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La Newton Compton porta in libreria Un thriller storico ricco di suspense ambientato tra le mura di uno dei monasteri medievali più affascinanti della Spagna.

La scheda di Uruk:

1020. Il monastero (El monasterio, 2018) di Luis Zueco [22 agosto 2019] Traduzione di Monica Landini e Clara Serretta

La trama:

Spagna, XIV secolo. Il monastero cistercense di Santa María de Veruela è stato costruito in modo da ricordare una Città Celeste: un riflesso del Regno dei Cieli. Tuttavia i monaci che lo abitano sono spesso vittime delle umane passioni: ambizione, desiderio, vendetta. Durante la sanguinosa guerra tra i regni di Castiglia e di Aragona, il giovane Bizén, assistente del notaio reale, viene incaricato di portare a termine una missione: recuperare i resti dell’infante Alfonso, sepolto in una delle tombe del monastero. Al suo arrivo, però, scopre che all’interno del monastero si è consumato un orrendo delitto: uno dei monaci è stato brutalmente assassinato in circostanze misteriose, proprio davanti alla sepoltura dell’infante. Bizén viene dunque incaricato dall’abate di individuare il colpevole, ma si ritroverà ben presto coinvolto nelle oscure trame che i monaci tessono l’uno all’insaputa dell’altro. Dovrà risolvere l’indagine al più presto, se vuole aver salva la vita.

L’incipit:

Quella mattina non tirava un alito di vento. Una fredda e spessa nebbia avanzava inesorabile avvolgendo come un mantello tutto quello che incontrava lungo il proprio cammino, penetrandolo come una lama affilata. Era una giornata gelida e umida, davvero orribile; per quanto cercasse di coprirsi col suo mantello di lana, Antonio Martínez de la Peira non poteva evitare di tremare. Aveva le dita talmente tumefatte da riuscire a malapena a tenere le redini del cavallo, sembrava che l’inferno si fosse ghiacciato e la nebbia fosse diventata un’esalazione proveniente dalle sue viscere più profonde. Era convinto che quel tempo indiavolato fosse una sorta di castigo divino dovuto alla guerra tra i re cristiani che andava avanti ormai da troppi anni.
Antonio Martínez de la Peira era il notaio generale di tutte le terre e i domini del regno d’Aragona, pur non essendo originario di quel regno. Era nato sulla costa in una cittadina di nuova fondazione chiamata Bilbao, dalla quale era stato costretto a emigrare quando era ancora bambino.
Tutti lo chiamavano don Antonio ed era uno di quegli uomini dall’età indecifrabile. Era sempre taciturno ed esaminava qualsiasi cosa, i suoi occhi fissavano ogni oggetto o dettaglio che richiamasse la sua attenzione e le sue orecchie erano sempre pronte a origliare qualsiasi conversazione, per quanto banale potesse sembrare.
Don Antonio era solito accettare ogni tipo di incarico, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, i quali si limitavano a esercitare nelle grandi città del regno. Conosceva le storie che si raccontavano sul luogo verso cui si stava dirigendo, ma aveva comunque deciso di intraprendere quel viaggio perché era un uomo pragmatico, non credeva alle leggende né alle dicerie, sapeva che quasi sempre erano false e interessate, alcune figlie dell’ignoranza e altre solo della casualità. Pertanto, manteneva un alto livello di diffidenza rispetto a tutto quello che gli era stato riferito sulla montagna vicina al fiume Ebro, al confine tra i tre grandi regni cristiani a sud dei Pirenei.
La compagnia che scortava don Antonio era protetta da otto uomini armati guidati da Ramiro de Aguilera, un cavaliere esperto abituato a fare poche domande, l’unico ad aver accettato di accompagnarli fino a quelle terre di frontiera. Non era stato facile neppure trovare un notaio come lui; i frati del convento dei predicatori di Huesca, infatti, lo avevano pagato bene per convincerlo ad accettare l’incarico. Durante l’incontro con loro, don Antonio aveva intuito che si trattava di un viaggio importante per quei frati, da sempre in attesa che si verificassero le circostanze giuste a renderlo possibile. Le motivazioni tuttavia gli erano oscure.
Cavalcarono lungo l’ampia sponda del frondoso fiume Ebro fino all’Huecha, suo ultimo affluente, prima di raggiungere il vicino regno di Navarra. Da lì ne risalirono il letto proseguendo lungo una vallata che scendeva verso una pianura erbosa.
La nebbia li occultava agli occhi di coloro che facevano la guardia ai castelli circostanti, ma il notaio reale sapeva che, oltre alle fortezze erette su promontori e colline, lungo quel cammino ci sarebbero stati ancora molti altri pericoli da evitare prima di raggiungere la loro meta.

L’autore:

Luis Zueco è nato a Saragozza, in Aragona. È uno scrittore, uno storico, un fotografo e un ingegnere industriale. Collabora con diverse associazioni culturali spagnole ed è vicepresidente della Asociación de Amigos de los Castillos de Aragón. Ha scritto tre romanzi. Il monastero è il primo pubblicato dalla Newton Compton.

L.

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