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La Newton Compton continua a portare in libreria la saga storica di Gaio Valerio Verre, raccontata da Douglas Jackson.

La scheda di Uruk:

1027. La conquista di Roma [Gaio Valerio Verre 6] (Scourge of Rome, 2015) di Douglas Jackson [29 agosto 2018] Traduzione di Rosa Prencipe

La trama:

70 d.C. Gaio Valerio Verre, un tempo tribuno militare, è in disgrazia. Bandito da Roma, con la minaccia della pena capitale, non gli resta che partire per l’Oriente, dove è in corso la ribellione dei giudei. L’unica speranza di ridare lustro alla sua famiglia, infatti, è legata al suo amico Tito, comandante delle armate in Giudea e figlio del nuovo imperatore, Vespasiano. Ma non appena Valerio raggiunge l’accampamento dei legionari, a ridosso della fortezza di Gerusalemme, si accorge che Tito è un uomo molto diverso da come lo ricordava. Il giovane pieno di ideali si è trasformato in un soldato cinico e spietato, schiacciato dalla responsabilità della missione che suo padre gli ha assegnato: sedare la ribellione a ogni costo. Valerio si ritroverà al centro di una fitta rete di intrighi, ordita dalla regina Berenice di Cilicia, amante di Tito, e dal suo alleato Flavio Giuseppe. Ma non è con i complotti né con la diplomazia che Gerusalemme potrà essere riconquistata. Valerio dovrà decidere se è arrivato il momento di pagare un tributo di sangue.

L’incipit:

Roma, gennaio 70 d.C.
«Temo di dover riferire un fallimento ad Atene». L’unica reazione dell’uomo sul trono fu un leggero cenno del capo, ma il messaggero trasalì alla minaccia che le sue parole avevano acceso negli occhi scuri e spietati. «Il nostro agente è scomparso», proseguì esitante. «E il traditore ha potuto imbarcarsi per l’Oriente».
«È possibile che sia stato avvertito?».
Il messaggero si prese il tempo per riflettere sulla risposta. Si trattava di un territorio ancora più pericoloso. In base alle interazioni con Tito Flavio Domiziano, il figlio minore dell’imperatore Vespasiano, sapeva bene che il nuovo prefetto di Roma nutriva un odio irrazionale per l’uomo di cui stavano discutendo. I motivi affondavano nel torbido degli intrighi e delle cospirazioni dei diciotto mesi della guerra civile, che per poco non aveva messo Roma in ginocchio. A neanche cinquecento passi da dove sedeva Domiziano, stavano ancora tirando fuori ossa carbonizzate dalle rovine incenerite del tempio di Giove sul Campidoglio. I semi dell’aspro conflitto erano stati piantati dal suicidio forzato di Nerone, dopo che la parabola discendente dell’eccentrico giovane imperatore gli era costata il sostegno delle legioni e del Senato. Il suo successore, Sulpicio Galba, governatore della Spagna, aveva commesso l’errore di rimangiarsi la promessa di pagamento fatta alla Guardia Pretoriana ed era stato assassinato da Marco Salvio Otone, l’uomo che aveva rifiutato come erede. Quando ormai il nuovo imperatore era salito al trono, le legioni germaniche di Aulo Vitellio stavano già marciando su Roma e una disastrosa sconfitta a Bedriaco era costata a Otone la vita. In un ultimo colpo di scena, il padre di Domiziano, Vespasiano, generale delle legioni orientali, era stato acclamato imperatore dai propri ufficiali. Dopo una campagna che aveva lasciato il suolo dell’Italia insanguinato e disseminato di ossa sbiancate dal sole, i sostenitori di Vespasiano avevano finalmente strappato la porpora dalle mani di Vitellio e l’avevano massacrato sulle Scale Gemonie.
Adesso, Vespasiano stava facendo la sua trionfale avanzata su Roma dall’Egitto, mentre Domiziano tutelava i propri interessi nella capitale e Tito, il figlio maggiore, era al comando delle legioni che stavano schiacciando la rivolta in Giudea. Per il momento, Domiziano era il sovrano della città in tutto fuorché nominalmente e deteneva potere di vita e di morte su ogni abitante. Il messaggero sapeva che le sue prossime parole potevano mettere in atto quel potere.
Nella politica fossa di coccodrilli che era diventata Roma all’indomani dell’ignobile morte di Vitellio, era nel suo interesse offrire un sacrificio? Un lieve brivido gli solleticò la nuca. Lo spiffero della finestra aperta che dava sul Foro? Oppure l’avvertimento che il palazzo aveva orecchie e che in prossimità poteva esserci qualcun altro che non era il caso di offendere?
«Io… io non credo», ammise alla fine. «La tempistica lo rende improbabile».

L’autore:

  • Douglas Jackson - è un ex giornalista e nutre da sempre una grande passione per la storia romana. Vive in Scozia, con la moglie e tre figli. È autore, tra gli altri, dei romanzi Il segreto dell’imperatore, Morte all’imperatore!, L’eroe di Roma, Combatti per Roma, La vendetta di Roma, Nel segno di Roma e I nemici di Roma, pubblicati dalla Newton Compton. I suoi libri sono tradotti in dodici Paesi. Per saperne di più, ecco il suo sito ufficiale: www.douglasjackson.net.

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L.

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