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Trovato su bancarella questa prima edizione, non ho resistito ad investire l’alta cifra richiesta € 4,90!
Ecco l’elenco delle novelization uscite in Italia.

La scheda di Uruk:

Hook. Capitan Uncino (Hook, 1991) di Terry Brooks [marzo 1992] Traduzione di Roberta Rambelli
– dalla sceneggiatura di Jim V. Hart e Malia Scotch Marmo per il film omonimo di Steven Spielberg, con Dustin Hoffman, Robin Williams

La trama:

Cosa sarebbe successo se Peter Pan fosse cresciuto? E cosa se i suoi figli fossero scomparsi, lasciando solo uno strano messaggio firmato Capitan Uncino? È quello che accade in questo magico romanzo. L’avvocato Peter Banning vive in un mondo di telefoni cellulari e di frenetiche riunioni. Ma, in visita a Londra dalla vecchia Wendy Darling, si ritrova catturato da un passato che non riesce a ricordare. E trasportato in un mondo incantato di Bambini Sperduti che rifiutano di crescere, di Fatine, di Pirati crudeli. Deve trovare i suoi figli, ma nell’isola che non c’è forse ritroverà se stesso, in un’avventura d’innocenza perduta e ritrovata che il più amato scrittore di fantasy ha voluto raccontarci “così come è stata raccontata a me”: con la magia di un grande narratore.

L’incipit:

Questa è una storia che parla di Peter Pan. Non è la storia che conoscono tutti, scritta da J.M. Barrie e letta ormai da più di ottant’anni dai bambini saggi e dagli adulti curiosi. Non è neppure uno degli episodi meno noti delle avventure di Peter Pan. È troppo recente, poiché è avvenuta in tempi moderni, molto più tardi dell’epoca di J.M. Barrie. È la prima volta che viene raccontata ufficialmente.
D’altra parte, non è neppure una storia che riguarda solo Peter Pan… come le altre che conosciamo. Parla di molte cose oltre allo stesso Peter, anche se lui sarebbe l’ultimo ad ammettere che esistano storie degne di essere raccontate se non lo hanno come protagonista. Il titolo, per esempio, indica che la storia è imperniata su qualcuno che non è Peter. Giacomo Uncino, il Capitan Uncino della favola, è un personaggio fondamentale per tutte le storie che parlano di Peter Pan, perché ogni protagonista buono ha bisogno dell’antagonista cattivo. E poi, i lettori potrebbero far osservare giustamente che
Peter Pan è un titolo già utilizzato e quindi non deve essere adoperato una seconda volta al solo scopo di soddisfare i puristi.
Questa storia inizia molti anni dopo la prima, molti anni dopo che Wendy, Gianni e Michele furono ritornati dalla prima avventura sull’isola che non c’è. Non parla di Peter Pan bambino, dato che tutte le storie su questo argomento sono state raccontate da parecchio tempo. Parla invece di ciò che avvenne quando accadde l’impensabile… quando Peter Pan diventò grande.
Racconto questa storia a voi così com’è stata raccontata a me. Ho cercato nella misura del possibile di tener presenti tutti i particolari. A volte ho abbellito un po’ e ho fatto qualche commento, quando non ho potuto tacere. Tutti gli scrittori, purtroppo, hanno questo difetto. Chiedo perdono a J.M. Barrie per le libertà che mi sono prese con le creazioni della sua fantasia e agli altri che l’hanno fatto prima di me con tanto successo.
Questa è una storia che parla di bambini e adulti e dei pericoli che insorgono quando, appunto, i bambini diventano grandi.
Tutto ha inizio a una recita in una scuola elementare.

L’incipit:

«Sttt!»
Gli inviti al silenzio echeggiarono mentre le luci della sala si spegnevano; e il brusio delle voci impegnate in conversazioni oziose si smorzò in pochi attimi. Gli spettatori giovani e vecchi si sistemarono ai loro posti e rivolsero lo sguardo al palcoscenico. Dietro il sipario c’era una vivace attività che si placò subito in strilletti e risatine. Il sipario si alzò lentamente sulla scena buia; l’unica luce nell’affollata sala della scuola elementare Franklin era quella dalla scritta verde sopra la porta che comunicava con l’esterno.
Moira Banning, elegante e posata, con i capelli castani corti perfettamente acconciati, guardò al di sopra della testa dell’undicenne Jack verso il fondo della sala. Un lampo di fastidio le brillò negli occhi. Peter non si vedeva ancora.
Accanto a lei, Jack Banning guardava fisso davanti a sé e attendeva con pazienza l’inizio della recita. Era un bambino piuttosto piccolo, con i lineamenti che ricordavano quelli di un folletto, i capelli e gli occhi color cioccolata e un sorriso incerto che sembrava esprimere qualche dubbio a proposito di chissà cosa.
Sul palcoscenico le luci si accesero, e dietro al pubblico entrò in funzione un riflettore che inquadrò nello stretto fascio di luce una copia in cartone del Big Ben, con i numeri romani del quadrante incollati un po’ storti. Tra le quinte cominciò a suonare una registrazione piuttosto stridula dei rintocchi della campana.

Bong, bong, bong…
Moira sorrise e diede una lieve gomitata al figlio. Il figlio si scostò.
I rintocchi terminarono e incominciò un ticchettio. Tic-tac, tic-tac. Si accesero altre luci che illuminarono fiocamente la camera dove dormivano alcuni bambini. Due letti con le coperte nascondevano il numero dei dormienti a quei pochissimi spettatori che non conoscevano già la storia di Peter Pan. Una cassapanca piena di giocattoli, qualche scaffale di libri e un cassettone completavano la scena.
Poi apparve Peter Pan. Arrivò in volo dalle quinte, sospeso a un cavo che brillava come una ragnatela bagnata nella luce del riflettore. Moira si voltò di nuovo a guardare al di sopra della testa di Jack e scrutò il fondo della sala. Jack non aveva bisogno di domandarle chi stava aspettando o quante possibilità ci fossero che suo padre venisse alla recita.
Sulla scena, l’alunno della seconda che era stato scelto dal regista per la parte di Peter atterrò, un po’ correndo e un po’ inciampando, piegò le gambe e slittò per circa due metri. Gli spettatori risero. Il bambino si rialzò in fretta, lanciò un’occhiata risentita alla platea e si voltò verso il cassettone.
Il raggio di una torcia elettrica manovrata dalle quinte lo inseguì convulsamente. Jack sorrise con aria saputa. Era Trilly, naturalmente. Peter frugò nei cassetti e tirò fuori un pezzo di stoffa nera ritagliata come la figura di un bambino. Lo sollevò mostrandolo al pubblico in modo che a nessuno sfuggisse il significato della sua scoperta. Poi chiuse il cassetto mentre il raggio della torcia elettrica continuava a sfrecciare di qua e di là. Subito la luce si spense. Jack annuì. Trilly era in trappola. Proprio come nel libro.

L’autore:

Terry Brooks ha rinverdito la tradizione del fantasy, diventandone il più celebre e amato maestro contemporaneo. Ha pubblicato da Mondadori La spada di Shannara (1978), Le pietre magiche di Shannara (1984), La canzone di Shannara (1986), Gli eredi di Shannara (1990) e Il druido di Shannara (1991).

L.

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