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La Multiplayer.it, storicamente attenta alla narrativa tratta da film e videogiochi, porta in Italia una serie di romanzi tratti da celebri videogiochi e targati Titan Books.

La scheda di Uruk:

God of War (id., 2018) di J.M. Barlog [marzo 2019] Traduzione di Francesca Noto

La trama:

Il romanzo ufficiale dell’ultimo capitolo della saga.

Sono passati molti anni dalla sua vendetta contro gli dèi dell’Olimpo, e ora Kratos vive come un uomo nel regno degli dèi e dei mostri norreni. È in questo mondo gelido e che non perdona che deve lottare per sopravvivere… e insegnare a suo figlio a fare lo stesso.

La sorprendente rielaborazione di God of War decostruisce gli elementi fondamentali che definivano la serie – combattimenti esaltanti, dimensioni incredibili e una narrazione potente – e li fonde in qualcosa di completamente nuovo.

L’incipit:

Atreus chiuse l’occhio sinistro, abbassando l’arco finché la punta della freccia non si allineò con la spalla del cervo fulvo dalle grandi corna a sedici punte. Fermò il braccio che tremava, concentrandosi sulla preda.
Un colpo. Sarebbe riuscito ad abbatterlo con un solo colpo.

Inspira, concentrati, espira, scocca. Quelle parole gli risuonarono nella mente con una cadenza che batteva come le vene sulla sua fronte. Sentiva il cuore martellare così rapido da spezzargli la concentrazione, costringendolo a ricominciare da capo e a inalare di nuovo, per essere in grado di scoccare l’asta piumata.
Doveva farcela. Doveva dimostrare a suo padre che poteva riuscirci. Una valanga di dubbi gli si rovesciò nella mente. E se avesse fallito?
Atreus spostò appena a sinistra il braccio destro. Il cervo continuò a brucare, ancora ignaro della loro presenza clandestina. Si erano acquattati sopravvento, in modo strategico.
Scocca soltanto quando l’animale guarda verso il basso, ricordò, dall’addestramento ricevuto da sua madre.
«Ascolta il tuo cuore. Fallo rallentare. Devi scoccare tra un battito e l’altro» La voce, severa e burbera, si fece sentire ancora, questa volta proprio accanto al suo orecchio.
Nonostante il cuore a mille, Atreus si concentrò sul punto poco dietro alla spalla. Se avesse mirato bene, la freccia si sarebbe conficcata nel cuore dell’animale. L’aria era gelida, ma un rivolo di sudore gli finì nell’occhio. Stava per perdere l’opportunità. Il cervo cominciò a sollevare la testa.
Atreus chiuse gli occhi senza rendersene conto.
«Aspetta», disse Kratos, come se gli stesse dando un ordine.
Il ragazzo scoccò, pregando che gli dèi vegliassero su di lui.
L’asta di pino prese una traiettoria troppo ampia, spinta a sinistra da uno sbuffo di vento inaspettato. Trovò il tronco di un olmo, poco lontano, spaventando il cervo e facendolo fuggire.
«Che stai facendo?», esplose Kratos, con gli occhi grigio acciaio fiammeggianti e la pelle cinerea bianca come le nuvole. Dei tatuaggi scarlatti si rincorrevano sul suo torso, formando una spirale che sembrava il frutto di una pennellata ampia quanto un palmo. Un tatuaggio simile, che gli correva lungo il cranio calvo, attraversandogli la parte sinistra della fronte, fremette di rabbia, mentre lui strappava l’arco dalle mani incerte del figlio. Uno spallaccio di cuoio a tre strati legato di traverso al petto gli proteggeva la spalla destra. A parte quello, girava a torso nudo, tranne che per le bende scolorite che gli coprivano gli avambracci.
«Ora è all’erta! Devi scoccare solo…». Kratos rischiò quasi di inciampare nelle parole, che venivano fuori rapide in mezzo alla folta e curata barba scura. Si costrinse a fermarsi. Doveva controllare la rabbia. Era un ragazzino, quello che aveva davanti. «Devi scoccare solo quando te lo dico io». Si lasciò sfuggire un basso ringhio.
«Mi dispiace…», mormorò Atreus, pensieroso. I suoi occhi azzurri e innocenti, della stessa tonalità dei profondi laghi che punteggiavano quelle terre, stavano implorando perdono, anche se non riusciva a capire perché il suo errore avesse fatto infuriare suo padre così tanto. Sua madre lo incoraggiava sempre, quando mancava un bersaglio, durante le lezioni di caccia. Era così indulgente, rispetto a suo padre. Non si era mai sentito in dovere di scusarsi, quando sbagliava qualcosa con lei. Invece, gli sembrava di non dover fare altro che chiedere perdono per i suoi errori, quando era con suo padre. E sua madre non gli aveva mai mostrato neanche un vago accenno di rabbia.
«Non dispiacerti! Migliora. E ora ritrovalo».
Atreus fece per riprendere l’arco, ma Kratos lo scostò di scatto.
«Hai mancato il bersaglio, ragazzo», borbottò. Poi si spostò dal loro nascondiglio tra il fitto fogliame del sottobosco, imboccando il sentiero su cui il cervo si era allontanato. «Dovremmo cacciare i cervi, non inseguirli. Ora dobbiamo raggiungerlo per finire il lavoro».

L’autore:

J.M. Barlog è cresciuto a Chicago e ha servito nell’aeronautica militare in Vietnam. Ha scritto romanzi di molti generi. Il suo libro d’esordio, Windows to the Soul, ha vinto il Readers’ Choice Award for Suspense alla conferenza “Love is Murder” dell’Illinois.
Vive nella California del Sud con la moglie, ha tre figli e vari nipoti.

L.

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