Tag

, , , ,

Questo è il primo romanzo di Star Trek ad essere entrato in casa mia, acquistato da mio padre in un’epoca non meglio definita, ma evidentemente intorno al 1993 della sua pubblicazione. Purtroppo la precedente serie della Garden Editoriale non credo di averla mai vista, in edicola.

Il libro vanta una Prefazione in cui Annarita Guarnieri spiega un po’ cosa sia il fenomeno Star Trek, ed è una voce illustre: quando l’ho intervistata, nel luglio 2016, e le ho chiesto se fosse fan, la risposta è stata esplosiva:

Una fan??? Io sono uno dei sei “pazzi” che hanno fondato l’ancora vivo, vitale e prospero Star Trek Italian Club nel lontano 1986! A dire il vero, non ho solo curato la traduzione: ho tormentato il povero editore, il Signor Corno, finché non ha accettato il progetto!

La Guarnieri ha quindi portato i romanzi di Star Trek in Italia, traducendone circa venti per la Garden Editoriale.

Per un’intervista a Vonda McIntyre e le altre autrici ed autori dei romanzi di Star Trek, rimando alle mie traduzioni esclusive: Novelizing Star Trek 1, 2 e 3.

La scheda di Uruk:

Star Trek: Effetto Entropia (The Entropy Effect, 1981) di Vonda N. McIntyre [maggio 1993] Traduzione di Silvia Ciaghi

La trama:

Mentre sta conducendo alcune indagini su una misteriosa apparizione lungo una delle rotte spaziali più trafficate della Federazione, l’Enterprise viene chiamata su Aleph Prime per compiere una missione delicata e rischiosa; provvedere al trasferimento ad una colonia di riabilitazione di un pericolosissimo prigioniero, il celebre fisico Georges Mordreaux, accusato di aver assassinato tutti coloro cui aveva promesso di ritornare indietro nel tempo. Ma dalla partenza da Aleph per l’Enterprise e il suo equipaggio inizia un vero e proprio incubo: Mordreaux sfugge alla custodia, irrompe sul ponte di comando e uccide Kirk, costringendo Spock a viaggiare indietro nel tempo…

(trama presa da UraniaMania)

Dalla Prefazione di Annarita Guarnieri:

Il «fenomeno» Star Trek… quante volte in tempi recenti e anche non tanto recenti abbiamo sentito queste parole? E quanti fra coloro che nel corso di venticinque anni se ne sono lasciati contagiare sanno davvero come sia nato?
Fornire in queste poche pagine introduttive una storia esauriente e completa di come sia nato e si sia evoluto il sogno di un uomo, Gene Roddenberry… sogno che è presto diventato anche quello di migliaia e addirittura di milioni di persone… sarebbe impossibile e si rischierebbe di finire per fornire soltanto un freddo elenco di date e di fatti.
Piuttosto, vorrei invece cercare di dare un’idea dei contenuti di base che animano questo sogno e che lo hanno tenuto in vita tanto a lungo, a vantaggio soprattutto di quei lettori che si sono accostati solo di recente a questo universo e di quanti non hanno avuto finora altro punto di riferimento che i film e i telefilm, impossibilitati a leggere la saggistica inerente alla materia in quanto esistente soltanto in lingua inglese. Per quanti invece queste cose le conoscono già, sono certa che si tratterà comunque di una piacevole rimpatriata fra concetti familiari, perché il bello di Star Trek è proprio questo… non stanca mai.
La prima cosa da tenere presente è che il sogno di Roddenberry nasce in un’epoca per l’America molto contrastata e difficile, l’epoca del Vietnam, del razzismo, ma anche dei primi approcci allo spazio (la serie nasce infatti nel 1967 e continua per tre stagioni fino al 1969, anno dello sbarco sulla Luna): in tale situazione, Roddenberry crea per la prima volta un serial che, attraverso lo strumento televisivo per sua natura basato su tempi più ridotti di quelli di un lungometraggio, cerca da un lato di affrontare le tematiche, i problemi che tormentano l’America dei suoi tempi e dall’altro di fornire un ideale, una filosofia di vita, una meta a cui mirare.
Come in tutte le cose, naturalmente, questi concetti si sviluppano per gradi, a partire dal pilot… o episodio pilota… della serie, Oltre la Galassia. Questo pilot (che è già il secondo in quanto il primo, The Cage, poi recuperato e utilizzato nell’episodio in due parti Lo Zoo di Talos, era stato scartato dai produttori) contiene già in nuce molti elementi di ciò che farà di Star Trek un serial di «rottura» con il passato e che gli permetterà di continuare ad esistere per oltre un quarto di secolo.

