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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dalla copertina decisamente invitante.

L’illustrazione di copertina è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

580. Verdetto con infamia [Ralph Lindsey Police Mystery 6] (The End of Violence, 1960) di Ben Benson [13 marzo 1960] Traduzione di Giuseppe Gogioso
Inoltre contiene anche i racconti:
L’assassino soffre d’artrite (My Dear Uncle Sherlock, da “EQMM”, gennaio 1960) di Hugh Pentecost (Judson Philips)
Cane negro (The Best of Friends, da “EQMM”, gennaio 1960) di Wes Lupien

La trama:

Lo Stato del Massachusetts è messo a rumore da uno scandalo che coinvolge la Polizia di Stato. Due agenti sono accusati di aver tentato di estorcere «con la violenza» la confessione di un assassinio. La brutalità dei metodi della Polizia di Stato contro i presunti colpevoli della morte di Henry Lade si presta al gioco di un politicante e la stampa ne fa un caso clamoroso. Intanto, Ralph Lindsey (il simpatico e umano personaggio di altre vicende di Benson) e un suo collega vengono messi sotto inchiesta. Occorre arrivare al vero colpevole del misfatto, smascherarlo, mentre la «vittima dei soprusi polizieschi» viene pian piano sottratta all’accusa di assassinio. Il Procuratore Distrettuale sembra accanirsi contro i due poliziotti, ma, intanto, la Difesa, alla ricerca delle prove, mette le mani sul «tumore» del caso. Sorpreso, sconcertato, il pubblico apprende cosi il criminoso retroscena del «caso Lade».

L’incipit:

Accadde la prima settimana d’aprile. La primavera, quell’anno, era in ritardo e lungo la piccola baia dello Stafford River l’erba brulla non mostrava ancora la più piccola screziatura di verde.
Quella mattina, ero di perlustrazione con l’autoradio della polizia di Stato. Il mio compagno di pattuglia, l’agente Joe Sewell, guidava male, come al solito. Sewell era massiccio e pesante, sui trentacinque anni. Andavo con lui, sporadicamente, da circa tre mesi, ma non mi piaceva. I suoi modi sgarbati mi davano ai nervi, e sono certo che sapeva di non andarmi a genio. Credo che gliene importasse poco, perché mostrava chiaro di non stimare i col leghi troppo giovani. Quando eravamo insieme, generalmente la nostra conversazione si limitava a qualche occasionale brontolio. Ma andava bene per lui e per me.
Ricevemmo per radio l’ordine 16 e ci precipitammo giù per la collina. In fondo, un gruppo di auto e alcune persone si muovevano al centro della strada. Joe Sewell azionò la sirena, che emise un lamento rabbioso e ci aprì il passaggio.
In un punto della sponda del fiume, un tizio, che era in ginocchio, si alzò e venne verso l’auto della polizia di Stato. Portava il berretto col fregio dorato.
Fermammo e scendemmo. Sewell si fece largo, spingendo da un lato alcuni giovani che indugiavano sulla strada, e latrò che andassero fuori dai piedi. Si allontanarono di qualche metro, ma restarono a curiosare.
Ci avviammo lungo la sponda del fiume. Nel tizio dal berretto col fregio dorato riconobbi Willoughby, il capo di polizia della città di Stafford. Con lui c’erano alcuni pompieri con un mezzo antincendi del posto; si fecero in disparte come ci videro arrivare. La prima cosa che scorsi fu un mucchio di abiti infangati, ma, dopo essermi avanzato di qualche passo, vidi il cadavere in avanzata decomposizione.
Due pompieri, entrambi in stivaloni di gomma fangosi, gli stavano accanto. Alla cintola del morto era legato un pezzo di corda nuova, col quale, stando alle apparenze, lo avevano tratto a riva.
– Salve, Joe – salutò Willoughby. Si rivolse a me. – Siete Ralph Lindsey, vero?
– Sissignore.
Avevo conosciuto Willoughby due mesi prima, al pranzo dei capi di polizia a Devonshire, e da allora mi ero sempre fermato a far quattro chiacchiere con lui, quando mi era capitato di passare da Stafford.
– Che diavolo avete pescato, Pakie? – domandò Sewell, chinandosi a guardare. – Un annegato ammuffito nel fango?
– Non ne sono certo. Willoughby era il capo del posto di polizia di Stafford. Alto, brizzolato, sulla cinquantina, portava il berretto blu con la visiera, una pesante giacca di lana, altrettanto pesanti pantaloni e stivaloni da caccia.

L.

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