Tag

, ,

La Marsilio, nella sua collana “GialloSvezia“, porta in libreria un thriller di un’autrice norvegese.

La scheda di Uruk:

Il tribunale degli uccelli (Fugletribunalet, 2013) di Agnes Ravatn [16 maggio 2019] Traduzione di Maria Valeria D’Avino

La trama:

Allis Hagtorn, giovane promessa della TV travolta da uno scandalo, decide di lasciare il lavoro e il marito e di cercare rifugio nell’anonimato di un lavoro umile. In una sorta di esilio volontario, accetta il posto di domestica al servizio di Sigurd Bagge, un quarantenne misterioso che vive appartato sulla riva di un fiordo. Allis dovrà servirgli tre pasti al giorno, occuparsi della villetta e del giardino, e lasciarlo in pace. Protetta dalla natura norvegese, tra il bosco e il mare, messa a confronto con sfide per lei inedite, come cucinare un pollo arrosto, dissodare un terreno abbandonato o respingere un’invasione di roditori, Allis si convince che la vita le abbia offerto una seconda possibilità. Ben presto, però, il fascino oscuro di quell’imprevedibile padrone di casa comincia a dominare i suoi giorni. A mano a mano che i due si avvicinano, prende corpo una domanda cruciale: chi è Sigurd Bagge, e che cosa vuole da Allis? Scritto in una lingua intensa e bellissima, il romanzo di Agnes Ravatn è attraversato da un’inquietudine strisciante. La costa deserta e isolata, uccelli hitchcockiani e colpe segrete fanno da sfondo a un thriller psicologico magistrale, una storia di paure e misfatti, reali e immaginari, segnata dalle ossessioni e dalla ricerca del controllo; una storia in cui il seducente paesaggio nordico – foreste, fiordi, parchi dalla vegetazione selvaggia – diventa esso stesso protagonista, e i due personaggi principali, ambigui, sfuggenti, indecifrabili, alimentano il senso di disagio, distillando terrore a ogni pagina.

L’incipit:

Il cuore accelerò i battiti a mano a mano che penetravo nel silenzio del bosco. Di tanto in tanto il grido di un uccello, il resto erano latifoglie grigie e nude, intrichi di rami e qualche ginepro verdeazzurro nel sole pallido di aprile. Dove il sentiero girava intorno a un dosso, comparve un viale incolto, fiancheggiato da betulle alte e dritte. Ogni betulla aveva in cima un groviglio di rami, come l’abbozzo di un nido. In fondo al viale c’era una staccionata di un bianco sbiadito, con un cancello. Dietro il cancello: la casa. Una villetta di legno in stile antico, con il tetto di lastre d’ardesia.
Richiusi il cancello senza far rumore, attraversai il piazzale e salii i pochi gradini fino all’ingresso. Nessuno venne ad aprire quando bussai, e mi sfuggì un sospiro. Lasciai le borse davanti alla porta, tornai giù e seguii le pietre piatte che formavano un sentiero intorno alla casa.
Sul lato della facciata, il paesaggio si apriva. Montagne viola punteggiate di neve si levavano sull’altra riva del fiordo. Una boscaglia bassa circondava la proprietà da entrambi i lati.
Lui era in giardino, accanto a un filare di alberi sottili, una schiena lunga in un maglione di lana blu. Trasalì quando gridai: «Ehilà!» Si voltò, salutò con la mano e mi venne incontro, calpestando il campo gialliccio con le scarpe pesanti. Rifiatai. Il viso e il corpo erano di un quarantenne o poco più, non sembrava minimamente bisognoso di cure. Nascosi la meraviglia dietro un sorriso e mi avvicinai di qualche passo. Era bruno e robusto, non mi guardò negli occhi: fissava un punto dietro di me porgendomi una mano enorme.
«Sigurd Bagge.»
«Allis Hagtorn» dissi, stringendo leggermente la manona.
Nulla nel suo sguardo faceva pensare che mi avesse riconosciuto, ma forse era solo bravo a fingere.
«Dove sono i tuoi bagagli?»
«Sul retro.»
Alle sue spalle, il giardino era una grigia tragedia invernale di cespugli morti, rovi e fieno bagnato. Di lì a poco all’arrivo della primavera, si sarebbe trasformato in una giungla. Lui colse la mia espressione preoccupata.
«Già, c’è un bel po’ di lavoro.»
Sorrisi, annuendo.
«Il giardino è un progetto di mia moglie. Ho bisogno di aiuto per governarlo finché lei è in viaggio.»
Lo seguii intorno alla casa. Prese le mie due valigie ed entrò.

L’autrice:

Agnes Ravatn (1983), scrittrice e editorialista, è una delle voci più interessanti della letteratura norvegese contemporanea, nota per il suo stile originale e ironico e per lo sguardo acuto sulle debolezze umane. Il tribunale degli uccelli, già molto apprezzato dai lettori e dalla critica e in corso di pubblicazione in dodici Paesi, ha ottenuto, tra gli altri, il PEN Translates Award, è stato candidato all’International Dublin Literary Award e ha ispirato una trasposizione teatrale e una cinematografica.

L.

– Ultimi post simili: