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La Newton Compton porta in libreria un nuovo grande romanzo a sfondo storico firmato da Harry Sidebottom.

La scheda di Uruk:

2322. Gli ultimi eroi di Roma (The Lost Ten, 2019) di Harry Sidebottom [29 giugno 2019] Traduzione di Rosa Prencipe

La trama:

Valente è un giovane e ambizioso ufficiale dell’esercito romano. Viene incaricato di prendere parte a una missione rischiosa, insieme con uno sparuto gruppo di soldati. Il compito assegnato è quello di trarre il salvo il principe Sasan, che è stato imprigionato nell’impenetrabile Castello del Silenzio, una fortezza arroccata oltre la Mesopotamia, tra le montagne a sud del Mar Caspio. Soli in un territorio ostile, Valente e i suoi compagni verranno messi alla prova come mai prima d’ora. Specialmente quando, ad uno ad uno, cominceranno a morire in circostanze sospette… L’operazione di salvataggio sembra improvvisamente essersi trasformata in una missione suicida. Se vuole davvero avere una speranza di salvarsi, Valente dovrà conquistarsi la fiducia dei pochi soldati superstiti, per condurli in salvo prima che sia troppo tardi.

L’incipit:

Castello del Silenzio
Nessuno aveva mai fatto ritorno dal Castello del Silenzio.
La torre scura, con le sue alte mura esterne, sorgeva su una stretta rupe tra i monti Elburz. La remota prigione-fortezza era inespugnabile. Non si sapeva più nulla dei prigionieri che ne varcavano le porte. Perfino fare i loro nomi era un reato capitale. I greci lo chiamavano il Luogo dell’Oblio.
Barbad l’eunuco osservava l’orribile scena. Dapprima, sui contrafforti montuosi, avevano viaggiato attraverso boschi di faggi e querce. Cervi brucavano nelle radure. Il convoglio aveva diviso la strada con i pastori che guidavano il bestiame verso gli alti pascoli sotto il sole di primavera. Adesso si trovavano in un mondo diverso. Gli unici alberi erano rachitici ginepri, le sole creature viventi gli avvoltoi incuranti dei venti gelidi, che sferzavano i frastagliati precipizi grigi. In lontananza, le vette più alte mostravano ancora un cappuccio nevoso.
Barbad si rimise a sedere e lasciò ricadere la cortina sull’apertura del carro. Il freddo gli mordeva la pelle avvizzita, gli faceva dolere le vecchie ossa. Lanciò un’occhiata al principe Sasan. Il ragazzo sedeva con la schiena dritta e immobile. I suoi occhi scuri non tradivano alcuna emozione. Barbad era fiero di lui. Il giovane era stato cresciuto per cavalcare, tirare con l’arco e aborrire la Menzogna scura dell’infedeltà. Niente l’aveva preparato a questo. Non era colpa sua Nessuno avrebbe dovuto biasimare suo padre. Il principe Papak non era stato un senza fede. Barbad conosceva la verità. Barbad era stato presente, aveva visto tutto con i suoi occhi.
La caccia si era svolta molto più a sud, ai confini della grande palude nei pressi del Golfo Persiano. La corte soggiornava a Babilonia. Quando Shapur il Re dei Re andava a caccia, si rendevano necessari i preparativi di una spedizione militare. A migliaia lo accompagnavano. C’erano congiunti e dignitari, cortigiani, sacerdoti, l’harem reale, scribi e intrattenitori, delegati stranieri, soldati, innumerevoli servitori e un esercito di cacciatori.
Il terreno di caccia era spazioso e ben fornito. Pullulava di oche e anatre. Cinghiali selvatici grufolavano nei boschetti. Ma il Maestro della Caccia Reale aveva promesso a Shapur un leone — il re delle bestie per il Re dei Re. Non un leone qualsiasi, ma un enorme, sfregiato e astuto vecchio maschio. Si diceva che la bestia avesse ucciso due schiavi reali.
Barbad non cacciava, non da quando era stato evirato parecchi anni prima. Il suo posto era con gli altri eunuchi e le donne. Come Capo Scriba del principe Papak, un fratello del Re dei Re, Barbad era entrato a far parte dell’harem reale. Erano fermi su una bassa altura, ombreggiata dagli alberi, ma con una bellissima vista. Shapur, affiancato dai fratelli e alcuni dei suoi numerosi figli, aveva preso posizione appena sotto di loro.
Il Re dei Re era magnifico in porpora e oro. Mentre rideva e beveva con i principi, gli occhi contornati dal kajal e i bianchissimi denti mandavano bagliori. Leggermente meno eleganti, Papak tra essi, i suoi congiunti ne avevano condiviso il buonumore. I coppieri, i portatori di ventagli e quei soldati che reggevano le loro armi avevano atteso in deferente silenzio.

L’autore:

  • Autori: Harry Sidebottom - ha conseguito un dottorato in Storia antica al Corpus Christi College. Attualmente insegna Storia all’università di Oxford e vive a Woodstock. È autore della saga Il guerriero di Roma, che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo. La Newton Compton ha pubblicato anche i primi episodi della nuova, avvincente saga Il trono di Cesare. L’ultimo giorno dell’Impero è il suo nuovo romanzo, già diventato bestseller del "Sunday Times". Per saperne di più: http://www.harrysidebottom.co.uk

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L.

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