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Il cinquantasettesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo maggio un nuovo romanzo di David Stuart Davies.

La scheda di Uruk:

57. Sherlock Holmes. Lo spettro dello Squartatore (The Ripper Legacy, 2016) di David Stuart Davies [maggio 2019] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Sotto un cielo di piombo, Londra è flagellata da una pioggia implacabile. Di ritorno dal suo club, il dottor Watson trova l’amico Holmes in compagnia di un cliente nel soggiorno del 221B. Il signor Temple ha una storia straziante da raccontare. Il figlio William è stato rapito durante una passeggiata nel parco di Kensington Gardens. Per un attimo la madre e la tata hanno perso d’occhio il piccolo, per poi vederlo scomparire in mezzo alla folla trascinato via da due uomini in abiti scuri. Sei giorni sono trascorsi senza una richiesta di riscatto e la polizia brancola nel buio. Davvero esigui gli elementi a disposizione perché Sherlock Holmes possa offrire al padre affranto più di un’esile speranza. Occorre individuare quantomeno un filo sottilissimo che permetta di sbrogliare lentamente la matassa. Ma se una pista esiste è quella che, in modo sconcertante, come un filo d’Arianna condurrà il grande segugio a ritroso fino alle strade di Whitechapel. Sulla scena della spaventosa serie di delitti perpetrati anni prima dal più famigerato assassino di tutti i tempi.

L’incipit:

Mi è stata negata la benedizione di avere una prole. È uno dei grandi crucci della mia vita, ma il fato ha decretato che non dovessi mai diventare padre. Quando sposai la mia amata Mary, pensavamo tutti e due che con il tempo sarebbe nato un bambino. Il massimo sarebbe stato avere un maschietto e una femminuccia. La femmina avrebbe posseduto tutte le qualità della mia intelligente e graziosa moglie, e il maschio avrebbe tramandato con fierezza il nome Watson, dato che mi auguravo che potesse significare per lui distinzione e onore. Ma era destino che non fosse così.
Sia Mary che io volevamo dedicare principalmente l’uno all’altra i nostri primi anni di vita insieme. Ritenevamo di poter lasciare trascorrere un po’ di tempo prima d’introdurre piccoli estranei nella nostra casa. Ma, quando eravamo sposati da quattro anni, Mary contrasse una dopo l’altra diverse malattie, che prese una per una non avrebbero costituito una minaccia troppo grave, ma che in combinazione indebolirono seriamente la sua fibra. Quando da ultimo si ammalò di difterite, in quel disgraziato inverno del 1892, le sue difese si rivelarono inadeguate a contrastarla. Lottò strenuamente, e io e i miei colleghi ci prodigammo per assisterla, ma finì per soccombere. Si spense gradualmente sotto i miei occhi, finché rese l’anima a Dio.
Mary morì tra le mie braccia.
Quel giorno non persi solo mia moglie, ma molti dei miei sogni, e da allora, se devo essere sincero, credo di non essere più stato lo stesso uomo di prima.
Quando lei se ne andò stavo già soffrendo per una grave perdita, che ritenevo definitiva e che tuttavia dimostrò poi di non essere tale. Il mio amico, Sherlock Holmes, l’uomo migliore e più saggio che avessi mai conosciuto, era scomparso dalla mia vita nel 1891. Credevo che fosse precipitato nella ruggente cascata del Reichenbach, al culmine di una lotta fatale con il professor James Moriarty. Come venni a sapere in seguito, non era così. Il Professore era morto, mentre Holmes era riuscito a non finire nel gorgo insieme a lui, e dopo si era volontariamente ritirato dalla vita pubblica per tre lunghi anni. Non sospettavo minimamente che la sorte l’avesse risparmiato, e così, quando finalmente tornò a Londra, dopo aver viaggiato in lungo e in largo per l’Europa e altrove, e si presentò da me strappandomi alla mia esistenza solitaria, la mia gioia fu tale da cancellare all’istante ogni traccia del risentimento che avrei potuto provare per il modo in cui mi aveva ingannato.
Poco tempo dopo la sua ricomparsa ero tornato ad alloggiare nelle nostre stanze di Baker Street, e a occupare la mia solita poltrona presso il camino di fronte a quella del mio amico. “È tutto come prima” aveva osservato una sera, pizzicando distrattamente le corde del suo violino.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Un’indagine classica nell’universo sherlockiano di Luigi Pachì:

«La nostra collana dedicata alle gesta del più famoso detective di tutti i tempi torna questo mese a proporre uno degli autori di pastiche sherlockiani più noti a livello internazionale.
David Stuart Davies lo abbiamo presentato con i sei romanzi pubblicati nei volumi precedenti. Della sua produzione dedicata al supersegugio di Baker Street mancava all’appello solo questo The Ripper Legacy, uscito all’estero per Titan Books nel luglio 2016.
Di lui abbiamo già raccontato tutto. Si tratta di un grande esperto sherlockiano in grado di interpretare al meglio l’opera canonica di sir Arthur Conan Doyle. Per anni è stato direttore della rivista inglese “Sherlock Holmes: The Detective Magazine”, nata come “Sherlock Holmes Gazette” nel 1991 e diretta inizialmente da Elizabeth Wiggins. Davies ha successivamente preso in mano le redini di questa pubblicazione a partire dal numero 16 (uscito nel 1996) fino al numero 68 (2006).»

L.

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