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La Newton Compton porta in libreria un il nono episodio di una grande saga di ambientazione storica.

La scheda di Uruk:

969. La battaglia impossibile [Empire 8] (Thunder of the Gods, 2015) di Anthony Riches [30 aprile 2019] Traduzione di Gianluca Tabita Bonifazi

La trama:

Roma è ancora una volta minacciata: Marco Valerio Aquila e i soldati della Cohors Tungrorum sono inviati a est, verso le desolate terre di confine dove hanno infuriato per secoli le guerre partiche. Incaricati di prestare soccorso a un’isolata fortezza sotto assedio, Marco e i suoi uomini si rendono conto che si tratta di un’impresa disperata. Dovranno trasformare la Terza Legione in una forza combattente capace di resistere alle temibili cariche di cavalleria dell’esercito dei Parti, note in ogni angolo dell’impero per la loro potenza micidiale. Ma il tempo a disposizione è poco. Marco decide di provare a raggiungere la capitale di Ctesifonte per una missione impossibile: è infatti l’unico uomo con un’autorevolezza tale da provare a persuadere il Re dei Re a fermare la sua guerra. Una guerra che minaccia di umiliare definitivamente tutto l’impero e di ridurre in schiavitù i suoi compagni.

L’incipit:

184 d.C., settembre

«Ebbene tribuno, sei ancora certo che non preferiresti essere ad Antiochia con i tuoi giovani amici?».
Dal suo cavallo Gaio Vibio Varo abbassò lo sguardo verso il centurione che marciava al suo fianco e gli rivolse un rapido sorriso, a suo agio nel discorrere con quell’uomo più anziano nonostante i vent’anni di differenza e l’abisso sociale che li separava.
«È una scelta difficile quella che mi poni, primipilo. Potrei oziare, bere vino e guardare splendide ragazze cospargersi di oli per il mio divertimento. E invece eccomi qui, a respirare la polvere fetida di scoregge sollevata dai calzari di cinquecento uomini».
Fece una pausa, guardando il cielo e serrando le labbra come se fosse intento a pensare. Il centurione anziano della coorte gli rivolse un ghigno, scacciando un moscone che gli ronzava sopra la testa con un esperto movimento del suo bastone di vite.
«Hai dimenticato di citare il calore, gli insetti e le costanti lagne dei soldati in marcia, gli occasionali insulti urlati dai miei centurioni più vigorosi…».
Ammiccò al giovane.
«Che è come dire tutti. Questo, e il fatto che tutte le “fanciulle” che incontrerai a Nisibis avranno gambe più storte della maggior parte dei cavalieri che hai conosciuto».
Varo si strinse nelle spalle.
«Per quanto sorprendente possa sembrare, primipilo, andare a puttane non era esattamente ciò che avevo in mente, quando persuasi mio padre a servirsi della sua influenza per farmi ottenere un tribunato presso la
Terza Gallica».
L’uomo più anziano, tecnicamente un subordinato, ma in realtà il vero maestro in tutto ciò che Varo supervisionava, soddisfatto di assecondare un tribuno il cui evidente sprezzo per le differenze fra loro contrastava piacevolmente con l’attitudine abituale dei figli dell’aristocrazia verso i soldati sotto il loro comando, sbuffò in segno di lieve derisione.
«Al contrario di molti tuoi colleghi, se posso osare. Antiochia gode del favore di voi giovani nobili più di quanto la fortezza di Zeugma farà mai, quanto a Nisibis…».
Varo esplose in una risata sguaiata, imitando con accurata precisione il tribuno anziano della legione.
«Solo dei dannati idioti marciano fino a Nisibis senza ordini diretti, giovane Vibio Varo! L’intera città puzza decisamente di sporchi arabi».
Il centurione sogghignò per la bravura del tribuno nell’imitare il loro comune superiore.
«E le donne! Per gli dèi, le donne non sono buone a nient’altro che a soddisfare i soldati semplici!».
Il centurione anziano scrollò le spalle, dandogli ragione.
«Si dà il caso che il tribuno Umbro non abbia tutti i torti. Presto ti renderai conto della saggezza delle sue parole, quando avrai trascorso qualche giorno senza poter fare altro che camminare lungo le mura della città per l’intera giornata e fissare il vuoto che la circonda. Ricorda
le mie parole, giovane tribuno, presto sognerai i piaceri di Antiochia…».
Divenne silenzioso e socchiuse gli occhi attenti per osservare una mezza dozzina di cavalieri che tornavano indietro al galoppo lungo la strada che conduceva a est.
«Cosa gli ha messo tutta questa fretta? Trombettiere, suona l’alt!».

L’autore

  • Anthony Riches - è laureato in studi militari. Ha tenuto nel cassetto per dieci anni il primo romanzo della serie L’impero, rielaborandolo fino alla versione che è stata pubblicata con successo e che ha scalato le classifiche mondiali in breve tempo. Per saperne di più: www.anthonyriches.com

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L.

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