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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di agosto (n. 1423) presenta un grande inedito.

La scheda di Uruk:

1423. Morte di un dottore (Doctors Also Die, 1962) di D.M. Devine [agosto 2019] Traduzione di Marilena Caselli

La trama:

La morte del dottor Henderson è stata una disgrazia. L’ha stabilito la polizia. Ma nella città di Silbridge, in Scozia, nessuno ci ha mai creduto davvero. Tutti pensano che sia stato ucciso. I sospetti si concentrano sulla moglie e sul suo presunto amante, il giovane socio della vittima. Per quest’ultimo non è piacevole sapere di essere considerato un assassino, o quantomeno il complice di un’assassina. Lui sa di essere innocente. Di lei può dirsi altrettanto sicuro? La bella Elizabeth, con i suoi trascorsi così chiacchierati di donna spregiudicata, è un bersaglio fin troppo facile all’interno della comunità. Al di là dei pregiudizi, però, esistono elementi fondati per dubitare della versione ufficiale. Dettagli stridenti nella dinamica dell’incidente fatale. E soprattutto un movente. Ecco perché cercare la verità è l’unica cosa che gli resta da fare. Per scagionare Elizabeth, se possibile, e salvare se stesso.

L’incipit

Ebbi la certezza che Henderson fosse stato assassinato solo due mesi dopo la sua morte. Se ora ci ripenso, credo di averne avuto la sensazione quasi dall’inizio. Ma il sesto senso non ha molto valore quando viene contrapposto a un verdetto pubblico di morte accidentale.
Inoltre, non volevo crederci. Se Henderson era stato assassinato, allora sapevo chi doveva essere l’assassino, e non volevo credere nemmeno a quello. Così i miei sospetti rimanevano sopiti nel non detto. Ma arrivò un giorno in cui non poterono più essere messi a tacere.
Ricordo bene quel giorno. Era una giornata fredda di metà dicembre, il primo vero assaggio dell’inverno. Avevamo avuto un’epidemia di morbillo in quel periodo, e tra quel problema e una chiamata d’emergenza per un parto, ero in ritardo di una ventina di minuti per le mie visite serali.
Quando aprii la porta della sala d’attesa e chiamai il primo paziente, ero già preparato alle occhiate di rimprovero che ricevetti. Ma non mi sarei mai aspettato una lamentela esplicita. Il richiamo rude venne da una figura corpulenta seduta con aria tronfia al centro del semicerchio formato dai pazienti come se avesse assunto la presidenza di una riunione.
— Bene, dottore, è molto gentile da parte sua venire a darci un’occhiata. È proprio sicuro che le avanzi un po’ di tempo libero?
Se le parole sembravano scherzose, il tono non lo era. Il sindaco Hackett era contrariato. Gli altri pazienti parevano a disagio, ma non intervennero, perché bisognava essere decisamente coraggiosi per mettersi a discutere con Hackett. Io uscii senza replicare.
I pazienti sembravano infiniti, quella sera. Per lo più era gente che soffriva di sintomi da raffreddamento (il tempo stava esigendo il suo tributo), ma c’erano anche due dispeptici cronici, un tizio con un dito infetto da medicare, e altri che erano venuti per farsi rinnovare le ricette. Un mucchio di gente noiosissima di cui avrebbe potuto benissimo prendersi cura un’infermiera in prova.
I pazienti sembravano infiniti, quella sera. Per lo più era gente che soffriva di sintomi da raffreddamento (il tempo stava esigendo il suo tributo), ma c’erano anche due dispeptici cronici, un tizio con un dito infetto da medicare, e altri che erano venuti per farsi rinnovare le ricette. Un mucchio di gente noiosissima di cui avrebbe potuto benissimo prendersi cura un’infermiera in prova.

L’autore:

David McDonald Devine (1920-1980), giallista britannico, è stato funzionario amministrativo presso l’Università di St Andrews, in Scozia. A partire dal 1961 si dedica alla crime fiction, scrivendo tredici romanzi e guadagnandosi l’apprezzamento di Agatha Christie. Si firma anche Dominic Devine e David Munro.

L.

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