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La Newton Compton porta in libreria un nuovo grande romanzo a sfondo storico firmato da Massimiliano Colombo.

La scheda di Uruk:

991. L’aquila della Decima Legione (2019) di Massimiliano Colombo [23 maggio 2019]

La trama:

55 a.C. Quando le navi della flotta romana giungono sulla costa di una terra sconosciuta, si ritrovano a dover fronteggiare un’armata di guerrieri autoctoni, talmente feroci da intimorire le truppe di Cesare. Soltanto l’aquilifero della Decima Legione, Lucio Petrosidio, ha il coraggio di lanciarsi nelle fredde acque dell’oceano, e l’aquila del suo vessillo guida la legione degli immortali nell’assalto. Lucio e i suoi compagni d’armi, Massimo, Quinto e Valerio, sono gli eroi che si batteranno nella conquista della Britannia, nel nome di Roma e di Cesare, e che proteggeranno Gwynith, la schiava dai capelli rossi che ha fatto breccia nel cuore dell’aquilifero. Ma il destino, in agguato, li attende ad Atuatuca…
35 a.C. Il passato e i suoi fantasmi, il ricordo dei compagni caduti, il fuoco che brucia la coscienza: è per trovare pace a tutto questo che un vecchio ma ancora impavido soldato torna in Britannia a concludere una battaglia iniziata vent’anni prima. Ma anche per ritrovare la donna che da tanto tempo lo aspetta. L’aquilifero della Decima Legione farà i conti con la propria storia.

L’incipit

35 a.C.
Ho il dono, spesso doloroso, di una memoria che il tempo non riesce ad offuscare. Tutte le persone incontrate nella mia lunga esistenza sono sempre presenti e vive in me, nonostante il colore argenteo dei capelli mi separi da fatti accaduti ormai in un lontano passato.
Non posso che essere grato al destino che mi ha concesso di incontrare grandi uomini e di prendere parte ad eventi eccezionali che saranno tramandati nei secoli a venire, ma il prezzo pagato è stato alto, perché se da un lato il fato mi ha dato tanto da ricordare e il tempo per farlo, dall’altro ha cinicamente portato via uno dopo l’altro tutti quelli che ha messo sul mio cammino, lasciandomi una tristezza profonda, anche se piena di grandezza.
Ho creduto, con il tempo, di essermi rassegnato a questa malinconica situazione, racchiudendo nel mio cuore volti e sensazioni per custodirli gelosamente come tesori preziosi. Una corazza dura e compatta li ha protetti, ma è rimasta indelebilmente segnata dai sacrifici sopportati e dalle lotte sostenute, che ora, a distanza di tempo, mi appaiono ancora più nobili. Non potrebbe essere altrimenti, perché io appartengo alla generazione che ha reso Roma padrona del mondo conosciuto e poi l’ha trascinata in una sanguinosa guerra civile al seguito di un uomo straordinario, nel bene o nel male, che la Storia ricorderà con il nome di Gaio Giulio Cesare.
La saggezza acquisita in anni di battaglie e pericoli scampati mi consiglierebbe adesso di godere finalmente di un meritato periodo di pace, anche perché non so se la mia vita sarà ancora lunga, ma la mia coscienza mi pungola costantemente alle spalle obbligandomi ad andare avanti. C’è una battaglia cominciata vent’anni fa, il cui eco assordante rimbomba ancora nei miei timpani, che aspetta me per concludersi definitivamente. Così, da buon soldato qual ero, e quale mi sono sempre sentito, mi accingo a intraprendere questo viaggio per raggiungere il luogo che è stato testimone dell’intreccio dei destini delle persone a me più care.
Il rumore delle vele spiegate al vento e lo scricchiolio dell’albero maestro mi riporta indietro negli anni. Chiudendo gli occhi sembra quasi di udire, insieme allo sciabordio delle onde, il vociare dei miei compagni che tornano dal passato. Non è così, il tempo è trascorso, il mare è
lo stesso, così come il suo odore, ma io sono cambiato e quando apro gli occhi mi rendo conto di essere solo, vecchio ed unico testimone rimasto di un mondo che non esiste più, ultimo di una gigantesca razza che si è estinta per sempre, uomo dopo uomo.
«Entro sera sbarcheremo, il tempo non è dei migliori ma il vento tiene».
La voce del proprietario dell’imbarcazione mi riportò al presente. Lo guardai, era intento a scrutare il cielo mentre addentava una mela a grossi bocconi. Era il classico commerciante strozzino e pitocco, come ne avevo incontrati parecchi nella mia vita. Era basso, grassottello, capelli lunghi ma molto radi e due occhietti furbi e scuri incastonati in un viso appesantito da una vita godereccia che nulla aveva dell’uomo di mare. Le sue mani erano rosa e carnose, molto ben curate, sul dorso delle quali si intravedevano a malapena le nocche che finivano in dita tozze, pronte ad afferrare qualsiasi cosa potesse fruttargli del denaro. Le avevo osservate molto bene al momento del mio imbarco, mentre contava le monete d’argento necessarie per il passaggio, una somma esosa, al limite del furto, che raggiungeva quasi l’intero ammontare del ricavato dalla vendita del mio magnifico stallone al mercato del porto il giorno avanti. Una cessione obbligata in quanto il proprietario dell’imbarcazione si era rifiutato di trasportare il cavallo Avevo più volte provato a patteggiare inutilmente ma infine avevo accettato, più che altro per mancanza di altre imbarcazioni pronte a salpare in quei giorni da Porto Izio.

L’autore:

Massimiliano Colombo, nato a Bergamo nel 1966, vive a Como, dove da anni coltiva, con dedizione ed entusiasmo, la sua passione per gli eserciti del passato. Nel 2005 ha pubblicato il suo primo libro: L’Aquilifero. Nel 2013 la casa editrice spagnola Ediciones B ha acquistato i diritti dei suoi libri per il mercato mondiale di lingua spagnola e nel 2014 il successo di pubblico e critica de La legión de los inmortales lo ha consacrato come una delle voci più interessanti del panorama europeo del romanzo storico.

L.

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