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Prima di darlo via, schedo questo numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

759. Un carico di terrore [Mark Nicolson 4] (The Scream of Dove, 1976) di Robert Charles [15 giugno 1978] Traduzione di Nuccia Agazzi
Inoltre contiene il saggio:
– [Attualità] In due si indaga meglio

La trama:

Nel porto di Rotterdam sta per arrivare «un bastimento carico di terrore». I servizi segreti di mezza Europa sono all’erta, ma a quanto pare la rotta della petroliera della morte è inarrestabile. Eppure, qualcuno dovrà fermarla, se si vuole evitare una strage di proporzioni inumane. Tra l’altro, proprio a Rotterdam è in programma una conferenza per la pace, e l’esplosione della nave in quel porto sarebbe oltretutto una sfida a tutti i paesi partecipanti. Si aspetta un minimo spiraglio, una minima apertura, per far intervenire gli agenti superspecializzati in questo tipo di problemi, ma la nave resta impenetrabile, mentre i nodi che la dividono dalla sua meta diminuiscono a poco a poco, inesorabilmente.

L’incipit:

Mohammed Rashid Hamani morì felice e contento. Il sole d’aprile inondava la piazzetta dove stava seduto, a un tavolino all’aperto di un ristorante elegante. Aveva pranzato solo, ma dopo un soggiorno di sei mesi a Roma aveva cominciato ad apprezzare e gustare il cibo e il vino italiani. Aveva mangiato bene e aveva digerito con un rutto potente, prima di gustarsi l’ultimo goccio di Chianti rimasto nel bicchiere. Chiamò il cameriere con un cenno della mano, ordinò il caffè e infine si accese una sigaretta turca presa da un portasigarette d’oro. Si appoggiò allo schienale come un monarca soddisfatto e pago del proprio stato, un tipo dalla carnagione olivastra ma non brutto, sazio e ben pasciuto, senza altro da fare che guardare le ragazze.
Erano splendide queste ragazze italiane, con te gambe e le braccia abbronzate e i seni voluttuosi. Hamani provava piacere al solo guardarle. Gli piacevano le donne rigogliose, specialmente se avevano occhi neri e lucenti. Un superbo esemplare si stava avvicinando proprio in quel momento, e lui osservò avidamente la forma della bocca rossa e carnosa. Con una bocca simile, un bacio doveva significare l’estasi. La ragazza guardava fisso davanti a sé, senza nemmeno accorgersi dell’esistenza di Hamani, e la mente dell’uomo si lasciò assorbire dal sogno delizioso di strapparle gli abiti. Nella piazza il traffico fluiva senza interruzioni, perciò Hamani non si accorse dell’auto che procedeva a velocità sostenuta. La ragazza, invece, vide ciò che Hamani non avrebbe mai visto, e la magnifica bocca carnosa si aprì per lanciare un grido di orrore.
L’abbaiare rabbioso di un mitra rimbalzò nella piazzetta assolata e la raffica di proiettili sollevò Hamani dalla sedia prima di scaraventare il corpo martoriato sotto il tavolo, come se fosse stato spazzato da una scopa macchiata di sangue.
Vittorio Bardini, sottufficiale di pubblica sicurezza, sedeva a un tavolo di un locale quasi identico, sul lato opposto della piazza. Bardini aveva ventotto anni, era atletico e intelligente, e mentre sorvegliava Hamani che mangiava tranquillamente, cominciava a sentirsi parecchio scocciato del suo incarico.
La polizia di Roma sapeva che Mohammed Rashid Hamani apparteneva a un gruppo sospettato di annoverare alcuni terroristi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che si era infiltrato in Italia dalla Francia. Negli ambienti della polizia si sperava che l’arabo, prima o poi, li conducesse ai suoi compagni, ma Hamani sapeva d’essere sorvegliato, perciò era riuscito a eludere le sue “ombre” ogni volta che aveva avuto bisogno di mettersi in contatto con gli amici. La scarsità di personale rendeva impossibile la sorveglianza continua di ogni individuo sospetto, cosi si era creduto opportuno ricorrere a qualche espediente. Spesso la sorveglianza della polizia veniva sospesa nella speranza di offrire all’arabo un falso senso di sicurezza, per essere poi intensificata durante brevi periodi. Un gioco imprevedibile come la roulette russa, un gioco che si svolgeva fra la polizia e i criminali politici in ogni capitale europea.

L.

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