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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante.

L’illustrazione di copertina è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

638. Svanito nel nulla [Wade Paris Mystery 8] (A Deadly Affair, 1960) di Ed Lacy [23 aprile 1961] Traduzione di Stefano Tramonte
Inoltre contiene anche:
L’australiano (apparso originariamente come Victoria Pumphrey su “Holly Leaves”, 1939, ristampato poi come A Matter of Speculation su “EQMM”, febbraio 1961) di H.C. Bailey (Henry Christopher Bailey)

La trama:

Quel che il portoricano Jose va a raccontare alla polizia è troppo fantastico e incredibile: Harry, l’amico col quale egli stava giocando a palla basca, è improvvisamente scomparso, senza lasciar traccia, senza uscire dal campo di pelota. Oh bella, e come avrà fatto? Dài, Jose, confessa che stai recitando la commedia, gli dice bonario il poliziotto; voi portoricani siete gente che la sapete lunga… Feccia sociale, avrebbe voglia di dire. Jose si caccia così nei pasticci, e pensa che soprattutto per un uomo di colore non vale mai la pena di andare dai piedipiatti, anche se si ha la coscienza pulita. Anzi: Jose deve malmenare il poliziotto e darsi alla fuga. Ne risulterà una spietata caccia all’uomo. E intanto, l’uomo svanito nel nulla, dov’è? Ed Lacy ha tratto lo spunto di questo giallo da un fatto accaduto realmente a New York, un suspense imprevedibile che dimostra come la realtà sia a volte più vera del vero. E il romanzo di questa settimana vale l’eccezionalità dello spunto: ben condotto, realistico, scarno e sferzante.

L’incipit:

Nella squallida stanzetta di un alberguccio d’infimo ordine, una donna giovane e grassoccia, dalla pelle color rame, stava fumando a lente boccate. Sdraiata sul dorso, osservava nella penombra le grosse travi di legno che sostenevano il soffitto. Coricato su un fianco, accanto a lei, un uomo piuttosto attempato le fissava compiaciuto i capelli corvini, gli occhi neri e lucenti, le labbra rosse e carnose. Aveva il viso largo e leggermente abbronzato, con un abbondante doppio mento; l’abbronzatura gli coloriva anche gli avambracci, ma il resto della pelle era d’un bianco quasi latteo, che si faceva rosato nei punti in cui gli ammassi di grasso erano più cospicui.
La ragazza si volse d’un tratto e gli soffiò il fumo in viso.
– A che stai pensando, così assorto, grassone?
– Senti chi parla!…
Piccata, la ragazza si rizzò a sedere e schiacciò la sigaretta nel posacenere.
– Se non ti piaccio così come sono, ci metto poco a trovare qualcuno che…
Lui le tappò la bocca con un bacio e le sorrise.
– Va là, lo sai bene che mi piaci. Eh, se fossi più giovane, le cose andrebbero diversamente, per noi.
– Ballista!
– Te lo giuro: penso molto a te. Tu hai qualcosa… Insomma, ci sai fare e mi piaci moltissimo. Mia moglie, anche nei primi tempi di matrimonio, non mi ha dato molte soddisfazioni. Sempre piuttosto fredda, considerava i rapporti coniugali semplicemente come un dovere.
La ragazza ridacchiò compiaciuta.
– Davvero hai una moglie del genere? Se fosse capitata con mio marito, sarebbe stata fresca davvero! Ma se ti piaccio tanto, perché mi porti sempre in questa topaia?
– Che cosa vorresti? L’aria condizionata?
– Si capisce! E poi, ho paura dei topi.
Sospirando, lui le baciò un orecchio.
– Non preoccuparti, tesoro. Il topo più grosso, qui, sono io, ma non mordo.
– Perché, qualche volta, non mi porti in un bel albergo?
– Vorrei portarti al Waldorf Astoria e prenderti l’appartamento migliore.
– Che bello!
– Ma costa troppo. Tutto costa, maledizione!
Si sdraiò sulla schiena e la sua espressione divenne cupa.
– Ti svegli la mattina, e non fai in tempo a mettere i piedi fuori del letto che sei già sulle spese: affitto, gas, luce, tasse, giornale, soldi di qua, soldi di là. Ti viene la pellagra solo a pensarci. Vuoi sapere una cosa, tesoro?
– Cioè?
– Per esser sincero, in principio per me eri una delle tante. Poi, pian piano, mi sono accorto che mi piacevi sempre di più per un motivo particolare: perché sei esotica. Con la tua pelle color del rame ti vedo come una principessa di qualche isola dei Mari del Sud, e m’immagino d’essere sdraiato con te sotto una palma, aspettando che cadano le banane. Ebbene, quando avremo i quattrini, ti farò vedere come si tratta una principessa.
Lei gli diede una gomitata.
– Smettila di lamentarti e guarda me, invece: tu sei ricco, al mio confronto. E poi, furbacchione, non sai che le banane non crescono sulle palme? E che le isole non sono un paradiso? Lo so bene, io.
– Ma cosa vuoi sapere, tu! La sola isola nella quale sei stata è Coney Island.
– Ah sì? E io ti dico che le isole sono dei brutti posti, tranne che nei film. Caro mio, se vuoi sognare a occhi aperti, devi sognare che io sono un’indiana: così, almeno, avrei un sacco di quattrini.
L’uomo le cinse col suo braccione le morbide spalle.
– Anche se io fossi Toro Seduto e tu la Principessa Gran Giovenca, credi che la situazione sarebbe risolta? Se vuoi saperlo, gli indiani sono tutti squattrinati.

L.

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