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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero della collana settimanale “Garzanti per tutti” (Garzanti) diretta da Livio Garzanti.

La scheda di Uruk:

40. Ashenden l’inglese (Ashenden, 1928) di W. Somerset Maugham [1° marzo 1966] Traduzione di Fenisia Giannini

La trama:

Chi è Ashenden? È un personaggio che chiede prepotentemente di venire alla ribalta, e a buon diritto può pretenderlo, in questa stagione letteraria così ricca di agenti segreti d’ogni taglia. Ashenden ha parecchie ragioni per farsi avanti: la prima è che è di cittadinanza britannica; la seconda è che quella dell’agente segreto costituisce per lui quasi un’altra fisionomia, perché sua professione è anche quella di scrittore; la terza è di essere un personaggio creato da un maestro del romanzo di questo secolo. Le peripezie di Ashenden, che danno spunto ai diversi episodi raccolti in questo volume, sono ispirate alle esperienze personali dell’autore che durante la prima guerra mondiale svolse incarichi di un certo rilievo per il servizio segreto inglese.

L’incipit:

Fu solo agli inizi di settembre che Ashenden, uno scrittore che si era trovato all’estero allo scoppio delle ostilità, riuscì a tornare in Inghilterra. Poco dopo il suo arrivo, gli capitò di partecipare a un ricevimento, nel corso del quale fu presentato a un colonnello di mezza età, di cui non afferrò bene il nome. Conversarono un po’. Mentre stava per andarsene, l’ufficiale gli si avvicinò per domandargli:
« Scusate, mi stavo chiedendo se non vorreste venire a trovarmi. Mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con voi. » « Certamente, » rispose Ashenden. « Quando volete. »
« Che ne direste di domattina alle undici? »
« Benissimo. »
« Vorrei darvi il mio indirizzo. Avete un biglietto? » Ashenden gliene dette uno e il colonnello vi scarabocchiò a matita il nome di una via e un numero civico. Il mattino successivo, quando Ashenden andò all’appuntamento, si trovò in una strada di case in mattoni rossi, piuttosto ordinarie, in un quartiere di Londra che un tempo era stato alla moda ma che ora era scaduto nella considerazione di quanti ambivano a una casa che avesse un indirizzo « bene ». Sull’edifìcio nel quale Ashenden doveva recarsi, un cartello avvisava che la casa era in vendita, le persiane erano chiuse e non c’era alcun segno che fosse abitata. Ashenden suonò il campanello e la porta fu aperta così prontamente da un sottufficiale, che egli trasalì. Non gli fecero domande; venne invece condotto immediatamente in una lunga stanza sul retro, evidentemente la sala da pranzo di un tempo, dove la vistosa decorazione appariva stranamente in contrasto con i mobili d’ufficio, pochi e vecchiotti, coi quali era arredata. Dette ad Ashenden l’impressione di una stanza in cui si fossero installati dei mediatori. Il colonnello — che, come Ashenden doveva scoprire in seguito, era conosciuto nel servizio di spionaggio come « R. » — si alzò al suo ingresso e gli strinse la mano. Era un uomo un tantino al di sopra della statura media, scarno, con un viso giallo e profondamente segnato dalle rughe, capelli grigi e fini, e baffi a spazzolino. Il particolare che si notava immediatamente nella sua persona, era la vicinanza dei suoi occhi blu, a un pelo dallo strabismo. Occhi duri e crudeli, dall’espressione mutevolissima, che gli lanciarono un’occhiata ambigua e astuta. Si trattava di un uomo che non vi poteva piacere e di cui non potevate fidarvi a prima vista. I suoi modi erano amabili e cordiali.

L’autore:

William Somerset Maugham, narratore e drammaturgo inglese, nato nel 1874 e morto nel 1965, nella sua lunga carriera dal 1897 ai nostri giorni fu sempre autore di successo. Tra i suoi libri più celebri, Schiavo d’amore, 1915, La luna e sei soldi, 1919, Il velo dipinto, 1925, Ritratto di un’attrice, 1937, e Il filo del rasoio, 1944. Nella collezione «Garzanti per tutti» è già stato pubblicato Il fantasma nell’armadio (n. 20).

L.

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