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La collana “Il Giallo Mondadori” di agosto (n. 3182) presenta l’ultima indagine dell’ispettore Wexford.

La scheda di Uruk:

3182. Il tempo dell’odio [Ispettore Wexford 24] (No Man’s Nightingale, 2013) di Ruth Rendell [agosto 2019] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Per Reginald Wexford, ormai in pensione, le giornate scorrono quiete fra le piccole gioie della vita in famiglia e letture impegnative. La carriera di ispettore appartiene al passato, anche se basta poco, una richiesta di consulenza di tanto in tanto, a riaccendere in lui la scintilla dell’istinto investigativo. Accade appunto questo nel momento in cui un ex sottoposto vuole conoscere il suo punto di vista sull’omicidio della reverenda Sarah Hussain. Operante presso il vicariato di St Peter, a Kingsmarkham, nata in Gran Bretagna da madre irlandese e padre immigrato dall’India, la donna potrebbe essere vittima di un delitto a sfondo razziale. È noto come parecchia gente non ne accettasse di buon grado le origini asiatiche. Una faccenda spinosa, da trattare con mille cautele. A Wexford non avere più un ruolo ufficiale nella polizia offre tutto sommato il vantaggio di avere le mani più libere e forse uno sguardo più distaccato, benché lo esponga al rischio di compiere qualche gesto non proprio ortodosso, come sottrarre una prova dalla scena del crimine. Ma ben vengano le violazioni del protocollo, se potranno aiutarlo a dare un volto all’assassino prima che il seme della violenza generi altri malefici frutti.

L’incipit:

Maxine era orgogliosa di avere tre lavori. Di questi tempi sempre più persone non ne hanno nemmeno uno. Non si crucciava per la loro sorte, ma si congratulava con se stessa per il proprio spirito d’iniziativa. Al mattino, due volte la settimana, faceva le pulizie per la signora Wexford, due mattine per la signora Crocker, al pomeriggio per altre due donne di Kingsmarkham, inoltre curava il giardino e lavava la macchina sia della signora Wexford che della signora Crocker, e ogni sera badava ai bambini delle coppie abbastanza giovani da avere bisogno di una babysitter. Faceva le pulizie al posto delle signore e curava il giardino e lavava lauto al posto dei signori perché non aveva mai creduto alle chiacchiere delle femministe sull’uguaglianza di donne e uomini. Era un fatto ben noto che agli uomini non interessava granché se la casa era pulita o meno, e che le donne non provvedevano di nonna alla manutenzione del giardino o dell’auto. Maxine applicava la tariffa più alta quando faceva la babysitter, tranne che a suo figlio e alla sua compagna. Si occupava volentieri della nipote, a titolo del tutto gratuito. Quanto agli altri, se avevano dei figli dovevano convincersi che non potevano esimersi dal sostenere tutte le spese necessarie. Lei ne aveva quattro, e lo sapeva bene.
Il lavoro non la spaventava, era affidabile, puntuale e ragionevolmente onesta, e la sola condizione che poneva era di essere pagata in contanti. Wexford, che in fin dei conti era stato sino a non molto tempo prima un poliziotto, si era mostrato perplesso all’inizio, ma alla fine aveva dato il suo assenso, analogamente all’ispettore delle tasse in fondo alla strada. Dopo tutto, c’erano almeno una dozzina di altre case della zona che avrebbero dato qualsiasi cosa per assicurarsi i servigi di Maxine. Aveva un solo difetto. Non stava mai zitta. Parlava non solo mentre faceva una pausa per il tè o mentre tirava fuori o rimetteva a posto i suoi strumenti di lavoro, ma in continuazione, e a chiunque fosse per avventura lì presente insieme a lei. Andava avanti a fare i suoi mestieri, e con grande efficienza, sia ben chiaro, ma intanto parlava a ruota libera, senza sosta.
Quel giorno cominciò raccontando di come suo figlio Jason, che adesso dirigeva un supermercato a Kingsmarkham, se l’era cavata con un uomo che si lamentava di una delle cassiere, colpevole di averlo definito ‘anziano”. Jason aveva risolto brillantemente la cosa, rabbonendolo e facendolo riaccompagnare a casa in macchina da una responsabile. — E pensare che il mio Jason era uno scapestrato totale, un tempo — ricordò Maxine non per la prima volta. — Non ha mai fatto parte di una banda, questo no, e non è mai stato diffidato dalla polizia, ma andare a sgraffignare in giro nei negozi era una cosa naturale per lui. Così come stare fuori tutta la notte a bere, pur non avendo l’età legale per farlo, o addirittura a sbronzarsi. In più s’impasticcava, con quelle porcherie per cui servirebbe una ricetta medica… spero proprio che il signor Wexford non mi senta… comunque da quando lui e Nicky hanno avuto la figlia è cambiato completamente, si è trasformato in un perfetto papà. Non riesco ancora a crederci. — Intanto passava con rinnovato vigore l’ovatta sull’argenteria, poi un panno, quindi di nuovo l’ovatta. — Isabella adesso ha un anno, ma quando era ancora nella culla Nicky non ha mai dovuto alzarsi di notte per andare da lei, nemmeno una volta. No, era sempre il mio Jason che ci pensava, la prendeva su prima ancora che cominciasse a strillare, e la coccolava come non ho mai visto fare a nessun uomo. Intendiamoci, Nicky non gli ha mai dimostrato gratitudine, per questo. A me sembra innaturale, la mamma di una neonata che dorme bella tranquilla tutta la notte. Gliel’ho anche detto.

L’autrice:

Ruth Rendell è nata a Londra nel 1930. Sposata due volte, è vissuta tra Londra e la casa di Polstead, un villaggio nel Suffolk. Ha scritto il suo primo romanzo, Lettere mortali, nel 1964. Oltre ai romanzi polizieschi con protagonista l’ispettore Wexford, la Rendell ha pubblicato una serie di romanzi di grande potenza e forte tensione psicologica. Tra questi La morte non sa leggere (Il Giallo Mondadori, n. 2121), Il volto del peccato (Il Giallo Mondadori, n. 2254), Il mistero della brughiera (Il Giallo Mondadori, n. 2311). L’autrice è scomparsa nel 2015.

L.

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