veramente avvenuta e in cui il giovane Nelson si distinse proprio disubbidendo agli ordini dell’ammiragliato. Ora, come si intende bene, l’esempio e per l’eroe di Forester e per quello di Pope è proprio dato dall’ammiraglio inglese che amò appassionatamente lady Hamilton e mori vittorioso a Trafalgar. Ma se Pope, che ha già scritto sei volumi, tra cui un classico sulla battaglia di Trafalgar, è, come Forester, un divulgatore straordinario di episodi realmente avvenuti, il suo Ramage si distingue da Hornblower per un aspetto più dinamico e più moderno; a esempio, non esita, pur di salvarsi, a spacciarsi per americano, cosa che Hornblower non avrebbe mai fatto; diventa una specie di spia, agente segreto degli inglesi, altra parte che Forester non avrebbe permesso al suo protagonista, e, soprattutto, la sua passione non è soltanto il mare ma anche le belle donne.

L.

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