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La collana “Il Giallo Mondadori” di settembre (n. 3183) presenta la terza indagine di William Falconer, maestro reggente della Facoltà delle Arti all’Università di Oxford.

La scheda di Uruk:

3183. La logica di Falconer [William Falconer 3] (Falconer and the Face of God, 1996) di Ian Morson [settembre 2019] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

All’Università di Oxford è ormai trascorso l’ultimo giorno di lezioni prima delle festività natalizie. William Falconer, maestro reggente della Facoltà delle Arti, si aggira nel reticolo di viuzze e case in solida pietra del ghetto ebraico. È alla ricerca di un misterioso alchimista per conto del mentore e amico Ruggero Bacone, esiliato in Francia. Per ogni dove si respira un’atmosfera di gioia e fervono i preparativi. Sacre rappresentazioni sono in corso di allestimento per iniziativa dei monaci o delle gilde dei mercanti. È da poco giunta in città una compagnia itinerante di attori e giocolieri, e proprio mentre passa accanto al loro palcoscenico durante le prove, nel gelo della sera, Falconer assiste all’omicidio di uno dei teatranti. Sono le urla e l’agitazione generale a confermargli che la figura mascherata da diavolo immobile sul pavimento con una lama conficcata nella schiena non è parte della finzione. Quando appare chiaro che l’assassino ha ucciso la persona sbagliata, per il filosofo aristotelico si profila uno dei casi più difficili. Perché una cosa è ricostruire la genesi di un delitto, tutt’altro è impedire che ne venga commesso un secondo.

L’incipit:

La chiesa abbaziale di Santa Fridesvida era gremita di gente. Il sudore colava dai volti ansiosi, e i corpi imbacuccati premevano gli uni contro gli altri. In fondo era un bene che il birraio si trovasse spalla a spalla con la moglie del conciatore di pelli e la sposa del follatore fosse a stretto contatto con il calzolaio, perché si era nel bel mezzo dell’inverno e, se la chiesa fosse stata vuota, lì dentro la gente sarebbe congelata. Quel giorno, invece, il freddo gelido che regnava all’esterno era tenuto indietro dal calore dei corpi accalcati mentre tutti quanti si urtavano nel tentativo di garantirsi una visuale migliore. Persino la navata laterale era una mischia formata dai mercanti e dalle loro mogli, e ciascuno sgomitava con quello che gli stava accanto per la grande impazienza.
Ci fu un movimento vicino all’altare maggiore seguito dall’intonazione di pochi versi in latino, quindi la folla avanzò di qualche passo, sospinta da coloro che stavano dietro. Anche così i fedeli riuscivano a vedere poco, posto poi che ci fosse qualcosa da vedere, ma erano ansiosi di non perdersi il miracolo. Era un evento che avevano atteso per tutto l’anno. Il re in persona non aveva adorato il sepolcro della santa solo due anni prima? È vero, poco dopo i baroni guidati da Simone di Montfort avevano imprigionato il re. Ma non per molto, perché l’anno precedente il sovrano era stato rimesso sul trono e Di Montfort era stato fatto a pezzi sul campo di battaglia. La santa aveva vegliato seriamente su Enrico, che aveva compiuto i suoi cinquant’anni di regno. Ormai l’unica possibilità che avevano i presenti di carpire un po’ della sua fortuna era messa in pericolo dalla spinta di gente più sgarbata dei baroni. Alcuni fede
li si erano aperti un varco tra la folla portandosi avanti a furia di gomitate. Quelli che venivano sospinti indietro si mettevano a borbottare, lamentandosi della loro malasorte e chiedendosi come fosse ammissibile un comportamento così rude nella casa di Dio.
Si sentì un sussulto da parte dei fedeli che erano sul davanti mentre la bara che conteneva le spoglie mortali di santa Fridesvida veniva trasferita dal sacrario all’altare maggiore.
— Cos’è successo? Avete visto?
Coloro che stavano dietro interrogavano ansiosi quelli di fronte a loro, chiedendo se per caso fosse sopraggiunto un miracolo. E questi ultimi, a loro volta, interpellavano quelli che si trovavano davanti. Il mormorio di voci trasferì da ultimo la domanda alla gente accalcata in prima fila, e il messaggio di risposta arrivò sussurrato per la stessa via, ma all’inverso. Qualcuno che stava molto in fondo, comunque, era ancora incerto.

L’autore:

Ian Morson, nato a Derby nel 1947 da una famiglia operaia, grazie a una borsa di studio ha studiato lingua e letteratura russa a Oxford. Ha poi fatto ricerca e lavorato come libraio e bibliotecario. Ha ambientato i suoi romanzi in diversi periodi storici, dal Medioevo all’epoca vittoriana. Vive a Hastings.

L.

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