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Prima di darlo via, schedo questo numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

182. Chi si salva è perduto [John Keith 5] (Operation N, 1966) di Norman Daniels [25 maggio 1967] Traduzione di Bruno Just Lazzari
Inoltre contiene il saggio:
[Segreti di ieri] Operazione acquedotto, di Arrigo Petacco

La trama:

Ancora una volta la «spy story» attinge alla cronaca viva del nostro tempo, non per riprodurla passivamente, ma per interpretarla secondo i modi dell’immaginazione. È di scena un grosso personaggio nazista scampato misteriosamente al crollo delle croci uncinate: nientemeno che il delfino del defunto dittatore. Compiacenti banche svizzere finanziano l’attività dei criminali di guerra superstiti. L’organizzazione opera nei pressi di Beirut ed ha il suo quartier generale in una sedicente casa di riposo. John Keith, l’asso dell’APE, usa un archeologo come paravento per le sue indagini. Usa anche la bella Anna Suttern, spia tedesca di gran classe, per introdursi nel covo dei criminali. Anche in Kramer, un israeliano che ha molti conti in sospeso con i «gassatori», Keith troverà un valido aiuto per il proseguimento della sua missione. Nell’infernale carosello dell’epilogo, tra cunicoli e nascondigli sotterranei, John Keith dirige la sua sinfonia di morte al ritmo agghiacciante scandito dal tic-tac dei congegni a orologeria degli esplosivi. E parafrasando una frase famigerata si può veramente dire: chi si salva è perduto.

L’incipit:

Sono varii e molteplici i sistemi per arraffare il denaro depositato in una banca moderna. Uno, è quello di introdurvisi apertamente con l’aiuto di un mitra. Un altro, più tranquillo, è quello di avvicinarsi ad un cassiere, esibendo un biglietto e una pistola e di fargli vuotare la cassa in un sacco di carta. Si può anche scavare un sotterraneo e bucare il pavimento della banca; o anche praticare un foro nel tetto o in un muro.
Tutti questi sistemi sono pericolosi. Hanno in comune la tendenza a ridurre la longevità normale del ladro o, comunque, a distruggere il suo equilibrio nervoso.
Io ho un metodo diverso e migliore. Io mi avvicino alla banca dopo la chiusura e busso alla porta di servizio.
A Losanna, le banche assomigliano a quasi tutte le altre banche del mondo. Ricevono denaro, ne prestano e si danno da fare a creare altre banche. Le banche svizzere presentano tuttavia un vantaggio evidente, per certa gente. Vi si trovano dei conti numerati. È illegale fornire informazioni su questi conti, quale che sia il pretesto.
I gangsters americani se ne fanno aprire spesso, gli evasori fiscali ne vanno matti, ma da molti anni, a questo sistema ricorre in modo particolare una ben determinata categoria di individui: proprio gli individui che mi interessano.
Il mio nome è John Keith. Sono agente di pubbliche relazioni e con questa copertura faccio dello spionaggio. Avevo dovuto aspettare a lungo questo giorno e una quantità di gente si era sforzata di scoprire il luogo in cui dormiva un enorme deposito di denaro liquido di cui disponeva un’organizzazione che quasi tutto il mondo aveva combattuta e vinta, ma non completamente sepolta.
L’«American Policy Executive», l’APE, era un’organizzazione clandestina di spionaggio. Era già sulle tracce degli individui in questione alla fine della seconda guerra mondiale e mi aveva lanciato su una delle prime piste serie che avessimo trovato.
Situata sul versante meridionale delle colline che scendono al lago Lemano, Losanna è una città piacevole, piena di sole e quieta. Nello stesso tempo però è anche una città animata, una città d’affari, e una località turistica. Il cibo è buono, gli alberghi magnifici e le ragazze seducenti. Rimpiangevo di essere costretto a partire; eppure se tutto andava secondo i miei desideri, sarei stato costretto a farlo. Il mio piano doveva dare dei risultati.
Perciò, calata la notte, scesi a passeggiare nelle vie del quartiere nuovo, dopo di che raggiunsi la città vecchia. Passai davanti allo spaventoso municipio, davanti alla cattedrale gotica del XII secolo, molto più interessante, poi mi infilai nelle vecchie vie, strette ma pulite, come tutto in Svizzera.
Il mio obiettivo era una banca situata in quel vecchio quartiere. Quella banca apparteneva da generazioni alla stessa famiglia ed era un’istituzione veneranda quanto il castello Saint-Maire o la funicolare che collega la città ad Ouchy. Era una banca seria, perfino dal punto di vista svizzero, ma ciò che la differenziava dalle altre banche, era il fatto che sotto la personalità del suo direttore e principale azionista, si nascondeva un nazista impenitente e ambizioso. Quasi un quarto di secolo dopo che i nazisti erano stati annientati sotto gli obici e le bombe, lui aderiva ancora al loro movimento. Sua moglie ne era al corrente e, in occasione delle riunioni segrete, facevano entrambi, con solennità, il saluto nazista. Ma nessun altro in Svizzera sapeva che questo austero banchiere un tempo aveva creduto e credeva ancora in Hitler e nelle sue mire diaboliche.

L.

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