L’incipit:

Colto dal sonno mentre leggeva un libro, il Capitano James T. Kirk se ne stava sdraiato in modo piuttosto scomposto sul divano nella parte giorno del suo alloggio. Al brusco tremolare delle luci si svegliò di soprassalto, sorpreso dalla momentanea mancanza di energia e dal simultaneo scossone subito dal campo gravitazionale dell’Enterprise: gli schermi principali erano stati sollecitati fino al limite della potenza e risucchiavano tutta l’energia disponibile per proteggere la nave e l’equipaggio dall’intensità quasi incalcolabile delle radiazioni causate da un’altra tempesta ionica.
Kirk cercò di rilassarsi ma si sentiva ancora inquieto, come se avesse qualche dovere da compiere, anche se sapeva benissimo che non c’era niente che potesse fare. La nave si trovava in orbita intorno ad una singolarità nuda, la prima e l’unica mai scoperta, che il Signor Spock stava osservando, misurando e analizzando, nel tentativo di capire perché fosse apparsa, di colpo e misteriosamente, dal nulla.
L’ufficiale scientifico vulcaniano si stava occupando della cosa da circa sei settimane ed era quasi alla fine del proprio lavoro.
Kirk non era affatto contento di dover esporre l’
Enterprise a quel genere di radiazioni, di onde gravitazionali, di torsioni e di giravolte dello spazio stesso, ma quelle osservazioni erano di importanza cruciale perché la singolarità, diffondendosi come un enorme tumore, si stava collocando a cavallo di un importante fascio di rotte spaziali seguite dalle navi a velocità di curvatura. Inoltre, cosa ancora più importante, se una singolarità poteva comparire senza preavviso, altrettanto inaspettatamente poteva apparirne un’altra, e la prossima avrebbe potuto non limitarsi soltanto a mettere in crisi il commercio interstellare ma materializzarsi vicino ad un pianeta abitato e cancellare ogni organismo vivente dalla sua superficie.
Kirk lanciò un’occhiata allo schermo del suo terminale, che aveva lasciato sintonizzato sull’immagine della singolarità: quando l’
Enterprise passò sopra una delle zone polari, la tempesta di energia si intensificò e la polvere stellare turbinò verso lo squarcio nel continuum spaziale, disintegrandosi in energia. Le luci che poteva distinguere sullo schermo, lunghezze d’onda nello spettro visibile, costituivano solo la parte più piccola delle furiose radiazioni scagliate contro la sua nave.
I conflitti di forze, i bruschi spostamenti, le tensioni delle maree astrali mettevano in difficoltà i membri dell’equipaggio che senza eccezione erano tutti nervosi e annoiati nonostante il considerevole pericolo che affrontavano, ma nulla sarebbe cambiato finché il Signor Spock non avesse finito le sue osservazioni.
Il Vulcaniano avrebbe potuto condurre quelle analisi da solo in una navetta monoposto… se una navetta monoposto fosse stata in grado di resistere alle distorsioni nello spazio causate dalla singolarità… ma non lo era, quindi l’
Enterprise era per lui indispensabile. Tuttavia, il primo ufficiale era l’unico membro dell’equipaggio essenziale per la riuscita della missione ed era quella la cosa peggiore di tutta la faccenda: nessuno aveva paura di affrontare un pericolo, ma non c’era modo di controllare, di combattere, o di superare una situazione come quella. Non avevano altra scelta che aspettare finché il tutto non si fosse concluso.

L.

– Ultimi post simili: