Tag

, , , , ,

Trovato su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1010. Colpo di manovella [Ellery Queen] (Shoot the Scene, 1966) di Ellery Queen [9 giugno 1968] Traduzione di Renata Pacces Bertelé

La trama:

Joe Maddox è un tipico prodotto del turbinoso mondo hollywoodiano. È un grande produttore e sembra davvero che la Dea Fortuna lo abbia baciato in fronte, sino al giorno in cui si trova in un atroce dilemma. Riuscirà a sborsare in tempo duecentomila dollari per salvare la sua giovane moglie, la sua «primadonna» e l’autore dei film che gli hanno dato successo e fama? I tre, prigionieri in una casa sperduta su una deserta spiaggia californiana, vivono ore di angoscia, finché un colpo di scena viene a capovolgere la situazione. Ma il mistero non è chiarito. Tutt’altro. Chi ha organizzato il rapimento? Il denaro del riscatto è il vero movente? E chi può avere interesse ad attentare alla vita dello stesso Maddox? Ellery Queen scopre le sue carte al gran finale, e ha sempre l’asso nella manica.

L’incipit:

Kingsley Caldecott Blake, rara avis per Hollywood, era un uomo modesto. Il complesso del suo nome lo aveva afflitto fin dalla più tenera infanzia. 11 misero sobborgo di St. Louis, da cui proveniva, non era un luogo adatto per i tipi «superiori»; infatti, lui era cresciuto cercando di evitare le frecciate di derisione degli altri abitanti, del quartiere, al suo nome regale.
Così, aveva deciso in silenzio che, non appena si fosse allontanato dalla madre, che aveva scovato il suo nome in una rivista femminile, l’avrebbe cambiato in un altro meno pomposo.
Quando finalmente approdò a Hollywood, il cambio avvenne automaticamente. K.C. Blake divenne «Casey» Blake e tale rimase. Ogni qualvolta vedeva il suo nome nelle locandine di un nuovo film, si congratulava con se stesso. Casey Blake era in basso nella scala dei valori di Hollywood, era cioè un soggettista: le uniche persone che, nell’industria cinematografica, sembravano apprezzare l’importanza dei soggettisti erano gli altri soggettisti e, in via eccezionale, un tipo estroso come il produttore-regista Joe Maddox. Perciò divenne scopo della vita di Casey lavorare per Maddox, e, dopo qualche anno di attesa, vi riuscì.
Ne era soddisfatto: guadagnava parecchio ed era guardato con rispetto. Maddox era un duro datore di lavoro per gli scrittori che assumeva, ma non era più duro di quanto Casey non fosse con se stesso; quindi andavano perfettamente d’accordo. Casey non aveva mai compreso la eccitata reazione dei suoi compagni di lavoro quando il testo finale del copione aveva ottenuto l’approvazione del produttore. Mentre gli altri festeggiavano l’evento con grandi bevute, Casey diventava malinconico. Oltre che essere modesto, aveva la discutibile qualità di preoccuparsi dell’avvenire.
Per lui, un soggetto ultimato significava soltanto la necessità di rimettersi a tavolino, di ricominciare ad arrovellarsi per captare la scintilla da cui sarebbe sorta l’idea per un nuovo film.
A Maddox non garbava pagare cinquecentomila dollari per acquistare i diritti di riproduzione cinematografica di un romanzo o di un’opera teatrale di successo e produrre un film di dodici milioni di dollari col pericolo di non incassare, per i capricci delle «stelle» o l’insensibilità dei critici, neppure una modesta parte della spesa sostenuta.
Lui esigeva dai suoi scrittori trame di film di basso costo, capaci di dare, proporzionalmente, un profitto molto superiore alla spesa. In tal modo, per Joe Maddox, lo scrittore era il punto focale della produzione.

L.

– Ultimi post simili: