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Per una imperdibile narrazione del videogioco, si rimanda allo splendido post di RedBavon.

La scheda di Uruk:

Halo: Battle Born (Halo: Battle Born, 2019) di Cassandra Rose Clarke [24 giugno 2019] Traduzione di Francesca Noto

La trama:

Saskia, Dorian, Evie e Victor non sono esattamente amici, nella loro piccola scuola superiore sullo sperduto mondo colonia di Meridian. Ognuno di loro ha i suoi problemi, da genitori poco presenti al dover aiutare le proprie famiglie, dalla volontà di entrare in un buon college alla speranza di recitare nel prossimo holo-film di successo. Ma questi problemi sono nulla, in confronto alla minaccia che sta per investire il loro mondo. L’alleanza aliena nota come Covenant sta per prendere d’assedio Meridian, per motivi non facilmente spiegabili.
Quando i loro villaggi vengono dati alle fiamme, i quattro ragazzi si ritrovano bloccati in un luogo elevato, fuori dal rifugio cittadino in cui il resto dei sopravvissuti si è radunato. Insieme, Saskia, Dorian, Evie e Victor si ritroveranno coinvolti in una battaglia, con niente a difenderli tranne qualche arma di fortuna e uno Spartan ferito, uno dei super-soldati dell’UNSC. Ciò che nascerà dalla distruzione determinerà il fato di Meridian e cambierà le sorti dell’umanità e della sua sopravvivenza.

L’incipit:

Evie attese che il padre cominciasse a valutare i progetti dei suoi studenti, prima di avvicinarsi alla porta del suo studio. Lui diceva sempre che odiava essere interrotto durante quei momenti, ma, nel corso degli anni, Evie aveva imparato che era vero l’esatto contrario, e che in realtà era felice di poter fare una pausa. E questo significava che era più probabile che acconsentisse a qualunque cosa lei gli chiedesse.
Quella scoperta era una manovra tattica di cui Evie evitava di abusare. Ma sospettava che ne avrebbe avuto bisogno, per il concerto.
Bussò piano alla porta dello studio. “Sì?”, rispose lui, secco. Quando valutava i compiti, era sempre così. Evie aprì uno spiraglio nella porta.
“Lo so che mi hai detto di non interromperti mentre ti occupi dei progetti” La ragazza si appoggiò alla parete e infilò le mani nelle maniche della felpa che indossava. La stanza era poco illuminata, con le luci sul soffitto abbassate per permettere al padre di vedere meglio gli ologrammi.
“Non fa niente”. Lui oscurò il proiettore, accese una lampada sulla scrivania e si appoggiò allo schienale della sedia, come se la figlia fosse uno degli studenti che si presentava da lui nell’orario di ricevimento. “Che succede?”
“Mi stavo chiedendo…”. Prese un respiro profondo, poi finì tutto d’un fiato: “michiedevosestaserapotessiandareaunconcertoconvictor”.
Il padre aggrottò la fronte, inarcando le sopracciglia. “Mi hai forse appena chiesto di andare a un concerto? Stasera?”
Evie annuì. “Ci vanno tutti”, mormorò, un po’ senza fiato. “Questo ragazzo della scuola suona con la sua band, e poi anche altre da Port Moyne”. Il padre si accigliò ancora di più.
“Ci andrò con Victor”, continuò Evie. “Ti prego… Non succede mai niente di interessante, da queste parti”. E non mi fai mai venire con te a Port Moine. Non era un granché, Port Moyne, ma era comunque la cittadina più grande nelle vicinanze del piccolo villaggio costiero di Brume-sur-Mer, abbastanza da avere un campus dell’Università di Meridian.
Dove suo padre insegnava.
Dove i suoi studenti vivevano.
Forse non avrebbe dovuto menzionare le band di Port Moine.
“Non dovresti studiare?”, le chiese suo padre.
“Ho già fatto i compiti”. A questo, almeno, era pronta a rispondere. “Compresi i crediti extra per il corso di informatica del professor Garbett”.
Suo padre sorrise, mentre la preoccupazione svaniva dai suoi lineamenti. “Bene. Quel professor Garbett non ti mette abbastanza alla prova. Il compito extra era difficile?”
In realtà, no, ma Evie immaginò che una bugia innocente avrebbe potuto aiutarla. Era molto importante, per suo padre, che lei fosse messa davanti a delle sfide. “Sì, molto”, affermò. “Decisamente più difficile dei compiti normali”.
“Bene”. Suo padre si massaggiò l’ispido accenno di barbetta brizzolata di qualche giorno che gli era cresciuto sul mento.

L’autrice:

Cassandra Rose Clarke, laureata in lingua inglese nel 2006 alla University of St. Thomas, nel 2008 completa la sua formazione nella scrittura creativa alla University of Texas ad Austin. Durante l’estate del 2010 ha partecipato al Clarion West Writers Workshop di Seattle. Vive nella sua casa a Houston, Texas.

L.

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