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Settimo appuntamento con la collana “Urania Jumbo” (Mondadori), recentemente “riazzerata”.

La scheda di Uruk:

7 (51). Inverso (The Peripheral, 2014) di William Gibson [agosto 2019] Traduzione di Daniele Brolli

La trama:

Burton è un veterano della Elite Force Recon Haptic con danni permanenti per via degli impianti neurali che gli sono stati impiantati. Vive in America, in un futuro prossimo vivacchiando della pensione dell’esercito con la sorella Flynne. Una sera le dice di aver trovato un lavoro come beta tester per un nuovo gioco. Sembra una cosa semplice: trovare e correggere piccoli bug, si presume per aumentare la sicurezza. Questo è tutto. Burton offre un bel po’ di soldi alla sorella per prendere il suo posto, ma quello che Flynne trova in una Londra simile alla loro ma con alcune distorsioni è qualcosa che non si aspetta…

L’incipit:

Non pensavano che il fratello di Flynne avesse un disturbo postraumatico da stress, ma che a volte fosse sbalestrato dalle interfacce aptiche. Dicevano che era una specie di arto fantasma, spettri dei tatuaggi che si era fatto in guerra, messi lì per dirgli quando correre, quando stare immobile, quando ballare a scatti come una marionetta del cazzo, quanto e dove. Perciò gli avevano riconosciuto una forma di disabilità e lui abitava in una roulotte parcheggiata vicino al torrente. Quando erano piccoli ci viveva uno zio alcolizzato, veterano di chissà quale guerra, il fratello più grande di loro padre. L’estate in cui lei aveva dieci anni, con Burton e Leon la usavano come un fortino. Più avanti Leon cercò di portarci delle ragazze, ma lì dentro c’era troppa puzza. Quando Burton fu congedato era vuota, tranne che per il più grosso nido di vespe che loro tre avessero mai visto. Leon disse che era la più preziosa tra le loro proprietà. Una Airstream del 1977. Ne mostrò alcune a lei su eBay che sembravano delle pallottole da carabina smussate, valutate cifre da capogiro in qualsiasi condizione fossero. Per prevenire gli spifferi e isolare l’interno, lo zio l’aveva foderata di schiuma di poliuretano espanso bianca che con il tempo era diventata grigia e sozza. Leon diceva che così l’aveva salvata dai ladruncoli. A lei sembrava un vecchio bozzolo enorme con delle gallerie che portavano ai finestrini.
Seguendo il sentiero, vide briciole sparse di quella schiuma, pressate contro la terra scura. Lui aveva acceso le luci della roulotte e, avvicinandosi, lei lo intravide da una finestra: era in piedi, di spalle. Sulla schiena e sui fianchi le impronte dei punti da cui avevano tolto le interfacce, come se sulla pelle gli avessero spruzzato una polvere argentata color pesce morto. Avevano detto che potevano togliergli anche quelle, ma lui non voleva continuare a tornarci.
«Ehi, Burton.»
«Easy Ice» rispose lui – era il suo tag da giocatrice – mentre con una mano apriva la porta dandoci una botta e con l’altra tirava giù una maglietta bianca pulita su quel torace che gli avevano donato i Marine, coprendo la chiazza argentata sopra l’ombelico, delle dimensioni e della forma di una carta da gioco.

L’autore:

Nato nel 1948 nella Carolina del Sud, dalla fine degli anni ’70 William Gibson vive e lavora a Vancouver, in Canada. Insieme a Bruce Sterling è considerato il padre del cyberpunk, della connessione estrema tra uomo e macchina, tra digitale e organico. Inverso (The Peripheral) è un romanzo del 2014 con cui Gibson torna alla fantascienza dopo la conclusione della Trilogia di Bigend (L’accademia dei sogni, Guerreros e Zero History). Tra le sue opere ricordiamo anche Johnny Mnemonic (1981) da cui è stato tratto il film omonimo del 1995.

L.

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