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Primo romanzo originale dell’universo di Star Trek, uscito in Italia quasi vent’anni dopo grazie all’azione di Annarita Guarnieri, che ho intervistato nel 2016.

Vi ricordo la mia recensione del romanzo.

La scheda di Uruk:

5. Star Trek: Spock deve morire! (Spock Must Die!, 1970) di James T. Blish [gennaio 1988] Traduzione di Annarita Guarnieri

La trama:

La Federazione è in guerra con l’impero Klingon. Il Trattato di pace è stato rotto e i Klingon hanno lanciato un inatteso attacco stellare. Isolata dal resto della flotta della Federazione, l’Enterprise si trova dispersa in una zona di spazio non ancora cartografato, un’ignota regione stellare dove i pericoli di ogni sorta sono in agguato sui mondi più imprevedibili.
Per scoprire cos’è successo agli Organiani, il comandante Scott apporta una modifica sperimentale al sistema di trasporto affinché una copia tachionica di Spock possa viaggiare a velocità superiore a quella della luce in direzione di Organia. Ma l’esperimento fallisce e a bordo dell’Enterprise si viene a creare una copia esatta del primo ufficiale di bordo. O meglio non del tutto esatta, perché se fisicamente i due Spock sono identici, ben diversa è la mente di ognuno di loro.
Ecco allora che il comandante Scott si trova di fronte a un enigma quasi insolubile: come distinguere il vero e il falso Spock? Come individuare la mente malvagia, il traditore che costituisce una minaccia mortale non solo per l’astronave, ma addirittura per tutta la Federazione.
Uno dei due Spock dovrà morire… ma quale dei due?

(trama presa da UraniaMania)

L’incipit:

Diario del Capitano, Data Astrale 4011.9:
Stiamo registrando una quadrettatura di navigazione per quest’area di spazio-tempo, come da ordini ricevuti. Il signor Spock riferisce che, secondo la biblioteca di bordo, tale procedura è ancora denominata “assegnazione di sito per panchina”, in base a un’antica ordinanza per la stesura di carte e mappe, emessa in un’epoca anteriore all’avvento dei viaggi spaziali, anche se questi parsec cubici di vuoto sembrano un luogo tutt’altro che attraente per installarvi una panchina. Per quanto, in termini di velocità di curvatura, non siamo molto lontani dall’Impero Klingon, e sono anzi certo che i Klingon sosterrebbero che vi siamo già entrati, fino a ora la missione è stata assolutamente priva di eventi, e ritengo di aver scorto segni di noia fra i miei ufficiali. La loro efficienza, tuttavia, non sembra averne risentito.

– Quello che mi preoccupa – dichiarò McCoy – è sapere se sono ancora me stesso, perché ho l’orribile sospetto di essere uno spettro, e di esserlo ormai da almeno vent’anni.
Quell’affermazione giunse all’orecchio del capitano Kirk, mentre questi attraversava la sala ricreativa dell’Enterprise con una tazza di caffè in mano. Essa non era però rivolta a lui e, voltandosi, vide che il medico di bordo era seduto a un tavolo con Scott, che pareva ascoltarlo con estrema attenzione. Scotty che ascoltava i problemi personali di qualcuno? O Bones che si confidava con lui? Di solito, il capo ingegnere s’interessava alle persone quanto avrebbero potuto farlo i suoi motori, e McCoy era reticente al punto da apparire cinico.
– Posso unirmi al simposio? – chiese Kirk. – Oppure si tratta di una conversazione privata?
– Non è privata, sono solo un mucchio di assurdità, credo – rispose l’ingegnere. – Il dottore, qui, pare essere arrivato a convincersi che il teletrasporto sia una specie di sedia elettrica. Non riesco a seguire i suoi ragionamenti, ma ci sto provando.
– Oh – commentò il capitano, non sapendo che altro dire, e si sedette. La sua prima impressione, che McCoy si stesse indirettamente riferendo al suo divorzio, era ormai accantonata, il che ripristinava la convinzione di Kirk di conoscere bene il carattere del dottore e lo lasciava all’oscuro del vero argomento della discussione. Capire il medico era una questione importante per lui, personalmente e per il buon andamento della nave, in quanto McCoy, in qualità di capo chirurgo, era l’unico uomo presente a bordo che potesse accostare Kirk in qualsiasi momento e con motivazioni private. In effetti, era dovere del dottore tenersi aggiornato sulle condizioni fisiche, mentali ed emotive del capitano e discuterne apertamente, non solo con il diretto interessato.
Quando McCoy era giunto a bordo dell’
Enterprise, Kirk aveva avuto il sospetto che fosse stato il divorzio a spingerlo a entrare nella Flotta Stellare, ma i dettagli erano rimasti un mistero. Kirk sapeva che il medico aveva una figlia ventenne da lui mantenuta, Joanna, che studiava da qualche parte per diventare infermiera, figlia con cui McCoy si manteneva in contatto con la frequenza permessa dalla posta interstellare, cioè non molto spesso.

L.

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