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Sesto appuntamento con la collana “Urania Jumbo” (Mondadori), recentemente “riazzerata”.

Il romanzo è tradotto di Lia Tomasich, che ho intervistato in occasione dell’iniziativa “Estate 2018”.

La scheda di Uruk:

6 (50). Luna crescente [Luna 3] (Luna: Wolf Rising, 2019) di Ian McDonald [maggio 2019] Traduzione di Lia Tomasich

La trama:

Cento anni nel futuro. Cinque famiglie, i Cinque Draghi, controllano le principali compagnie industriali della Luna. I clan fanno tutto ciò che è in loro potere per conquistare il controllo assoluto: matrimoni di convenienza, spionaggio industriale, rapimenti e omicidi. Attraverso un’ingegnosa manipolazione politica, supportata da un’incrollabile forza di volontà, Lucas Corta risorge dalle ceneri della recente sconfitta e prende il controllo della Luna. L’unica persona che può fermarlo è un brillante avvocato: sua sorella Ariel. L’ultimo capitolo della trilogia Luna per la sovranità assoluta, in un finale mozzafiato.

L’incipit:

Otto figure scortano il feretro sul mare della Fecondità. Quattro lo sostengono, una per ogni maniglia; quattro sorvegliano i punti cardinali: nord, sud, est e ovest. Arrancano in scafandri pesantemente corazzati. La polvere si solleva in aria, scalciata dagli stivali. Quando si trasporta un feretro, il coordinamento è tutto, e i portatori non hanno ancora imparato il ritmo giusto. Barcollano, si muovono a scatti, lasciano segni di strisciate, impronte confuse sulla regolite. Avanzano come camminatori non abituati a muoversi sulla superficie della Luna, poco avvezzi agli scafandri che indossano. Sette scafandri bianchi e uno, l’ultimo, scarlatto e oro. Gli scafandri bianchi portano ciascuno un simbolo, fuori dal tempo e dallo spazio: una spada, un’ascia, un ventaglio, uno specchio, un arco, una mezzaluna. La guida cammina appoggiandosi a un ombrello chiuso, con il puntale d’argento e il manico a forma di viso umano, per metà vivo, per metà teschio. Il puntale trafigge la regolite con fori precisi.
Non è mai piovuto sul mare della Fecondità.
Il feretro ha un oblò. Parrebbe insolito per una bara, ma questa non è una bara. È una capsula medica di supporto vitale, disegnata per proteggere e mantenere in vita il malcapitato sulla superficie della Luna. Dietro l’oblò c’è il viso di un giovane: carnagione scura, zigomi alti e marcati, capelli neri e folti, labbra carnose, occhi chiusi. È Lucasinho Corta. Si trova in coma da dieci giorni, dieci giorni che hanno fatto risuonare la Luna fino al nucleo come una campana di pietra. Dieci giorni in cui le Aquile sono cadute e si sono rialzate, una guerra morbida è stata combattuta e persa sugli oceani di pietra del satellite e il vecchio ordine della Luna è stato spazzato via dal nuovo ordine della Terra.
Queste figure impacciate sono le sorelle dei Signori di Adesso e portano Lucasinho Corta a Meridiano. Sette sorelle più una, colei che chiude la fila con lo scafandro scarlatto e oro. Luna Corta.
«Si hanno notizie della nave?» Mãe-de-Santo Odunlade, esasperata, si lascia sfuggire uno sbuffo stizzito e scruta gli identificativi sul visore per cercare di individuare chi ha posto la domanda. La dottrina della Sorellanza dei Signori di Adesso impone di rifuggire la rete. Imparare a usare l’interfaccia dello scafandro è un’impresa ardua. Mãe-de-Santo infine scopre chi ha parlato: madrinha Elis.

L’autore:

Metà scozzese e metà irlandese, Ian McDonald è nato nel 1960 e vive a Belfast. Con il romanzo King of Morning, Queen of Day ha vinto il premio Philip K. Dick (1991) e con il racconto La moglie del djinn lo Hugo (2007). I suoi libri più noti in Italia sono Necroville (un horror del 1994), Forbici vince carta vince pietra (1994, “Urania Collezione” n. 138), I confini dell’evoluzione (Chaga, 1995) e Il fiume degli dei (River of Gods, 2004, “Urania Jumbo” n. 40), premiato dalla British Science Fiction Society e finalista allo Hugo.
Luna crescente (Luna: Moon Rising, 2019) è l’ultimo capitolo della celebrata serie Moon. I precedenti, Luna nuova (Luna: New Moon, 2015) e Luna piena (Luna: Wolf Moon, 2017), sono usciti in “Urania Jumbo” nn. 3 e 5.

L.

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