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Nella sua opera di traduzione degli universi narrativi meno noti gli italiani, la Multiplayer.it nel 2014 porta in libreria un romanzo non solo legato all’infinita saga di Star Wars, ma anche ad un videogioco.

La scheda di Uruk:

Star Wars: The Old Republic – Sterminio (Annihilation, 2014) di Drew Karpyshyn [febbraio 2014] Traduzione di Virginia Petrarca

La trama:

L’impero vacilla. L’Imperatore è scomparso, forse morto. Malgrado ciò Darth Karrid, comandante del temibile incrociatore imperiale Ascendant Spear, tenta instancabilmente di portare i Sith al dominio totale della galassia.
Alla determinazione incrollabile di Karrid si oppone l’inflessibile risolutezza di Theron Shan, agente segreto della Repubblica. Pur figlio di una Maestra Jedi, Theron non riesce a usare la Forza – ma come la sua celebre madre ha la ribellione nel sangue e ha già inferto un colpo decisivo all’Impero, smascherando e distruggendo un intero arsenale Sith. Questo lo rende il soggetto ideale per una missione temeraria e pericolosa, destinata a porre fine al regno di terrore di Ascendant Spear.
Con l’aiuto dell’impetuosa contrabbandiera Teff’ith, a cui è fortemente legato, e del saggio guerriero Jedi Gnost-Dural – ex Maestro di Darth Karrid – Theron dovrà usare armi e astuzia per tener testa a un equipaggio esperto, composto dai più spietati discepoli del Lato Oscuro…
Il tempo a disposizione è pochissimo e se non riusciranno a cogliere la loro unica occasione di successo ne avranno più d’una per morire.

L’incipit:

Dentro la caverna l’aria era fredda, ma un sottile velo di sudore ricopriva la pelle di Satele Shan. La pietra dura e irregolare le premeva contro spalle e schiena attraverso il lenzuolo su cui era stesa. Si agitò e cambiò posizione per alleviare il malessere, la fievole luce delle torce a luminescenza che proiettava ombre degli arti irrequieti sulla parete opposta come una danza bizzarra.
“Cerca di restare immobile, Satele”.
Il Maestro Ngani Zho, il mentore che l’aveva portata al riparo di quella grotta, parlava sottovoce, ma la sua voce profonda rimbombava comunque negli spazi ristretti del rifugio nascosto.
Fuori, la galassia era in preda alla guerra. I Sith, gli antichi nemici dell’Ordine dei Jedi creduti a lungo estinti, erano tornati a minacciare l’esistenza della Repubblica, che durava da migliaia di anni standard.
Satele Shan aveva visto coi propri occhi gli orrori della guerra, combattendo insieme ad altri Jedi al fianco dei soldati della Repubblica contro le orde avversarie. Aveva visto mondi bruciare, amici morire. Aveva sofferto più di quanto potesse mai immaginare ed era sopravvissuta. Ma il dolore che provava in quel momento era del tutto diverso.
Non c’è emozione, c’è pace.
Il mantra Jedi la aiutò a concentrarsi e chiuse gli occhi, tentando di attingere alla Forza per calmarsi. Ma il corpo si rifiutava di obbedire alla mente e, anziché con lenta regolarità, continuava a inspirare ed espirare con respiri brevi e affaticati.
I Maestri all’accademia Jedi non l’avevano mai preparata per quell’esperienza. Come avrebbero potuto?
“Satele! Mi senti? Tutto bene?”
In risposta alla voce di Ngani Zho, Satele riaprì gli occhi di colpo. Stringendo i denti mentre un’altra ondata di dolore la assaliva, riuscì soltanto ad annuire tentando di trovare la forza che la sorreggesse in quel tormento.
“Ci siamo quasi, Satele. Solo un’altra spinta”.
Le sembrò che l’ultima contrazione la squarciasse, ma seguì le istruzioni del Maestro e spinse, nonostante il dolore. Urlò, poi all’improvviso il dolore scomparve. Un attimo dopo la caverna si riempì del pianto acuto di un bambino… il suo.
“È un maschio, Satele”, disse il Maestro Zho, tagliando il cordone. “Hai un figlio”.
Satele sapeva da mesi che il bambino nel suo grembo era maschio; l’aveva sentito attraverso la Forza mentre la sua vita le cresceva dentro sempre più. Sentir pronunciare quelle parole, tuttavia, in qualche modo rese il tutto più reale. Aveva portato vita in una galassia carica di morte.
“Tieni”, sussurrò il Maestro Zho porgendole il neonato.
Sfinita, Satele trovò a stento la forza per tendere le mani indolenzite. Ngani aveva avvolto il bimbo nelle fasce: non piangeva più, al riparo e al caldo com’era stato nel ventre materno.

L’autore:

Drew Karpyshyn, canadese classe 1971, è uno sceneggiatore di videogiochi e romanziere. Il suo debutto è stato con la compagnia Wizards of the Coast, prima di passare alla BioWare. Ha curato il soggetto e molti dei dialoghi di Star Wars: Knights of the Old Republic ed è stato fra gli sceneggiatori principali di Jade Empire, così come di altri giochi della serie Baldur’s Gate. Recentemente si è dedicato all’universo di Mass Effect.

L.

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