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La Piemme porta in libreria la terza indagine della profiler Sasza Załuska.

La scheda di Uruk:

Ognuno è carnefice [Sasza Załuska 3] (Lampiony, 2016) di Katarzyna Bonda [23 luglio 2019] Traduzione di Laura Rescio e Walter Da Soller

La trama:

Nessun caso è solo bianco o nero per Sasza Załuska. E una vittima può sempre diventare carnefice.
La profiler Sasza Załuska è rientrata ormai da un po’ nella sua fredda Danzica, sul mar Baltico. Essere di nuovo in Polonia, per lei, ha voluto dire tornare ai nodi irrisolti del proprio passato e finalmente provare a sbrogliarli. Adesso Sasza non beve più, ed è decisa a rifarsi una vita con sua figlia Karolina. Tornata a collaborare con la polizia come profiler, è chiamata a investigare su un nuovo caso, a Łódz, cittadina incastonata nel cuore della Polonia, un posto segreto e pieno di luoghi oscuri, nota anche come la “città dei senzatetto”: una città dove si muore congelati d’inverno, o, ultimamente, bruciati vivi. C’è un piromane all’opera per le strade di Łódz, e Sasza ha il compito di capire chi è. Insieme a lei, ci sarà Duchnowski, il suo compagno di indagini, ora compagno nella vita – sempre che Sasza riesca a sopportare un uomo al suo fianco. Ma il segreto che sta dietro alle azioni del piromane risale a molto più lontano nel tempo di quanto a prima vista si possa pensare: e la spiegazione del suo comportamento si annida tra le pieghe dell’animo umano, quelle in cui non bisognerebbe mai andare a guardare.

Un nuovo, adrenalinico thriller della giallista numero uno in Polonia, ma anche un romanzo in grado di creare un intero mondo narrativo. E in cui nessuno è buono o cattivo, vincitore o perdente: perché sono le circostanze a determinare il destino, e, tra le pagine della Bonda, ognuno è vittima e ognuno è carnefice.

L’incipit

Da qualche parte nei dintorni di Danzica, 20 giugno 2015
A un certo punto la strada si restringeva, per poi finire di fronte a un cancello con le punte. Qui Sasza Zaluska si fermò e accese la torcia. Sulle inferriate era affissa una targa: ZONA AEROPORTUALE. ACCESSO SEVERAMENTE VIETATO. Accanto al divieto e alle scritte smangiate dal tempo della Brigata Aviazione dell’esercito si stendevano chilometri di rete abbattuta e dietro, fino all’orizzonte, tra le rovine invase dall’erba dell’aeroporto militare da addestramento, si nascondeva una serie di elicotteri d’attacco Mi-24 e Mi-2. Fino a dieci anni prima la Quarantanovesima Base Aerea non era segnalata sulla mappa, e le sue coordinate erano coperte dal segreto militare.
Zaluska staccò dalla tasca la radio a onde corte e balbettò il nome in codice, che trovava cretino. Tutti quei nomi le sembravano stranamente stupidi, e anche un po’ troppo lunghi e difficili da ricordare in condizioni di stress. Tuttavia ripeté, secondo le istruzioni: «Capriolo Nove ad Alce Calvo, passo».
«Alce Calvo, ti sento. Dove sei, Capriolo? Passo.» «Mi avvicino alla base. Due minuti. Passo e chiudo.»
Sasza scavalcò la rete e sprofondò immediatamente fino alle ginocchia in una fanghiglia bagnata. Sentì i pantaloni che si inzuppavano e gli stivali che si riempivano d’acqua. Per poco non ne perse uno, cercando di tirarsi fuori dal fosso. All’ultimo momento riuscì ad afferrarlo e ad arrampicarsi oltre il bordo.
«Capriolo Nove, non ti vedo» sentì dire
“Neanch’io ti vedo” disse a se stessa. E poi premette il pulsante. «Dammi le coordinate.» Si sentì uno schianto e un fischio. Perse la comunicazione.
Sasza si tolse lo stivale e ne rovesciò fuori l’acqua. Illuminò lo spazio davanti a sé ed esaminò il terreno per quanto le permetteva il suo dispositivo. A parte il fossato dove era caduta, la zona era piatta come una tavola. In ogni caso, avrebbe dovuto ricordarsi dell’esistenza del fosso. Quella zona la conosceva dalle esercitazioni. Di giorno però tutto sembrava diverso. E quel liquido di sicuro non era acqua piovana. Tutta la Polonia era in preda alla siccità. Qualcuno aveva riempito il fosso deliberatamente. La stessa persona che le aveva indicato proprio quell’entrata per accedere all’area, un tempo dell’Amigaz, e prima ancora campo di addestramento per i piloti del ministero della Difesa. Ovvio, pensò Zaluska. Con la sua fortuna, se avesse partecipato a una lotteria dove vincevano tutti i biglietti, il suo sarebbe andato perso, senza dubbio. Spinse indietro la visiera del cappellino da baseball, accese la torcia frontale e proseguì. Era accaldata, ma non poteva togliere l’equipaggiamento. Sotto al pile, il giubbotto antiproiettile le provocava un caldo fottuto.
«Capriolo Nove ad Alce Calvo» ripeté varie volte il messaggio. «Non ti vedo.»

L’autrice:

Katarzyna Bonda, definita la «risposta polacca a Jo Nesbø» e «la nuova regina del crime» dalla stampa europea, è nata nel 1977 ed è in assoluto l’autrice più venduta in Polonia, con più di un milione di copie all’attivo. Ha firmato due serie crime, di cui la più recente ha per protagonista la detective profiler Sasza Załuska, con cui ha vinto tutti i principali premi nazionali. Considerata una delle più promettenti voci del genere a livello europeo, sta per essere pubblicata in lingua inglese, ed è in corso di traduzione in altri sei Paesi. Nel 2015 un suo saggio sulle donne criminali è diventato un documentario nominato all’Oscar.

L.

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