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La collana “Segretissimo” (Mondadori) continua a presentare le avventure dell’eroe d’azione Marcinko.

La scheda di Uruk:

1405. Armata nera [Rogue Warrior 7] (Option Delta, 1999) di Richard Marcinko e John Weisman [5 marzo 2000] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Dal crollo dell’impero sovietico, le armi nucleari si vendono come il pane. Lo sa bene l’agente speciale Marcinko, sulle tracce di due testate scomparse nel cuore dell’Europa orientale. Ma in quella terra di nessuno, il magnate Lothar Beck sta edificando il Quarto Reich. Aveva il denaro e il potere per farlo, ora ha anche le armi. Per Marcinko e la sua squadra una priorità assoluta: annientare il nuovo Führer. Contando solo su se stessi.

L’incipit:

Dio, come mi piace essere tutto fradicio e infreddolito. E meno male che mi piace, perché è proprio in questo modo (fradicio e infreddolito, oltre che stanco, affamato, e disperatamente a corto di gnocca) che ho passato la maggior parte della mia vita professionale. Prendete la mia attuale situazione. Oh, sì, vi prego, prendetela… e portatela via, questa fetentissima situazione in cui mi sono andato a cacciare.
Volete sapere di quale situazione sto parlando? Ebbene, eccomi qui, incastrato insieme ad altri tre SEAL, dentro un cilindro d’acciaio progettato per ospitare al massimo due persone (stiamo parlando di un buco di circa due metri e mezzo d’altezza per uno e mezzo di diametro), nell’oscurità più totale, aggrappato a una scaletta per evitare di gravare sulla testa di quello che si trova sotto di me. Tanto per rendere le cose più interessanti, siamo tutti e quattro a mollo, oppressi dal freddo e dalla claustrofobia, nella gelida acqua di mare che viene pompata dall’esterno attraverso una serie di aperture. Per l’esattezza, l’acqua mi ha ormai sommerso le parti basse, raggelandomi gli zebedei e riducendomeli alla dimensione di due noccioline, nonostante la protezione della muta subacquea di neoprene.
Attendo in silenzio, pazientemente, che il cilindro finisca di riempirsi, ascoltando il gorgoglio dell’aria che sfugge attraverso l’apposita bocchetta posta in cima.
In circostanze “normali”, avrei potuto controllare l’andamento dell’operazione attraverso gli indicatori che misuravano la pressione interna e l’afflusso dell’acqua grazie a un paio di lampade subacquee montate circa un metro e mezzo sopra la botola inferiore del cilindro stagno. Ma il diabolico signor Murphy (quello dell’omonima legge che recita: “Tutto ciò che può andare storto lo farà sicuramente”) doveva considerare la luce come un lusso incompatibile con una missione notturna, e così aveva messo fuori uso le lampade poco dopo che la botola inferiore si era richiusa, nel momento stesso in cui la pressione interna era diventata uguale a quella esterna e l’acqua aveva cominciato a entrare.
Teoricamente, in alternativa, avrei potuto usare la mia torcia elettrica stagna. Ma era ben sigillata all’interno di uno zaino speciale impermeabile con il resto dell’equipaggiamento. E lo zaino si trovava sulla coperta superiore del fottutissimo sottomarino nucleare da attacco che ci aveva portato in zona operativa, fissato a una galloccia dietro la torretta insieme al resto dell’equipaggia- mento. Per recuperare il tutto era prima necessario completare l’uscita dal sottomarino.
Il “tubo di fogna” (termine di gergo dei SEAL per indicare i sottomarini) che ci aveva dato uno strappo fin lì non era attrezzato per le operazioni speciali, questo era il vero guaio. Altrimenti avremmo avuto una camera stagna di dimensioni decenti e avremmo potuto utilizzare dei veicoli subacquei per sommozzatori-guastatori SDV Mark-V (simili ai “maiali” italiani della Prima guerra mondiale), ospitati sul ponte di coperta all’interno di un apposito hangar. Ma nel clima attuale di drastici tagli al bilancio della Difesa, con la flotta ridotta a sole 269 unità da guerra, l’U.S. Navy dispone di tre soli sottomarini di questo tipo. E così avevamo dovuto arrangiarci con quel che avevamo sottomano. Che era, per la precisione, l’USS
Nacogdoches (SSN 767), vale a dire un’unità classe Los Angeles di terza generazione, attrezzata per dare la caccia ai sottomarini nemici, lanciare missili Tomahawk, posare mine, condurre operazioni di guerra elettronica, e svolgere molti altri compiti più o meno puliti classificati come segretissimi. L’unico compito per cui quel tipo di sottomarino non era idoneo era il lancio in mare di otto SEAL impegnati in una missione clandestina.

Gli autori:

Dopo aver raggiunto gli alti livelli della marina americana in oltre trent’anni di servizio, Richard Marcinko ora vive ad Alexandria, in Virginia, dove ha fondato un agenzia di sicurezza privata fra i cui clienti si annoverano governanti e grosse società. Le storie di cui egli stesso è protagonista nei suoi libri prendono spunto da anni di pericolose missioni spesso condotte sul filo della legalità.

Apprezzato autore di romanzi, John Weisman vive tra le Blue Ridge Mountains, in Virginia, con la moglie e i loro tre cani. Da anni firma con Richard Marcinko la fortunata serie del Rogue Warrior.

L.

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