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Trovato su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante: l’illustrazione è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

631. Vieni a morire con me [Callahan “La Roccia” 4] (Come Die With Me, 1961) di William Campbell Gault [5 marzo 1961] Traduzione di Livio Cortesi
Inoltre contiene anche:
L’assassino è… un cavallo (Mr. Smith Protects a Client su “EQMM”, gennaio 1961) di Fredric Brown

La trama:

«La Roccia», cioè Brock Callahan, è un investigatore il cui soprannome rende bene l’idea di quest’uomo granitico alle prese con la violenza, l’astuzia, il delitto. Ex-campione di calcio, anche come segugio è un vero campione. I suoi metodi non sono proprio ortodossi, ma convincono, perché arrivano là dove la polizia non arriva, o, peggio, cerco di non arrivare. Una banda di senzascrupoli imperversa nella California del Sud, mettendo sossopra la rispettabile società hollywoodiana. Una banda di duri: ma chi è più «duro» della Roccia? L’autore di “Guai agli onesti”, di “TV Canale 13” e di altri magistrali gialli d’azione può ben dirsi a questo punto il miglior discepolo di Raymond Chandler, un romanzo come questo dimostra che si può fare dell’ottima letteratura anche col «giallo» e anche di saper penetrare acutamente i problemi dell’America attuale, pur concedendo al lettore brividi e tensione e interesse come le regole del buon giallo impongono.

L’incipit:

Era una di quelle bionde platinate, alte e pettorute, che fanno assai più colpo viste in mezzo a una fila di ballerine che da vicino. Tuttavia, a parte i capelli, non c’era niente di fraudolento in lei. La stola di visone era genuina, così come lo erano i diamanti e la voce da contralto che doveva aver sviluppato nei campi dove aveva trascorso la giovinezza.
Mi piaceva moltissimo.
Stava parlandomi di suo marito. Era un mattino d’aprile piovoso, e, quanto a umidità, quello era un anno da primato. Ascoltavo la pioggia che picchiava contro le finestre del mio ufficio e immaginavo quel pezzo di ragazza in una fattoria dello Iowa intenta a sognare Hollywood, a divorare tutte le riviste di cinema, e…
– Voi non mi ascoltate! – sbottò lei, petulante.
– Vi ascolterò con maggior attenzione quando arriverete alla parte più importante, signora Malone – le dissi sorridendo.
– Voi pensate che non sia importante, il mio incontro con Tip, come è accaduto, e tutto il resto… – Pareva seccata.
– Potrebbe esserlo per un tifoso dell’ippica – risposi. – Io non lo sono.
– Pensavo che fosse interessante – continuò lei. – E romantico.
– Sono sicuro che lo era – convenni. E mi chiesi perché mai i fantini si scegliessero sempre bionde giunoniche come quella. – Vostro marito va a caccia di… altre donne, signora Malone?
– Che dite mai! A casa sua ha la donna che fa per lui. Frequenta Frank Giovanni, ecco quello che fa.
Frank Giovanni era ricco e fin troppo influente nella zona, un uomo che aveva avuto molte imputazioni ma neanche una condanna e che aveva dovuto comparire davanti a due Comitati del Congresso. Ben pochi investigatori privati a- vrebbero voluto aver a che fare con un tipo come lui.
– Non c’è nessuna legge che vieti di frequentare Frank Giovanni, signora Malone – osservai.
– Può darsi di no. Ma dovrebbe esserci. Questa relazione non mi garba.
Guardai le finestre rigate dalla pioggia e poi di nuovo lei. Non dissi niente e aspettai che continuasse.
– Vi sto seccando – osservò. – Credete che non possa permettermi un investigatore come voi, o che? Siete sgarbato.
– Non lo sono di proposito – dissi. – Ma io dirigo un’agenzia d’investigazioni, non un ufficio di consulenza matrimoniale, signora Malone. Voi volete che io controlli vostro marito, no?
– Proprio così. Non dico che dovete pedinarlo o fare qualcosa del genere. Pensavo solo che potreste informarvi in giro e vedere se c’è sotto qualcosa di losco, mi capite?
– Non molto bene.
– Statemi a sentire, signor Callahan: Tip è in gran forma, capite? Questa primavera ha vinto tante corse, a Santa Anita, come mai gli era riuscito prima. È nel suo periodo migliore. Non voglio che niente lo guasti.

L.

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