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Il cinquantanovesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo luglio Sherlock Holmes. Il caso del Codice bulgaro.

La scheda di Uruk:

59. Sherlock Holmes. Il caso del Codice bulgaro (Sherlock Holmes and the Case of the Bulgarian Codex, 2012) di Tim Symonds [luglio 2019] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

Ora davvero insolita, le cinque del mattino, per ricevere visite al 221B di Baker Street. Ancora più insolita è la figura che fa la sua apparizione in una tormenta di pioggia e vento. Con una maschera nera che nasconde la parte superiore del viso e un mantello azzurro sopra la giacca a doppiopetto, il principe regnante di Bulgaria è giunto in incognito da Sofia per richiedere i servigi di Sherlock Holmes. Il Codex Zographensis, un sacro manoscritto vecchio di secoli considerato una sorta di talismano nazionale, è stato trafugato, ed è vitale recuperarlo quanto prima. L’ombra della guerra incombe sul paese balcanico, circondato da Russia, Impero austroungarico e Impero ottomano, tre colossi che disgregandosi minacciano di travolgere tutto. Una catastrofe che solo l’intervento del grande investigatore potrebbe scongiurare. Ed è così che quest’ultimo, accompagnato dal fedele Watson, si ritroverà presto in viaggio sull’Orient Express verso la polveriera d’Europa. Per fare luce su un mistero da cui può dipendere il destino di milioni di persone.

L’incipit:

Sbuffando impaziente come un cavallo nervoso, l’Orient Express attendeva di partire dalla Gare de Strasbourg mentre Sherlock Holmes e io scendevamo di corsa da un landò a cinque vetri e salivamo nelle carrozze private del principe regnante di Bulgaria. I nostri bagagli vennero gettati dietro di noi. Era tardi, quel venerdì pomeriggio di aprile dell’anno di grazia 1900. Il caso del codice bulgaro era cominciato. Con un grido minaccioso, l’immenso treno si staccò dalla stazione per il suo lungo viaggio fino a Istanbul. Ben presto, ci lasciammo alle spalle Parigi. Procedevamo a un andatura di circa novanta chilometri all’ora senza rumori e senza sobbalzi, tanto che avevamo quasi la sensazione di non muoverci nemmeno.
Neanche due giorni prima, avevamo ricevuto un ospite di fama europea tra le pareti della nostra umile stanza in Baker Street; un uomo così insolito per mentalità e personalità che sono in grado di ricordarlo fin nei minimi particolari perfino adesso, nonostante il passaggio di molti anni caotici, pieni di avventure.

Extra

All’interno, il racconto “Sherlock Holmes e il canone inverso” di Samuele Nava.

L’incipit del racconto

Musica in Baker Street
Quando le lunghe dita affusolate del mio amico Sherlock Holmes si posavano lente, premurose e amorevoli sulla custodia del violino Stradivari, compivano un gesto rituale che si ripeteva identico ogni volta. Per lui schiudere quello scrigno significava accedere alla “terra dei violini, dove tutto è dolcezza, delicatezza e armonia”, eppure la musica che poi andava a produrre non era sempre dolce, delicata, armoniosa; tutt’altro. E per l’ovvio motivo che quei momenti musicali giungevano in situazioni e frangenti assai differenti.
Poteva accadere che Holmes, trovandosi nell’impossibilità di arrivare a una conclusione circa un’indagine in corso, impugnasse il violino per sciogliere la tensione e prendersi una pausa. In quei casi si metteva dritto come un soldato sull’attenti, alzava il mento e poggiava una guancia nell’incavo della mentoniera dello strumento, e senza preamboli attaccava con l’archetto un brano classico. Un canone che ripeteva più volte, e variava, rielaborava. Accelerando, diminuendo, giocando con la musica grazie alla sua abilità. Poteva andare avanti per ore, finché un’epifania di pura razionalità rivelata lo paralizzava. Nel silenzio improvviso una luce inedita guizzava allora nei suoi occhi, e l’indagine arenata poteva riprendere la rotta verso una sicura e celere risoluzione dell’enigma.

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes alla ricerca del Codex Zographensis di Luigi Pachì:

«L’avventura sherlockiana che ci propone qui Tim Symonds è la sua terza in ordine di apparizione in questa collana. Lo abbiamo apprezzato inizialmente nel quarantesimo volume del Giallo Mondadori Sherlock, intitolato Sherlock Holmes: Il caso della Spada di Osman. Per chi ha avuto il piacere di leggerlo si trattava di una storia ambientata nel 1906, intrisa di fatti storici, nella quale il sultano ottomano si trovava in grande difficoltà. Il collasso del suo impero stava per consentire al Kaiser tedesco un agevole accesso al Medio Oriente e alle rotte verso l’India. Come avevo avuto modo di ricordare in quell’occasione, tali rotte erano assolutamente vitali per l’Inghilterra a causa dei noti possedimenti indiani. Il romanzo mostrava un’attenta disamina del periodo storico trattato e, contemporaneamente, presentava un caso internazionale nel quale il detective di Baker Street, su richiesta del ministro degli Esteri inglese sir Edward Grey, viene interpellato per impedire l’assassinio del sultano.

L.

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