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La TimeCrime Fanucci porta in libreria un nuovo thriller firmato da John Connolly.

La scheda di Uruk:

Un gioco di fantasmi [Charlie Parker 15] (A Game of Ghosts, 2017) di John Connolly [22 maggio 2019] Traduzione di Stefano Bortolussi

La trama:

Mentre era sulle tracce di un pericoloso gangster del Rhode Island, il detective privato Jaycob Eklund sembra essere scomparso nel nulla. Edgar Ross, agente speciale dell’FBI, affida a Charlie ‘Bird’ Parker il difficile incarico di rintracciarlo. Ross ha le sue ragioni per voler trovare Eklund: quest’ultimo, infatti, stava indagando in modo quasi ossessivo su una serie di misteriosi omicidi e sparizioni, riconducibili a un gruppo noto come la Confraternita. La particolarità delle indagini di Eklund è che ciascuno dei casi seguiti sembrerebbe collegato a storie di fantasmi. Nel corso delle sue ricerche Parker si ritrova risucchiato nel pericoloso mondo della malavita, un mondo in cui la vecchia e spietata Madre governa un impero criminale in cui innocenti e colpevoli sono pedine in un terrificante gioco di fantasmi. In una frenetica corsa contro il tempo, spetta a Charlie Parker scoprire cosa si nasconda dietro quelle misteriose e inquietanti uccisioni.
L’ennesima indagine al cardiopalma per l’agente speciale Charlie Parker. Una storia torva e indecifrabile, in cui ogni certezza sembra vacillare.

Le avventure di Charlie Parker:

  1. Tutto ciò che muore (Rizzoli 2000, traduzione di Stefano Bortolussi; TimeCrime 2015 ritradotto da Andrea Salamoni)
  2. Il ciclo delle stagioni (Rizzoli 2001, traduzione di Stefano Bortolussi; TimeCrime 2015 ritradotto da Andrea Salamoni)
  3. Gente che uccide (Rizzoli 2002, traduzione di Stefano Bortolussi; TimeCrime 2016 ritradotto da Andrea Salamoni)
  4. Palude (Rizzoli 2003, traduzione di Stefano Bortolussi)
  5. L’angelo delle ossa (Rizzoli 2006, traduzione di Stefano Bortolussi)
  6. Anime morte (Rizzoli 2008, traduzione di Stefano Bortolussi)
  7. The Reapers, inedito
  8. Gli amanti (Rizzoli 2010, traduzione di Paola Bertante)
  9. I tre demoni (TimeCrime 2013, traduzione di Stefano Bortolussi)
  10. Un’anima che brucia (TimeCrime 2015, traduzione di Federico Lopiparo)
  11. La rabbia degli angeli (TimeCrime 2014, traduzione di Federico Lopiparo)
  12. Il lupo in inverno (TimeCrime 2016, traduzione di Andrea Salamoni)
  13. La canzone delle ombre (TimeCrime 2017, traduzione di Fabio Bernabei)
  14. Un tempo per soffrire (A Time of Torment, 2016, traduzione di Tessa bernardi)
  15. Un gioco di fantasmi (A Game of Ghosts, 2017, traduzione di Stefano Bortolussi)

L’incipit:

Un nuovo manto di neve si era posato sui precedenti come ricordi, come gli anni.
Secondo i meteorologi avrebbe gelato come gli altri, aggiungendo un nuovo strato al ghiaccio che ricopriva la città e un giorno o due al lento disgelo che doveva inevitabilmente arrivare, anche se quella sera di febbraio qualsiasi liberazione dal freddo sembrava ancora lontana. Se non altro, la nevicata più recente, la prima in più di una settimana, nascondeva il sudiciume degli accumuli precedenti, e per poco le strade di Portland sarebbero sembrate pulite e immacolate.
Faceva freddo, ma l’aria non era limpida. Una sottile foschia aleggiava appena sopra le strade, avvolgendo i lampioni in aloni simili alle aureole dei santi e trasformando i profili dei palazzi in un paesaggio onirico. Donava alla città un’apparente doppiezza, come se le vie e gli edifici fossero stati sovrapposti in modo imperfetto sopra una precedente versione, e come se ora fosse possibile intravedere quella nebulosa variante, gli abitanti del presente vicinissimi a quelli del passato.
Charlie Parker risaliva Exchange Street a testa bassa nel freddo rigido della sera, avanzando come un caprone tra i mucchi di neve sul marciapiede. Non aveva bisogno che fosse la NBC a dirgli che l’inverno stava rafforzando la morsa. Una qualche antica personificazione della stagione sembrava avvertire l’avvicinarsi della primavera prima di chiunque altro, ed era decisa a restare aggrappata il più possibile al suo candido regno. Parker lo sentiva nelle ossa, e anche nelle ferite. Teneva la mano destra serrata in una sfera di dolore nella tasca, e la pelle delle cicatrici sulla schiena era tesa e sensibile. Gli doleva la testa, e se gliel’avessero chiesto avrebbe potuto indicare le strane linee grigio-argento nei capelli che seguivano i solchi tracciati dai pallini da caccia e attribuire a ciascuna una sorgente di sofferenza.
C’erano anche ferite più vecchie a tormentarlo. Molti anni prima si era tuffato nelle acque gelide di un lago all’estremo nord dello Stato per sfuggire alle pallottole che altrimenti l’avrebbero ucciso. Una lo aveva colpito ugualmente, anche se il dolore era stato attenuato dallo shock ancora più forte dell’immersione nell’acqua gelata. Sarebbe dovuto morire, ma non era morto. In seguito i dottori l’avrebbero tempestato di termini clinici (ipotermia, ipotensione, ipervolemia, alto tasso di viscosità nel sangue), nessuno dei quali di grande beneficio al corpo umano o alle sue prospettive di immortalità ma tutti in qualche modo applicabili al suo caso.
Oltre al proiettile che aveva in corpo, dopo l’immersione nel lago Parker aveva violato quasi ogni singola norma di gestione del trauma, continuando a combattere i suoi aggressori, e questo ancora prima che uno di loro cercasse di sfondargli i denti con un calcio. Uno dei medici che l’avevano soccorso, specialista in medicina marittima, avrebbe voluto condurre una ricerca su di lui, ma Parker aveva educatamente declinato l’offerta di cure e terapie gratuite in cambio della propria collaborazione. Era una decisione di cui a volte si pentiva. Spesso gli sembrava che il suo organismo non si fosse mai del tutto ripreso da quel trauma, poiché da allora sentiva il freddo invernale con un’intensità che non ricordava di aver mai provato da giovane. In certi momenti, anche quando si trovava in una stanza riscaldata, veniva preso da brividi così violenti che lo indebolivano per ore. Li sentiva perfino nei denti. In un’occasione avevano preso a battere così forte che gli era saltata un’otturazione.
D’altra parte era ancora vivo, e questo era già qualcosa. Pensò al vecchio luogo comune secondo il quale rinunciare ai vizi non allunga la vita, ma dà solo l’impressione di allungarla. L’impressione che a lui davano sere come questa era quella di soffrire da una vita.

L’autore:

John Connolly è nato a Dublino nel 1968. Ha lavorato come barista e tuttofare nei grandi magazzini Harrods e come giornalista freelance per il quotidiano “The Irish Times”, per il quale continua a scrivere.

L.

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