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Il 9 luglio 2019 la britannica Titan Books presenta in patria un’antologia curata da Martin Rosenstock e dedicata al nostro detective preferito: chissà se arriverà anche in Italia.

La scheda di Uruk:

Sherlock Holmes: The Sign of Seven (2019) a cura di Martin Rosenstock [9 luglio 2019]
Introduzione, di Martin Rosenstock
Death of a Mudlark, di Stuart Douglas
The Adventure of the Deadly Séance, di James Lovegrove
The Adventure of the Heroic Tobacconist, di Derrick Belanger
The Dark Carnival, di Andrew Lane
The Monkton House Mystery, di David Stuart Davies
The Adventure of the Koreshan Unity, di Amy Thomas
Our Common Correspondent, di Lyndsay Faye

La trama in traduzione esclusiva:

Sherlock Holmes rivive in questa straordinaria antologia di romanzi brevi inediti. Lasciati stupire dal grande detective che perlustra le fogne di Londra per rintracciare un assassino; partecipa a una seduta spiritica che può provare la colpa di un uomo; visita un circo oscuro con un menu insolito; risolve l’omicidio del maggiordomo di un egittologo; scopre il segreto scioccante di un commerciante di tabacco; salpa per l’America per indagare sulla morte del capo di un culto e salda un vecchio debito con il famoso ispettore Lestrade!

L’incipit dell’Introduzione di Rosenstock in traduzione esclusiva:

Alla gente piace speculare sui grandi “e se?” della storia: e se Elisabetta I avesse avuto un erede? E se Winston Churchill non fosse stato così fortunato durante la guerra boera? La risposta di solito è che il nostro sarebbe allora un mondo ben diverso, a volte migliore rispetto a quello in cui viviamo e a volte peggiore.
Ecco un grande “e se?” storico: e se un giovane dottore sottoccupato nel suo praticantato a Portsmouth avesse deciso di continuare a scrivere racconti del paranormale, invece di iniziare a scrivere di un detective che gli avrebbe fatto guadagnare un po’ di soldi? Sì, forse qualche altro scrittore sarebbe uscito con un’idea simile, ma è difficile che nel caseo ci avrebbe dato Sherlock Holmes.
Il più grande complimento che possiamo fare ad un racconto è “non voglio che finisca”. Sappiamo che la fine sta arrivando. I fili della trama si intrecciano sempre più strettamente, l’azione si spinge sempre più in là, gli indizi vanno al loro posto, l’eroe si prepara ad affrontare il cattivo. Guardiano con ansia alle poche pagine che ancora ci rimangono. Naturalmente vogliamo sapere cosa accadrà, per scoprire come si risolverà la situazione. Ma sappiamo anche che molto presto la storia ci mancherà, ci mancheranno i personaggi e l’ebbrezza della cavalcata. E infine giriamo l’ultima pagina.
Nel marzo 1927 i lettori di Arthur Conan Doyle girarono l’ultima pagina della cinquantaseiesima storia originale di Holmes. L’autore era vecchio, allora, e per i precedenti quarant’anni la sua vita era stata dominata dal detective. Holmes aveva di gran lunga superato le proporzioni di un personaggio letterario per diventare quasi reale, grazie all’immaginazione collettiva di milioni di lettori, ed era destinato a sopravvivere all’uomo che l’aveva portato nel mondo. In almeno un’occasione Conan Doyle aveva progettato di liberarsi della propria creazione; c’era quasi riuscito, ma i suoi lettori (e l’editore) aveva gridato forte che loro “non volevano che finisse”. E così andò avanti, facendo risorgere Sherlock Holmes dalle cascate di Reichenbach, e continuando a scrivere sue storie. Forse anche una parte di Conan Doyle non voleva che finisse.

L.

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